Sport, è tempo di cambiare: un disegno di legge per proiettarsi verso il futuro

Sport, pronta una rivoluzione copernicana dello sport

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Sport, è tempo di cambiare: un disegno di legge per proiettarsi verso il futuro

Sport Legge Barbaro / “Il presente disegno di legge prevede una delega legislativa al Governo per predisporre quella che può considerarsi una vera e propria riorganizzazione e razionalizzazione del sistema sportivo italiano. Questo è, parola per parola, l’incipit del disegno di legge presentato alla Presidenza il 21 dicembre 2018. Spira, dunque, un’aria di profondo rinnovamento, tesa a traghettare lo sport italiano verso il futuro, dopo anni di mancate riforme e decisioni posticipate.

Sono diversi i provvedimenti legislativi che, nel corso degli anni, hanno perseguito (o provato a perseguire) l’obiettivo di riorganizzare l’assetto del sistema sportivo, da considerare come un vero e proprio microcosmo all’interno dell’ordinamento statale. Un’entità a sé stante, come specificato dal D.L. 220/2003, che sancisce in modo definitivo ed incontrovertivibile la sua autonomia: La Repubblica riconosce e favorisce l’autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale, quale articolazione dell’ordinamento sportivo internazionale facente capo al Comitato Olimpico Internazionale”. Un provvedimento epocale, che prevede come unica eccezione il caso in cui vengano coinvolte situazioni giuridiche soggettive connesse con l’ordinamento sportivo.

Dal decreto Melandri al decreto Pescante: le riforme dello sport

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Da rammentare anche il d.lgs 242/1999, noto anche come “decreto Melandri”, che ha adattato le funzioni e la struttura del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) alle nuove esigenze del mondo dello sport. Dall’adeguamento ai principi di democrazia interna alla distinzione tra funzioni di indirizzo e quelle di gestione fino all’abrogazione della legge istitutiva dello stesso ente, che configurava le federazioni sportive come suoi organi. Per quanto riguarda la composizione, invece, viene introdotto, attraverso il suddetto provvedimento, il Comitato Nazionale sport per tutti, con il compito di raggiungere la massima diffusione della pratica sportiva.

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Cinque anni dopo arriva il “decreto Pescante” (d.lgs 15/2004), diretto a sottolineare l’importanza del CONI e la sua centralità all’interno dell’ordinamento sportivo italiano attraverso la seguente definizione: Il CONI è la confederazione delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate”. Un modo per riassegnare al principale organo sportivo italiano le funzioni di cui era stato privato in seguito al decreto Melandri. Intanto, con la L. 178/2002, viene istituita la società per azioni “Coni Servizi Spa”, per sopperire alle difficoltà di trovare i fondi necessari al finanziamento delle discipline sportive.

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Negli ultimi anni lo sport e, soprattutto, il calcio è passato dall’essere una forma di cultura e un momento di condivisione al diventare un groviglio inestricabile di interessi e contraddizioni. Nessun sentimento, nessuna passione: lo stadio si è trasformato da luogo rivelatore di sogni a vuoto contenitore e gli atleti da eroi da idolatrare a vere e proprie macchine da soldi. E’ per questo motivo che, anche in seguito allo scandalo Calciopoli, le autorità hanno deciso di procedere ad un rinnovamento radicale della giustizia sportiva. Con deliberazione n.1518 del Consiglio Nazionale del Coni del 15 luglio 2014, viene adottato un nuovo Codice di Giustizia Sportiva. Tra le altre novità, volute fortemente da Giovanni Malagò, anche la soppressione del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport (divenuto secondo il presidente del CONI nient’altro che uno “scontificio”) e l’istituzione della Procura Generale e del Collegio di Garanzia dello Sport, organi operanti in piena autonomia ed indipendenza.

Dal passato al futuro: il disegno di legge firmato Claudio Barbaro

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Il 21 dicembre 2018, come accennato in precedenza, è stato presentato un disegno di legge indirizzato a mettere in atto una vera e propria rivoluzione dello sport italiano. Tra i firmatari dell’atto legislativo anche Umberto Bossi, Roberto Calederoli e Claudio Barbaro. Quest’ultimo, primo fautore della riforma, è un senatore della Lega, impegnato attivamente in diversi incarichi sportivi nella sua longeva carriera. Presidente dell’ASI (Associazioni Sportive e Sociali Italiane), Barbaro è stato anche Responsabile dell’ufficio legale del Centro Nazionale Sportivo Fiamma, Responsabile degli affari generali dei Campionati mondiali di nuoto e consulente della FIN (Federazione Italiana Nuoto).

Per quanto concerne il contenuto del disegno di legge, sono diversi i punti sui quali focalizzare la nostra attenzione: la definizione di sport, l’assetto complessivo della governance, il sistema di finanziamenti, la definizione e l’inquadramento dei soggetti protagonisti e l’investimento nello sport scolastico.

Scendendo inevitabilmente nel dettaglio, l’art. 4 prevede l’istituzione di Centri di servizio per lo sport con l’obiettivo di facilitare la diffusione della pratica sportiva e fornire informazioni chiare e puntuali a chi desidera approcciarsi a questo mondo. L’epicentro del provvedimento, però, riguarda essenzialmente il sistema dei finanziamenti e l’introduzione della “Sport e Salute Spa” (art.6). Quest’ultima andrà a sostituire la “Coniservizi” e si occuperà di gestire i finanziamenti annualmente destinati dallo Stato, distribuendoli al CONI, alle FSN (Federazioni Sportive Nazionali), agli EPS (Enti di Promozione Sportiva) e alle DSA (Discipline Sportive Associate) in base agli scopi istituzionali perseguiti dai suddetti enti. Una soluzione che, sancendo una presenza pervasiva dello Stato in materia sportiva, è stata aspramente criticata da Giovanni Malagò: “Questa non è una riforma dello sport italiano, è un discorso in modo elegante di occupazione del Comitato olimpico nazionale italiano. Quello che uscirebbe o potrebbe uscire da questa norma non la considero una riforma, è una precisa e fortissima volontà della politica di oggi di trasformare il Coni”. Una vera e propria esautorazione del CONI, che da oggi si occuperà prevalentemente della preparazione olimpica.

Altro punto focale riguarda il sistema scolastico, analizzato dall’art.9 del presente disegno di legge, che prevede l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione fisica e sportiva nella scuola primaria, attraverso un docente espressamente dedicato allo svolgimento di questa attività, al fine di potenziare lo sviluppo dell’educazione motoria e sportiva, necessaria per un’adeguata tutela della salute”.

Un disegno di legge, dunque, destinato a mutare totalmente gli equilibri e l’assetto del sistema sportivo italiano, pronto a voltare pagina e a proiettarsi verso il futuro. Un capitolo si chiude e se ne apre uno nuovo, nella speranza che questa transizione porti una fresca ventata di cambiamento e trascini l’Italia fuori dalla situazione di empasse che ha caratterizzato questi ultimi anni.

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