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Serie A, addio contemporaneità: 10 partite in 10 orari diversi

Lunedì l’Assemblea di Lega voterà la proposta di spalmare le 10 partite della Serie A in 10 orari diversi per venire incontro alle esigenze di DAZN

Dazn
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Il nuovo palinsesto

Dieci partite in dieci orari diversi: questa è la proposta della Lega Serie A che lunedì sarà sottoposta al voto dell’Assemblea dei club per venire incontro alle esigenze di DAZN, che come è noto si è aggiudicata i diritti per trasmettere tutte le partite della Serie A del prossimo triennio spodestando dopo quasi 20 anni Sky, per evitare di intasare eccessivamente il traffico sulle reti mobili ed i conseguenti problemi tecnici verificatisi negli ultimi 3 anni.

Nei propositi della Lega Serie A l’eventuale cambio di palinsesto porterebbe benefici agli sponsor, che godrebbero di maggiore visibilità, e all’audience delle singole squadre, destinato a crescere in assenza della contemporaneità delle partite. Il nuovo schema prevede 4 partite al sabato (14:30, 16:30, 18:30 e 20:45), 5 alla domenica (12:30, 14:30, 16:30, 18:30, 20:45) e il Monday Night alle 20:45 del lunedì.

L’Italia è pronta per la rivoluzione targata DAZN?

Qualora questa proposta venisse accettata, la Serie A adotterebbe un palinsesto molto simile a quello in vigore già da diversi anni nella Liga, i cui diritti televisivi in Spagna sono suddivisi fra Mediapro (che tentò senza fortuna l’ingresso nel mercato italiano in occasione del bando 2018/2021) e Telefonica. Al di là dell’abolizione della contemporaneità delle partite, che già negli ultimi anni era molto ridotta (l’assetto standard attuale di una giornata di Serie A prevedeva 8 slot orari diversi con sole 3 partite in contemporaneità la domenica alle 15), le maggiori perplessità riguardo questa idea sorgono sulle motivazioni tecniche, ossia sul timore che il servizio di DAZN possa non reggere in caso di elevato traffico sulla rete.

Viene quindi lecito domandarsi se per qualche decina di milioni di euro in più valesse la pena abbandonare l’affidabilità di Sky per affidarsi a un operatore che fatica a fornire garanzie tecniche adeguate per coprire al meglio la trasmissione del prodotto. Considerata anche la qualità delle reti mobili italiane non sarebbe stato il caso di continuare con l’integrazione fra satellite e streaming, almeno per il triennio 2021/2024? Nei prossimi mesi avremo una risposta più chiara a questo interrogativo.

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