Retegui, un futuro in Italia: la carriera dell’attaccante

La storia di Mateo Retegui, dagli inizi nel River Plate in Argentina a un possibile futuro nell'hockey, fino a diventare il nuovo attaccante dell'Italia allenata da Roberto Mancini

Simone Aresi
7 Min di lettura

In Italia è l’uomo del momento: almeno per quanto riguarda le discussioni calcistiche nazional-popolari, negli ultimi giorni si è parlato tanto – e quasi solo – di lui. C’è chi lo ha messo in discussione, accusandolo di non sapere nemmeno l’inno della Nazionale che rappresenta sul rettangolo di gioco. C’è chi, invece, ne ha sottolineato le doti in fase realizzativa, con due gol in due partite. Parliamo di Mateo Retegui, il nuovo arrivato nell’Italia di Mancini.

Tralasciando ogni discorso – tanto futile quanto ripetitivo – sull’eventuale appartenenza o meno all’Italia, Retegui si è messo da subito in luce per le qualità da bomber di razza, che l’allenatore Roberto Mancini aveva già intravisto e monitorato in questi mesi, a tal punto dal convincersi di dargli una chance per diventare il numero 9 di una Nazionale che ne è alla perenne ricerca, ormai da anni.

Esultanza Retegui (Italia) @Livephotosport
Esultanza Retegui (Italia) @Livephotosport

Retegui, una famiglia di talenti sportivi

Il rapporto dell’attaccante italo-argentino con la palla di cuoio è stato controverso, litigarello come ogni amore che si rispetti. Mateo Retegui nasce in Argentina, più precisamente a San Fernando, uno dei 24 partidos che compongono la cosiddetta “Grande Buenos Aires”: si tratta di una piccola cittadina, anche nota come San Fernando de la Buena Vista per il panorama che vi si può ammirare dalle rive del Rio de la Plata.

Classe 1999, il suo destino sembra segnato sin dalla nascita: il padre Carlos Josè, detto El Chapa, è un famoso allenatore di hockey sul prato argentino che nel 2016 ha portato la nazionale maschile alla vittoria dell’oro mondiale. La mamma Maria è stata una giocatrice del medesimo sport, arrivando a vincere il mondiale giovanile nel 1993; la sorella di Mateo, Micaela, ha ottenuto l’argento con la nazionale femminile di hockey alle Olimpiadi estive del 2020. Una famiglia di talenti.

Mateo Retegui*
Tigre, Mateo Retegui

Retegui, tra River Plate e hockey

Retegui cresce diviso tra due sport: l’hockey – spinto dai genitori – e il calcio – sua grande passione -, ma l’imperativo in entrambi gli sport è lo stesso: spingere una palla in rete. Il suo talento calcistico è però troppo evidente e nel 2008, all’età di 9 anni, viene inserito nel settore giovanile del River Plate, la squadra tifata dal padre Carlos. Inizia da centrocampista, ma non riesce a spiccare e la sua carriera nel mondo del calcio sembra non prendere mai la svolta desiderata.

Così, nel 2014 decide di lasciare il River e il calcio giocato per dedicarsi interamente all’hockey, in cui si dimostra altresì essere un ottimo giocatore. Ma la dea Eupalla, la divinità che protegge e ispira il gioco del pallone, ha dei piani diversi per il giovane Retegui. In un caldo pomeriggio dell’estate 2016, il padre Carlos si trova sulla spiaggia di Pinamar insieme al suo cane e un incontro casuale cambia le carte in tavola.

Mateo Retegui *
Tigre, Mateo Retegui

Retegui, la seconda vita calcistica grazie al Boca Juniors

Quel pomeriggio, quando il cane del Chapa scappa dal guinzaglio, corre sotto l’ombrellone di un uomo, basso e robusto, che riconosce Carlos, si congratula per i risultati ottenuti come allenatore e ne approfitta per chiedere informazioni sul figlio. Sì, perché l’uomo sotto l’ombrellone è Diego Mazzilli, un osservatore giovanile del Boca Juniors, che esattamente sei anni prima notò il talento di Retegui in un match tra River Plate e gli xeneizes.

Quel gol al Boca nel 2010 è rimasto impresso nella mente del talent scout, che propone al padre di arruolare nelle giovanili della squadra il figlio. Il giovane argentino entra così a far parte del del club di Buenos Aires e qui l’allenatore Sergio Saturno intuisce le qualità di goleador dell’ex River, spostandolo di qualche metro in avanti nel ruolo di prima punta. Da questo momento ha inizio la seconda carriera calcistica di Mateo Retegui.

Esultanza Retegui (Italia) @Livephotosport
Esultanza Retegui (Italia) @Livephotosport

Retegui, dai gol in Argentina alla chiamata di Mancini

Nel 2018 esordisce in prima squadra grazie a Guillermo Schelotto, subentrando al posto dell’ex Juventus Carlos Tevez nel match contro il Patronato. La concorrenza in attacco lo porta ad accettare il primo prestito all’Estudiantes, dove segna 5 gol in 29 partite. Poi passa al Club Atletico Tallares, dove non riesce ad incidere e a conquistare la fiducia del Boca che, nel 2022, decide di mandarlo nuovamente in prestito, questa volta al Tigre.

Qui, grazie all’allenatore Diego Martinez, riesce finalmente a mettere in mostra il suo talento, arrivando a segnare 29 gol in 49 presenze con la maglia del Matador. Numeri che hanno convinto il ct degli Azzurri, Roberto Mancini, a convocarlo con l’Italia, grazie al passaporto italiano per via del nonno materno, Angelo Dimarco, originario di Canicattì.

Mateo Retegui - @livephotosport
Mateo Retegui – @livephotosport

Retegui, la speranza di un futuro in Italia

Nel futuro, oltre che per la Nazionale, potrebbe esserci comunque l’Italia: in ottica calciomercato, il nome di Retegui sembra essere una pista percorribile dall’Inter, che lo starebbe monitorando da mesi nella speranza di ripetere l’affare che nel 2018 portò Lautaro Martinez dall’Argentina a Milano, fino ad essere diventato l’attuale capitano dei nerazzurri nonché leader assoluto della squadra di Simone Inzaghi.

Ad oggi l’ex Boca sembrerebbe rappresentare una speranza per l’Italia, alla ricerca di un attaccante su cui fare affidamento per il prossimo futuro: 2 gol in 2 partite sono un buon inizio per un ragazzo che, fino a una settimana fa, non era mai stato in Italia e che probabilmente non conosceva nessuno dei suoi compagni di Nazionale. Una cosa è sicura: del Chapita, Mateo Retegui, sentiremo ancora parlare.

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