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Sarri e la Grande Bellezza: dal Napoli alla Lazio, Maurizio come Dostoevskij

Maurizio Sarri e una carriera contraddistinta dalla ricerca continua della bellezza. Dal Napoli alla Lazio, passando per le vittorie di Torino e Londra: quando il collettivo conta più del singolo

Ciro Venerato e Maurizio Sarri
Ciro Venerato e Maurizio Sarri

Cos’e’ il genio se non equilibrio sul bordo dell’impossibile? Di solito un talento colpisce un bersaglio che nessuno può centrare: un genio invece ne colpisce uno che nessun’altro può vedere.
Maurizio Sarri è spesso incompreso (soprattutto da certa stampa legata solo all’almanacco), ma resta a mio avviso geniale nel suo complesso. Spesso i campioni hanno biografie più brevi ma sono intense. Il compagno Maurizio ama la bellezza: è il nostro Dostoevskij. Forse non salverà il mondo ma ci ha elargito week-end ricchi di emozioni.

Maurizio Sarri, allenatore della Lazio
Maurizio Sarri, allenatore della Lazio

I tre anni di Napoli restano pietre miliari, iconografie di football sublime. C’e’ chi cerca l’estro nel singolo, Sarri lo crea col collettivo, ma chiede ai suoi dedizione totale: demiurgo più che allenatore, un profeta con undici discepoli. Alla Juve trovò solo punti interrogativi e ancora oggi si chiede il perché di quella scelta. I bianconeri erano brutti e vincenti, legati alle loro certezze, non intendevano mutare copione, adattarsi a nuove conoscenze. Con Cr7 e Chiellini fu subito scontro. Poteva il giocatore più individualista del mondo credere in un calcio collettivo? Anche il mercato cisalpino fu fatto senza criterio. Giocatori che per caratteristiche non erano adatti alle idee sarriane, centrocampisti muscolari, non fini dicitori dediti al palleggio. La Juve esonerò l’anima di Maurizio, vinse uno scudetto che non sentì mai suo. Chiesa andava preso un anno prima: con Sarri avrebbe fatto faville, migliorando i suoi limiti tattici, perché il toscano è un maestro di calcio: ma va seguito.

A Napoli migliorò la vita e la carriera di Koulibaly, Ghoulam, Jorginho e Insigne: i primi 3 erano in lista di sbarco dopo le due annate deludenti vissute con Benitez. Sarri impose la loro riconferma. Anche a Pescara e Empoli ricordano il calcio virtuoso del guru e le sue idee innovative. Ma la storia ha dimostrato che Mau fa bene in squadre da plasmare a sua immagine e somiglianza. Ha vinto con Chelsea e Juve (meglio ricordarlo) ma non c’era sarrismo. Lotito e Tare ci hanno visto giusto, hanno capito che una rivoluzione non può durare un solo anno. Klopp a Liverpool ci ha messo un po’ di tempo prima di dominare Premier e Europa: con investimenti lontani anni luce da quelli della Lazio. Ma molti colleghi e opinionisti guardano sempre all’uovo oggi senza pensare alla gallina di domani (un’idea di gioco non si costruisce in pochi mesi).

Sarri, ex allenatore del Napoli
Sarri, ex allenatore del Napoli

Già a gennaio con l’arrivo di un paio di rinforzi (giocatori più adatti al 4-3-3 biancoceleste) potranno esserci miglioramenti. Ma il nostro calcio non sa aspettare, chiede tutto e subito. Dove ci ha portato negli ultimi lustri questa ansia di risultato è sotto gli occhi di tutti. Se non hai la forza economica per ingaggiare campioni (i nostri club hanno più debiti che giocatori) meglio affidarsi a cultori del bel gioco, pronti a svezzare futuri talenti grazie a conoscenze e didattica. Sarri possiede queste qualità. lasciamolo lavorare, difendiamolo perché e’ un valore aggiunto: il nostro campionato ha bisogno di tecnici del suo spessore. Uomo colto e di buone letture, legge soprattutto autori di lingua spagnola: i libri glieli manda Pierpaolo Marchetti, collega de Il Messaggero (redazione Abruzzo), che traduce capolavori per conto di diverse case editrici. Noi gli suggeriamo poche sillabe di Joyce: “Un uomo di genio non commette errori: sono solo l’anticamera della scoperta”.