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Serie A e Covid: l’anno dell’incertezza racconta nuovi obiettivi

E’ una Serie A tanto diversa, magari più onesta: dai successi di Conte e dell’Inter alla disdetta della Regina Juventus; dalle speranze Champions di Milan e Lazio ai sogni di un’Atalanta evolutiva. E poi c’è il Napoli che guarda l’Europa nonostante Gattuso e la Roma che rassegna le dimissioni guardando solo Manchester: è la Serie A da Covid-19

Covid Serie A

Abbiamo assistito ad un calcio nuovo, non c’è alcun dubbio. Un calcio rinato dalle esigenze di tutti quei club europei che, nel loro grande, hanno dovuto sopperire alle problematiche che tutto il Mondo ha dovuto sopportare. Un Mondo nuovo, inflitto dalla crisi economica dovuta a principi superiori, un Mondo che ha dovuto lottare contro il guaio pestilenziale della pandemia sociale, fisica, mentale. Ed il calcio ha compreso e analizzato la questione, affrontando il guaio, digerendo normalità e progresso.

In Italia, poi, il guaio ha masticato sentenze e novità, magari anche inedite e alquanto intriganti. Basti pensare alla Juventus, la Regina dominatrice di un Paese che per ben 9 anni ha dovuto assistere a trionfi – nazionali e solo quelli – continui, nonostante gli sforzi di chi nutriva ambizioni superiori. Ed ecco che viene alla mente l’intelligenza di un certo Antonio Conte, il Lancillotto delle cause nuove, con il cavallo color nero e lo scudo di un azzurro vincente, quello che a Milano non gioiscono da fin troppi anni. Ed è la Milano interista che in questa stagione non fa altro che attendere l’ora della festa e che porterà in casa Suning, Zhang e via dicendo un tricolore tanto osannato fin dall’approdo di Beppe Marotta a dirigere il cantiere. Il Gap, anche e nonostante il Covid-19, sembra essersi dissolto, quello che durante la scorsa stagione affliggeva le speranze di una piazza che cercava di rilanciare il proprio credo e, di conseguenza, il proprio lavoro: arrivò Conte, appunto, e prima di lui l’uomo dei successi juventini, il Marotta da Leone capace di programmare un futuro, fino a quel momento, davvero troppo fantasioso. L’ex Ct della Nazionale successe allo Spalletti dei romani, che a Milano cercava una gloria mai ottenuta e, anche in nerazzurro, non tradì certamente le aspettative. Ma con lui l’Europa arrivò, manco male.

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E poi, da Conte e Marotta, ci pensarono i vari Barella, Lukaku ed Eriksen a rinfrancare la qualità dei senatori, anche quelli troppo giovani come Lautaro. Insomma, l’Inter lo scudetto lo annusa come tutti gli italiani, che hanno già appeso bandiera bianca inchinandosi alla capolista ed attendendo la prossima stagione con la speranza di nuovi successi. E la Juve se la guarda la disdetta, poco rinfrancata dal Pirlo rivoluzionario, non c’è che dire. La rivoluzione bianconera portata in prima linea dall’errore che smette di essere un idolo e finisce con l’essere il capro espiatorio di una stagione tanto sbagliata; troppo facile, permettetecelo, davvero troppo facile. Andrea Pirlo ha assunto il compito, arduo certamente, affrontando le critiche, le giornate sbagliate e la fama di un certo Cristiano Ronaldo, che a Torino sovrasta, fin dall’arrivo alla Continassa, anche gli eroi di tempi ormai passati; e non è facile, non credete. E, insomma, questa Juve cade e cerca conforto da un’aritmetica che oggi spaventa – certamente – ma che ancora può dare spiragli europei, come dissero i più saggi “Se la matematica non è un’opinione” allora la Champions League non può certo essere solo un miraggio, almeno non ancora.

A seguire i superstiti e le certezze; partiamo dalle imprese perché a resistere c’è sempre l’Atalanta, quella che (nella scorsa stagione) a Valencia combatte il Covid sul campo di gioco anche quando gli avversari, gli arbitri, le bandierine, i tifosi ed una città intera si ammala gravemente assistendo – per giunta – ad una nuova disdetta europea. E’ l’Atalanta della fisicità, della voglia, della corsa, quella che riesce a far fiato anche dopo 80 minuti (10′ diamoglieli di riposo) stressando le difese avversarie (qualsiasi esse siano). Peccato però che a tratti perde concentrazione ( e fiato), perché all’alba di una storica finale italiana già raggiunta e al tramonto di una vittoria in campionato contro l’altra finalista Juventus ottenuta, magari questa stagione poteva dare anche di più. Ma Gasperini è l’eroe e non c’è Covid che tenga, quando gioca l’Atalanta il virus guarda altrove, non c’è che dire.

Serie A: i superstiti

Ibrahimovic (Milan) @Image Sport
Ibrahimovic (Milan) @Image Sport

E adesso i superstiti: Il Milan di Stefano Pioli che spera per 9 mesi e crolla malamente proprio alla fine (che delusione) ma che spera naturalmente in un piazzamento europeo che sarebbe comunque tanto utile, soprattutto osservando gli ultimi anni (ed i conti rossoneri); la Lazio di Inzaghi che guarda ad una stagione da rinfrancare, ricordando i super successi di appena pochi mesi fa e che sognavano tricolore; il Napoli del contestatissimo Gattuso che, intanto, l’Europa la vede e come, grazie alle prodezze dei soliti Insigne, Mertens e via dicendo (Milik parzialmente francese ed escluso chiaramente); e poi il solito rebus romano dai colori giallorossi. A Roma la Serie A è un optional, nonostante un girone d’andata da leoni, gli uomini di Fonseca hanno preferito far sognare i tifosi con un nuovo possibile (o improbabile) successo europeo e con una semifinale che già trattiene il fiato e chiude gli occhi attendendo la reazione di diavoli rossi di storia immemore, anche se oggi molto lontana. E la Roma, appunto, ha preferito dirigere i propri obiettivi con più ambizione di quanto l’Italia – del calcio – potesse credere o immaginare: “La Serie A viene dopo, adesso conta l’Europa League” e proprio così potremmo sintetizzare i nuovi obiettivi della cara piazza Friedkin, senza escludere l’allenatore portoghese che spera di portare lo storico successo nella Capitale prima di salutare la nuova esperienza italiana dopo i successi nello Shakhtar ucraino.

Paulo Fonseca (Roma) @Image Sport
Paulo Fonseca (Roma) @Image Sport

Il riassunto è fatto, adesso torniamo al succo; il punto è, permetteteci, che il Covid ha davvero spettinato il calcio, senza alcuna ironia. La pandemia più dolorosa del 2000 ha devastato e bistrattato la quotidianità e la storia, anche nello sport; e allora, se da una parte una Juventus eroica reclama dominio, dall’altra la nuova Inter pregiudica nuovi cicli. E se tutte le altre affrontano il problema con insana lungimiranza, allora perché si cercano soluzioni in nuove leghe che distruggano il sistema, tutto? Non cerchiamo distrazioni, il calcio è bello perché è complicato e sfruttare alternative facili non può certo essere una soluzione. Intanto, poi, il Covid se lo guarda e, tra tanti seggiolini vuoti, applaude le prodezze degli eroi, anche quelli che partecipano alla più grande competizione della storia, ebbene si, la nostra Serie A.

Gabriele Gravina

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