Serie A, calcio PlayStation: per giocatori e tifosi verrà il tempo dell’abbraccio dopo il gol

Via libera non è tana libera tutti. Ci vuole prudenza e saggezza per difendere il bene comune rappresentato da calciatori e tifosi. Teniamo il calcio al riparo dai filosofi dell'ovvio

Alla fine si è deciso per il sì. Si gioca, malgrado il cattivo Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora abbia atteso fino all’ultimo prima di dare il via libera, come se avesse avuto un interesse particolare nel tenere fermo il pallone, se non quello del bene comune dei giocatori, minacciati da questo nemico invisibile che sta tenendo in scacco il mondo da oltre tre mesi.

Eppure malgrado tutti i falchi del mondo del calcio, Lotito in testa, hanno spinto fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 per tornare a giocare, prendendo a modello la Bundesliga che ha già ripreso e non certamente i campionati di quei Paesi, come la Francia, che hanno definitivamente chiuso i battenti per questa stagione. Di certo se fosse stato anche solo il campionato del Burundi a riprendere, lo avrebbero preso ad esempio per forzare la mano al Governo.

Il calcio è una delle industrie più importanti del nostro Paese, questo si sa, e tutto il sistema ha un impatto pari al 12% relativamente al PIL del calcio mondiale, come da Report pubblicato dalla Figc. Tra l’altro va considerato il braccio di ferro che la Lega sta avendo con i detentori dei diritti televisivi, Sky in testa, per il rispetto degli accordi stipulati e per il versamento della sesta rata che ancora non è stato onorato. Molte società hanno già scontato presso gli istituti di credito la somma prevista dal contratto in essere e sono quindi in evidente difficoltà. Tutto giusto, tutto vero, ma allora si dica che il motivo per riprendere il campionato è solo ed esclusivamente economico, mettendo in secondo piano la salute dei giocatori e senza parlarci della gente che vive di riflesso grazie al calcio.

Edin Dzeko esulta con i tifosi della Roma
Edin Dzeko festeggia con i tifosi della Roma la vittoria contro il Bologna all’ultimo respiro

Come se il calcio abbia da solo questa prerogativa, come se le altre industrie o aziende di qualsiasi settore non coinvolgano di contorno tante categorie di persone che vivono grazie a loro. E allora tornate pure a giocarvi lo scudetto del Covid-19 e vivetevi questo calcio virtuale che per me vale meno di quello della playstation. Il calcio, quello vero, è un’altra cosa, è passione, è tifo, è coinvolgimento, è l’abbraccio dei tifosi e dei giocatori ad ogni gol, senza alcun condizionamento di sorta.

Questo per me è solo un surrogato utile a terminare, se ci si riuscirà, la stagione per poi andare all’incasso, ma incurante della salute e dei risvolti psicologici dei calciatori e dei tifosi. Eppure il presidente federale Gravina giorni fa ha annunciato con toni trionfalistici il ritorno all’attività agonistica, presentando anche il Piano B coi playoff e quello C con l’algoritmo pur di terminare la stagione se dovessero, Dio non voglia, riaumentare i contagi.

Gabriele Gravina
Gabriele Gravina, presidente FIGC

Per me andava fatto sottovoce e col rispetto dovuto a chi ha pagato con la vita questa emergenza. Invece ha celebrato la sua vittoria ottenuta in un sistema formata da «mecenatismo e cialtronismo, i filosofi dell’ovvio, i fautori de piano B, gli anfitrioni dell’emergenza, i musici del tutto non si può fare». Menomale che c’è lui a salvarci!
E se qualche giocatore dovesse contagiarsi in questo periodo, siamo così sicuri che non verrà mascherato con un infortunio serio, tale da doverlo tenere lontano dal campo diverse settimane? In fin dei conti c’è già chi ha fatto il furbo coi finti allenamenti individuali e come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.