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Spezia-Milan, episodio negativo o la fine di un sogno?

Stefano Pioli, allenatore del Milan @Image Sport
Stefano Pioli, allenatore del Milan @Image Sport

Con la sconfitta in casa dello Spezia e la contemporanea vittoria dell’Inter contro la Lazio, i rossoneri hanno perso la testa della classifica in favore dei nerazzurri: episodio singolo o l’inizio della fine di un sogno

Milan, le radici della sconfitta: tutti sul banco degli imputati

L’oscillazione del pendolo, intorno alle 22.45 di sabato, ha subito un brusco ed imprevisto rallentamento. Impensabile, inimmaginabile, ma accaduto. E quel che è peggio, come è accaduto. Dati statistici da brividi. Nel corso della intera partita il Milan non ha mai, mai, tirato nella porta avversaria. Per tutta la partita la squadra avversaria ha dominato in lungo ed in largo.

Ha occupato ogni spazio. E’ stata sempre corta. Ha pressato con intensità continua. I suoi calciatori sono costantemente arrivati primi in ogni contrasto. Per i meno giovani ha ricordato le performance del Parma di Sacchi, quando all’alba della stagione berlusconiana, quella squadra di provincia, surclassò il Milan a San Siro. Tanto da convincere il Presidentissimo ad arruolare come allenatore quell’allora sconosciuto uomo di calcio, che proveniva dall’altrettanto sconosciuto paese di Fusignano.

Il coach dello Spezia, Italiano, per come ha disposto i suoi uomini in campo, è sembrato a tutti un vero talento. Non ha sbagliato nulla. Soprattutto nel posizionare Saponara in alto, a sinistra, contrastato da un disastroso Dalot. Da far rientrare in Inghilterra con il primo mezzo di trasporto usufruibile. E fin qui i meriti di chi ha vinto e di chi, va ripetuto, ha diretto il team che ha vinto…

Vincenzo Italiano, allenatore dello Spezia @Image Sport
Vincenzo Italiano, allenatore dello Spezia @Image Sport

Ma basta? Ed il Milan? Pure primo in classifica, dopo strisce di vittorie esterne interminabili, con una panchina ormai competitiva, anche se arricchita da tal Meitè, che forse sarebbe stato preferibile avere lasciato a Torino. Diverse sono state le giustificazioni, frammiste alle preoccupazioni che nelle ultime 24 ore si sono susseguite, tra commentatori amici e meno amici. Pronti e da tempo, questi ultimi, ad aggredirci, nel timore che il Milan sia effettivamente tornato.

Si è così scritto e detto che la squadra è entrata in campo, vuota di testa, perché già orientata sugli incontri di cartello che dovrà giocare nel corso della prossima settimana – la tesi è stata candidamente ammessa anche da Romagnoli, nel dopo partita. Oppure che i nostri giocatori erano imballati per avere svolto dei carichi di lavoro che li avrebbero appesantiti. Oppure ancora che avrebbero sbagliato ad indossare scarpette inadatte ad un campo in sintetico. Oppure ancora che la serata era freddissima – non quindi per i nostri competitor? – e via con perle di questo genere.

Romagnoli (Milan)
Alessio Romagnoli difensore del Milan

Si è pure scritto e detto – da parte degli ottimisti – che ad ogni sconfitta il Milan ha sempre reagito prontamente e straordinariamente. Mentre in parallelo – da parte dei pessimisti e di chi gufa a prescindere – che ieri sera si sarebbe avuto il primo segnale di vero cedimento. Opponendo i primi, che pure per ragioni matematiche, dopo moltissimi risultati positivi, lontani da S.Siro, sarebbe stato nelle cose un inciampo. Mah! Optando i secondi che il Milan ha un organico privo di adeguata qualità.

Ogni opinione è rispettabile. Però, vi è un però, che obiettivamente mette una qualche ansia. Pur essendo “tornati”. Non fuggirà a coloro che seguono le sorti del MILAN, che la squadra subisce quando viene aggredita con continuità, senza respiro. Le partite perse contro Lille, Atalanta, Spezia, accanto a quella pareggiata con la Roma, confortano in maniera formidabile il fondamento del rilievo. E se vogliamo mettere il dito sulla piaga è massimamente la sovrapponibilità della partita con i bergamaschi rispetto a quella di ieri sera che deve fare riflettere e che deve imporre alla capace dirigenza di mettere in riga Pioli.

Stefano Pioli, allenatore del Milan @Image Sport
Stefano Pioli, allenatore del Milan @Image Sport

Italiano, a ben vedere, ha eseguito un copia incolla delle scelte tattiche – pressing a tutto campo – e tecniche, compiute da Gasperini. Pioli, ahinoi, non ha tratto insegnamenti dalla catastrofe subita con la Atalanta. E questo è molto grave. Sarebbe stato per lui sufficiente mutuare le determinazioni assunte da Simone Inzaghi, che per superare il pressing di Gasperini, aveva imposto ai suoi uomini di palleggiare all’indietro, per poi ricorrere a lanci lunghi che avessero superato, come hanno superato, le barriere neroazzurre. O comunque inventare qualcosa. All’esatto contrario di quanto si è verificato con La Spezia.

Milan, da Dalot a Calhanoglu: non si salva nessuno

Solito schema fisso. In maniera ossessiva: 4/2/3/1. Sempre Pioli, ha confermato lentezza nella lettura del match: Saponara dilagava su Dalot, senza che il nostro allenatore abbia avvertito la esigenza di sostituirlo con Tomori. Chala era assente al pari di Bennacer, ma Pioli ha reputato  giusto assicurare a costoro minutaggio. Non basta. Saelemaekers non pervenuto, il centrocampo in balia degli spezzini, e noi fissi sulle opzioni tattiche e sulle scelte prese alla prima ora. Incredibile….perché non schierarci a cinque, proprio a centrocampo? Perché non fare entrare Tonali? Perché assente Diaz, non portare in panchina Daniel Maldini?

Hakan Calhanoglu, centrocampista del Milan
Hakan Calhanoglu, centrocampista del Milan

Non è gradevole assumere la veste del menagramo, anche perché, allo stato, è agevole opporre che Pioli ci ha garantito ed accompagnato nella rinascita. Vero. Però anche vero che a maturità raggiunta non ha ancora vinto nulla. Meglio quindi, prudentemente, confidare in una pronta attività da tutor che dovrà svolgere su di lui la dirigenza. Maldini massimamente, ma perfino Bonera, a supporto di Maldini. Fermo rimanendo che in questa fase anche la dirigenza dovrà assicurare tranquillità piena all’ambiente, tornato naturalmente bersaglio di polemiche e di strattonate, perché il nostro blasone è temuto ex se……

Di qui la speranza e la sollecitazione che si esca da questo tunnel antiestetico, di cui si rende perenne protagonista Raiola, con la vicenda Donnarumma e, ad ore, con la vicenda Romagnoli. Subito emulati dallo sconosciuto agente di Chala. Basta con queste sceneggiate, e con la propaganda di quell’opulento Campano: confidiamo anzi che il Milan possa dire la sua nei salotti che contano. E, pertanto, vista la austerità da pandemia,  che si adoperi per trovare una qualche soluzione sui trattamenti economici dei procuratori. Una oggettiva vergogna…. Vediamo cosa accadrà nei prossimi due seri appuntamenti. E per l’intanto guardiamoci intorno per mettere in panchina, se del caso, un allenatore che abbia un palmares adeguato alle bisogna. Non un allenatore maturo che voglia con il Milan iniziare a corredare il proprio palmares. Che si guardi la realtà in maniera laica e non da sognatori. Perenni. Salvo rinnovare la fine drammatica della epopea Fininvest.

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