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Roma Caput Mundi, il punto sul centrocampo

L’analisi di come è cambiato, sta cambiando e cambierà il cuore del 4-3-3 di Eusebio Di Francesco

L’inverno dell’ultima stagione di Serie A è corrisposto al periodo più buio della Roma targata Eusebio Di Francesco. In quei mesi Monchi si è convinto che qualcosa in quella rosa dovesse essere cambiato in sede di calciomercato. Il centrocampo, di comune accordo con l’allenatore abruzzese, è stato individuato come il reparto su cui mettere le mani più massicciamente e non sono bastate nemmeno le grandi prestazioni del finale di stagione, soprattutto in campo europeo, a smuovere il ds spagnolo.

Come è cambiato: gol e fantasia

Tenendo fede a quanto si era detto nei momenti più duri, Monchi ha da subito cercato giocatori che potessero cambiare le caratteristiche di un reparto ritenuto molto muscolare ma carente di creatività e pericolosità offensiva (solo 14 le reti segnate dai sei centrocampisti in rosa nella scorsa stagione tra coppe e campionato). Il dirigente andaluso è allora andato per prima cosa con convinzione su Bryan Cristante, uno dei migliori centrocampisti della Serie A 2017/2018 per rendimento, capace di segnare 9 marcature nell’Atalanta di Gasperini, per poi andare alla ricerca di una mezz’ala più tecnica in grado di premiare con continuità i movimenti del proprio centravanti. Il profilo individuato inizialmente era quello di Hakim Ziyech, fantasista marocchino con il quale la Roma aveva raggiunto un accordo di massima ma scartato poi per le richieste dell’Ajax, ritenute eccessive. La squadra capitolina si è dunque guardata intorno e ha messo gli occhi su una vecchia conoscenza del campionato italiano, Javier Pastore. In pochi giorni Monchi ha perfezionato anche l’acquisto dell’argentino, mentre si stava concretizzando il passaggio di Radja Nainggolan all’Inter. Un’operazione in uscita quest’ultima voluta con decisione e cinismo da società e allenatore, per segnare il cambiamento che deve esserci nella Roma da quest’anno e che deve avvenire prima di tutto dal punto di vista attitudinale ed etico. Una cessione che ha però portato nella capitale, tra le altre cose, uno dei migliori prospetti del calcio nostrano, ovvero Nicolò Zaniolo, anch’egli guarda caso centrocampista con caratteristiche prettamente offensive. Se a tutti questi nomi aggiungiamo anche quello di Ante Ćorić, giovane e talentuoso centrocampista croato bloccato in primavera e ufficializzato in estate, ecco che si delineano i connotati della rivoluzione subìta dal centrocampo giallorosso.

Come sta cambiando: l’inserimento dei nuovi negli schemi di Di Francesco

Dopo un mese di allenamenti e cinque amichevoli non è possibile dare dei giudizi definitivi sulle capacità dei nuovi arrivati di interpretare le direttive di Eusebio Di Francesco. È logico però che questi trenta giorni ci abbiano lasciato sensazioni più o meno positive riguardo ciò e si può dunque tirare un primo provvisorio bilancio per capire a che punto del proprio inserimento siano i tanti neofiti del calcio dell’allenatore pescarese.

Ci sono ottime probabilità che Cristante e Pastore, sia per le cifre spese per il loro acquisto che per il loro attuale valore tecnico, saranno le due mezzali titolari (termine detestato dal mister della Roma) nello schieramento dei capitolini. Nel centrocampo a tre spesso completato da Daniele De Rossi, i due giocatori, che pur interpretano il ruolo in modo differente tra di loro, tendono a giocare un calcio improntato all’attacco, lasciando talvolta a desiderare in fase difensiva, nonostante l’ex atalantino riesca spesso a sopperire alla propria mancata predisposizione a difendere con eccellenti doti fisiche. Proprio il fisico imponente ce lo ha però fatto vedere leggermente in ritardo di condizione e provato dal complesso gioco di pressioni richiesto da Di Francesco, sebbene abbia messo a tratti in mostra le proprie qualità (si veda il gol al Barcellona). Il discorso è ovviamente diverso per l’argentino, strutturalmente più esile e in difficoltà nelle prime uscite stagionali. Negli ultimi due match dell’International Champions Cup è però riuscito a portare in modo continuo e intelligente il pressing sull’uscita palla dei difensori avversari, recuperando anche palloni importanti, e a evitare di commettere errori gravi in zone delicate del campo (come nell’occasione del gol dell’1-0 del Tottenham nella prima amichevole americana), giocando il pallone in maniera più essenziale ed efficace. Segno evidente di questa crescita è la palla servita a Schick contro i blaugrana, grazie alla quale il ceco guadagnerà il calcio di rigore poi trasformato da Perotti per il 4-2 finale.

Discorsi a parte per i giovani Zaniolo e Ćorić. Il primo non si è ancora allenato con i giallorossi poiché ha preso parte da protagonista all’Europeo U-19, competizione che ha visto arrivare in fondo l’Italia, fermata solo dai portoghesi in finale. Il secondo invece si è presentato regolarmente a Trigoria nel primo giorno di ritiro e ha fatto tutta la preparazione con i compagni, sorprendendoli tutti per applicazione, umiltà e qualità. L’ex Dinamo Zagabria è infatti il classico centrocampista slavo sfacciato, talentuoso e anche duttile all’occorrenza: in patria ha interpretato tutti i ruoli del centrocampo e Di Francesco lo ha anche impiegato da esterno offensivo atipico durante la tournée negli States, specificando come il ragazzo debba acquisire una serie di abilità ulteriori per poter fare il regista anche in Italia. Il croato ha fatto vedere ottime cose nell’ultimo mese, dimostrando di avere il coraggio di tentare giocate non banali, come ad esempio il cross al bacio per Schick nella partita conclusiva dell’ICC contro il Real Madrid.

Come cambierà: alla ricerca di un mediano

Sebbene i cambiamenti siano stati tanti lì in mezzo, pare che Monchi voglia concludere l’opera regalando al proprio allenatore un mediano che possa affiancare De Rossi nell’ultima fase della sua carriera. Al momento questo compito spetta a Maxime Gonalons, il quale però non ha mai convinto dal suo arrivo a Roma, motivo per cui il suo futuro sembra sempre più lontano dalla Capitale. Secondo le ultime indiscrezioni, potrebbe essere uno tra N’Zonzi del Siviglia e Samassekou del Salisburgo a sostituirlo.

Il francese è l’obiettivo principale dei giallorossi, i quali hanno però difficoltà a venire incontro alle richieste del club e del giocatore, soprattutto in considerazione dei suoi 29 anni di età. La Roma però prima di abbandonare la pista che porta al campione del mondo sta aspettando la chiusura del mercato inglese, poiché è in Premier League che militano le altre (ricche) pretendenti al giocatore. Una volta tagliate fuori dai giochi, il mediano di origini congolesi potrebbe convincersi ad accettare l’offerta dei capitolini (poco più di 3 milioni contro i più di 4 richiesti) e spingere quindi il Siviglia ad abbassare le proprie pretese (c’è una clausola di 40 milioni di cui 5 spetterebbero al giocatore), pur di lasciare il club andaluso. Un suo eventuale arrivo nella Città Eterna potrebbe cambiare le gerarchie del ruolo, scalzando De Rossi (cosa da non dare per scontata) e aggiungendo al centrocampo giallorosso centimetri e capacità di interdizione.

Molto più di prospettiva il profilo del maliano, che la Roma considera un piano B e non vorrebbe pagare più di 15 milioni, sebbene il Salisburgo ne chieda 21 per lasciarlo partire. In casi del genere può fare la differenza la volontà del giocatore; è dunque una trattativa che, se Monchi dovesse decidere di intraprendere sul serio, potrebbe chiudersi in breve tempo. Il centrocampista africano sarebbe ovviamente un’alternativa al capitano della Roma, con caratteristiche completamente diverse sia da lui che da N’Zonzi: è un recupera-palloni di primo livello dotato di grande dinamismo, sul modello di giocatori fisicamente simili esplosi negli ultimi anni come N’Golo Kanté e Naby Keïta.

 

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