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Dino Da Costa

Roma, si spegne l’uomo dei derby: Dino da Costa

“Riposa in pace, uno dei più grandi cannonieri nella storia del club. I nostri pensieri sono con la sua famiglia e i suoi amici. ‘Ma quale paura, siamo forti!’” scrive così la Roma nel suo account Twitter per celebrare e ricordare la personalità di Dino Da Costa, ex attaccante giallorosso venuto a mancare ieri a Verona all’età di 89 anni.

Da Costa inizia la sua carriera in Brasile, la sua terra, più precisamente nel Botafogo a 14 anni nel settore delle giovanili per poi passare in prima squadra ad appena 17; 4 anni dopo varca per la prima volta le soglie all’Olimpico di Roma, dapprima da avversario – dove segna il suo primo gol – e poi vi ritorna da giocatore giallorosso.
Primo calciatore brasiliano nella storia della Roma, è considerato uno degli attaccanti più forti e prolifici della squadra che lo accoglie nella Capitale a metà degli anni ’50, momento in cui la squadra allora allenata da György Sárosi – conosciuto in Italia con il nome italianizzato di Giorgio Sarosi – proponeva un calcio champagne, che divertiva ed entusiasmava le folle, perfetto per il gioco del brasiliano.


Da Costa è versatile: centravanti, fantasista, ala e anche seconda punta, può ricoprire davvero qualsiasi posizione offensiva e in 163 presenze regala 79 gol alla sua Roma, di cui particolari e significativi sono gli 11 segnati alla Lazio nei 12 derby della Capitale da lui disputati che gli conferiscono il titolo di “uomo del derby”, insieme a Marco Delvecchio e Francesco Totti è stato infatti il giocatore che più ha segnato alla Laziola sua carriera in Italia è lunga: Roma, Fiorentina, Atalanta, Juventus, Verona e Ascoli per poi approdare anche alla panchina con le giovanili.

Lascia definitivamente il campo a 44 anni, ma gli anni più dolci e ricordati con più trasporto sono sicuramente i sei alla Roma: dal 1955 al 1961, anni in cui diviene anche Capitano, e perfino capocannoniere nella stagione 1956/1957.
Da Costa rimane un tifoso giallorosso, legato alla Roma per sempre pur vivendo a Verona, e nel 2013 torna all’Olimpico come spettatore, insieme a Delvecchio, proprio in occasione di un derby, lui che anni prima li decideva. “Era tanto che sognavo di vivere una serata così, è stata una notte di tremarella. Con la Roma ho vinto tante partite, ma sapere di essere ricordato per i derby è qualcosa di davvero speciale” dirà poi, dopo aver vissuto con un trasporto diverso, forse più maturo e sofferente di chi le partite non può più giocarle ma deve accontentarsi di guardarle dagli spalti travolto da emozioni conosciute e familiari.

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