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Paolo Rossi, Baldassarre in ESCLUSIVA: “Vi racconto i nostri viaggi. Calcioscommesse un’ingiustizia! Paolo ha lottato fino alla fine”

Paolo Rossi, ex attaccante di Vicenza, Juventus, Verona e della Nazionale
Paolo Rossi, ex attaccante di Vicenza, Juventus, Verona e della Nazionale

09/12/2020, all’apparenza un giorno come tutti gli altri. La sveglia è una condanna, puntuale come un orologio svizzero e irritante come il rumore del traffico mattutino. Al contrario dell’odore del caffè, una irrinunciabile prelibatezza che, come d’incanto, ti rigenera e ti prepara come meglio può al tram tram quotidiano. Ma, tutto d’un tratto, capisci che quella non può essere una mattina come tutte le altre. É una mattina in cui gli dei sembrano meno immortali, gli eroi più vulnerabili e i ricordi della tua giovinezza ti trafiggono come una lama affilata conficcata nel cuore.

Una sensazione che accomuna inevitabilmente intere generazioni cresciute a pane e Paolo Rossi, eroe Mundial e simbolo incontrastato di un’era calcistica della quale l’Italia intera si è follemente innamorata. E non potrebbe essere altrimenti, perché la tripletta al Brasile delle meraviglie, la doppietta alla Polonia e il sigillo finale contro la Germania hanno avuto il merito, nell’ormai lontano 1982, di restituire speranza e dignità ad un popolo intero.

Sì, perché quello è il Mondiale di tutti: di chi ci ha sempre creduto, di chi ha osteggiato fin da subito la Nazionale di Enzo Bearzot e dei padri che continuano a tramandare ai propri figli l’esultanza di Tardelli, i gol di Rossi, la tenacia di Graziani e Oriali, le marcature infallibili di Gentile. Ma un campione non si misura soltanto dalle sue gesta sportive, un campione “lo vedi dal coraggio dall’altruismo e dalla fantasia”, per dirla alla Francesco De Gregori. E Paolo Rossi è stato per tutti noi il campione della porta accanto, un’anima gentile che ha fatto della sua vita un capolavoro, un esempio di determinazione e del non arrendersi di fronte alle difficoltà. In vita come anche nella morte. Qualità che possiamo rivedere nel ritratto dipinto dal Presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre, intervenuto in esclusiva ai microfoni di TuttoInter24.it per parlarci della sua lunga amicizia con Pablito.

Paolo Rossi secondo il Presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre

“Quando andammo insieme nell’Amazzonia peruviana fu riconosciuto perfino dagli indios. Lo conoscevano dappertutto. Nonostante questo, Paolo Rossi era di una umiltà che raramente si riscontra nelle persone e in questo sta la sua grandezza. Era intelligente non solo come calciatore, ma anche come uomo e un aspetto che magari è stato poco sottolineato è rappresentato dalla grande ironia che utilizzava su di sé, ma anche sugli altri. Scherzava su tutto. Quando fu riconosciuto nel nostro viaggio in quel villaggio sperduto, mi disse ‘Hai visto? Mi hanno riconosciuto, a te che sei Presidente della Corte Costituzionale non ti ha riconosciuto nessuno’. Una battuta affettuosa verso di me, ma anche ironica nei confronti di come vanno le cose in questo mondo. La stessa ironia la usava su se stesso, possiamo dire che aveva un ghigno bonario su tutto.

Paolo Rossi simbolo positivo di perseveranza e della voglia di non arrendersi mai

“Questo è un altro aspetto importante, che si è visto anche nella malattia. Spesso si nasconde il proprio stato di salute per vergogna, non era questo il caso. Paolo non ne ha parlato con nessuno perché era sicuro che, lottando fino in fondo come ha sempre fatto, avrebbe superato anche questa situazione. Era convinto di uscirne, amici intimi mi hanno riferito che si è arreso solo gli ultimi dieci giorni. Era un lottatore.

Come è nata l’amicizia con Paolo Rossi?

“Ero molto amico di un avvocato di Milano, per intenderci l’avvocato che ha mediato l’acquisto di Falcao da parte della Roma, molto legato ad Andreotti, suo padrino di battesimo. Falcao era praticamente dell’Inter, il mio amico avvocato aveva già dato promessa formale ai nerazzurri. Poi intervenne Andreotti e il resto è storia nota. A parte questa breve parentesi, fu lui a presentare Paolo Rossi a me e a Luigi Pelaggi (che poi ha aperto insieme a Paolo l’agriturismo vicino Bucine). Con Paolo avevamo una passione in comune, i viaggi, e insieme ne abbiamo fatti tanti. Vedeva spesso National Geographic, magari guardava un bel documentario e mi proponeva di andare nei posti più disparati”.

Un annus horribilis che ci ha portato via due simboli come Maradona e Paolo Rossi. Trova qualche affinità, nonostante le tante differenze, tra due campioni di questa caratura?

Sì, solo che giocavano bene a pallone (ride ndr). Per il resto erano agli antipodi. L’unico vizio che aveva Paolo era quello di fumare ogni tanto, un vizio che sarebbe stato meglio non avere”.

Un’immagine che rimarrà impressa nel cuore di tutti: i campioni del mondo che trasportano la bara di Paolo Rossi. Quel giorno, però, anche un episodio spiacevole, il furto avvenuto durante i funerali…

“Si è trattato di Paolo Rossi, ma poteva essere anche Mario Rossi. Squallore? No, bestialità. Certe persone non meritano nemmeno di appartenere alla categoria degli esseri umani”.

Antonio Baldassarre, Presidente Emerito della Corte Costituzionale

Calcisticamente parlando, Paolo Rossi sarebbe stato Paolo Rossi senza la fiducia di Enzo Bearzot in un periodo complicato come quello successivo alla squalifica per calcioscommesse?

“Io penso di sì. Paolo, ai tempi, è stato vittima di un’ingiustizia. E’ una situazione analoga a quella che capita a chi viene incriminato per delitti legati alla mafia per dichiarazioni di pentiti. Allo stesso modo la condanna di Rossi è avvenuta per un sentito dire, una cosa fuori dal mondo. Ma anche in quell’occasione ha mostrato la sua grandezza, dimostrandosi superiore alle ostilità dei giudici. Si è fatto amare dappertutto, ecco perché penso che sarebbe diventato grande comunque. Bearzot ebbe, in ogni caso, il coraggio di metterlo alla prova dopo quel lungo periodo passato senza giocare e di crederci nonostante un girone eliminatorio al di sotto delle aspettative. Un qualcosa di naturale visto che non giocava da tempo e che il ruolo dell’attaccante, soprattutto come lo interpretava Paolo Rossi, richiede determinati meccanismi e movimenti. Spesso sono stati fatti diversi paragoni con Inzaghi, ma si tratta di due calciatori completamente diversi: Inzaghi giocava sul filo del fuorigioco e sfruttava il suo opportunismo, Paolo Rossi era uno a cui piaceva dialogare con la squadra. Due cose totalmente differenti. Più che altro, ritornando alla domanda, colui verso il quale Rossi poteva avere un debito come giocatore è stato Giovan Battista Fabbri, perché la Juventus, ad inizio carriera, lo faceva giocare nel ruolo di ala destra. Poi è stato proprio Fabbri ad etichettarlo come centravanti e a sfruttare per primo e al massimo le sue potenzialità”.

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