SPORT POLITICS PROSSER MONTESPACCATO ROMA – Momenti di commozione oggi al centro sportivo Don Pino Puglisi dove, di fronte ad istituzioni e pubbliche amministrazioni, sono finalmente arrivate le scuse – ufficiali – a Gianni Prosser, l’uomo, l’arbitro che nel 1982 venne selvaggiamente massacrato durante quella che doveva essere definita una semplice gara di calcio dilettantistico della periferia romana. Il ritorno su quel campo, i passi mossi verso il centro del rettangolo di gioco per fischiare finalmente per tre volte e sancire la fine della gara di allenamento dei padroni di casa, quel Montespaccato calcio che a distanza di 37 anni riporta alla luce quei momenti infami, quei minuti interminabili in cui allora si manifestava l’infezione cronica che lo sport ancora oggi non riesce a curare e debellare.

Tutti riuniti per applaudire, conoscere ed abbracciare una delle vittime del condizionamento sociologico che parte da un passatempo e si trasforma man mano in una legge di vita, con l’obiettivo finale di punire coloro che ne hanno minato la concreta realizzazione e soddisfazione.

Gianni Prosser è ritornato su questo campo , circondato dagli uomini di quel gioco tanto amato e ha fischiato finalmente la fine delle ostilità, come se non ci avesse provato già tanti anni fa, ricordando e riportando a tutti coloro che sono stati – e che sono adesso – che lo sport deve ritornare alla sua naturale purezza, denunciando e combattendo le ingiustizie e le gravità che purtroppo ancora oggi continuano ad invaderne l’integrità. Riferimenti all’arbitro Bernardini, aggredito pochi giorni fa durante l’ennesimo sfogo ignoto di uomini pronti a tutto pur di “farla pagare” a colui che con la propria passione, seppur umana, stava segnando il risultato di una “semplice” gara di sport trasformando di nuovo un “gioco” in un’arma letale pronta ad esplodere in nome di una vendetta ingiustificata.

L’incredibile storia di Gianni Prosser, picchiato e reso invalido: la furia dello sport che si scatena

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Gianni Prosser con i giocatori del Montespaccato Calcio

Succedeva a Roma nel lontano, anche se difficile crederlo, 1982. Gara Montespaccato – Velletri; i padroni di casa sono sotto per 2 reti a 0 quando, a ‘3 minuti dalla fine, alcuni tifosi tranciano la rete che delimita il campo di gioco e con una furia indescrivibile aggrediscono Prosser. La violenza si scatena e tra calci e pugni l’uomo cade a terra privo di conoscenza. Si continua ad infierire su quel corpo come se non fosse abbastanza – “Mi saltavano in testa come fossi un materasso” dichiarerà alla Gazzetta dello Sport nel ‘2000 – prima dell’arrivo delle forze dell’ordine che, inizialmente lo coprono credendolo morto e poi, grazie ad un tiepido rantolo, lo riportano in vita trasferendolo d’urgenza all’ospedale San Camillo di Roma. Di qui il trasferimento a Trento, di cui è originario il Prosser, dove grazie ad 11 interventi chirurgici riesce a recuperare volto e fegato, quest’ultimo perforato gravemente dalla violenza subita. Gianni è un uomo di valori e denuncia le azioni localizzando il problema alla tutela che nello sport non esiste – parliamo al presente – e all’indifferenza subita dopo l’accaduto da quelle istituzioni che, prese dai Mondiali vinti nello stesso anno dalla nostra cara Italia, ne minavano dignità ed integrità. Prosser perde il lavoro alla Michelen, di cui era dipendente, e dopo una invalidità al 70% riscontratarecupera60 milioni di vecchie Lire contro i 150 promessi dalla FiGC a patto di rigettare le accuse al Montespaccato graziato dalla vittoria Mondiale dello stesso anno. Una vita segnata, quella di Gianni Prosser, che oggi a 70 anni continua a credere e a sperare che lo Sport debba essere salvaguardato, tutelato e “culturalizzato” contro quella violenza che ne ha caratterizzato la propria esistenza.

Sport e legalità, Roma si muove: l’iniziativa di Asilo Savoia raggiunge i campi di gioco

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Il Convegno in Diretta

Tutti presenti, uomini della Stampa (Nicola Cavaliere, Direttore Editoriale di Gazzetta Regionale, organizzatori stessi del Comitato, Testata Giornalistica nata per sostenere e difendere i valori dello Sport dilettantistico che ha avuto il coraggio di pubblicare attraverso le proprie pagine inchieste e interviste di denuncia divenendo portavoce e difensore di una realtà troppo spesso lontana dai riflettori;  Sport in Oro, Football News 24), Presidenti di società sportive locali, Luca Palanca – Presidente Comitato Regionale arbitri del Lazio -,  al Convegno per la salvaguardia dello Sport, seppur malato, per educare, formare e concretizzare l’impegno volto a combattere la violenza che ancora oggi, dopo il Prosser, segna queste attività. Un’iniziativa pura e sensibile quella di Asilo Savoia che, grazie all’intervento del Presidente Massimiliano Monnanni coopera con le società sportive dilettantistiche per la formazione e l’educazione allo Sport e al rispetto di valori e diritti civili che devono necessariamente esistere all’interno dei campi di gioco; un dibattito che se ne va in tournèe nei centri sportivi della Capitale offrendo formazione e intervento per cercare di combattere e cambiare la cultura spesso troppo “violenta” che circonda gli avvenimenti sportivi del nostro piccolo calcio. L’educazione e l’eredità del grande spettacolo sportivo per giungere ad una definizione più vera e sincera e per ottenere la realizzazione dello stesso come semplice espressione di emozione e passione giovanile: formare i ragazzi allo sport e ad una più sana e concreta definizione combattendo i valori violenti che ne hanno invalidato la propria esistenza, come per il Prosser e, più recentemente, per il Bernardini. Sul tema sono intervenuti positivamente e concretamente Giampiero Cioffredi, Presidente Osservatorio Legalità e Sicurezza della Regione Lazio presentando le azioni nella lotta alla criminalità organizzata tramite lo sport; Giuseppina Castagnetta Presidente del XIII Municipio di Roma Capitale con il proprio intervento dedicato al cambiamento del quartiere Montespaccato grazie all’arrivo di Asilo Savoia definendo anche la linea dedicata all’importanza dello sport nella cultura popolare del territorio romano.

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Sport a Prova di Legalità, il Convegno

Intervento reso concreto grazie alle parole del Professore e sociologo Nicola Ferrigni che definisce, in ambito sociologico, la mentalità umana come strumento da dover educare allo sport e che non finisca, inevitabilmente, per essere sopraffatto dalla violenza che ne caratterizza negativamente l’integrità. Affermazioni importanti, in questo capitolo del convegno, volte all’educazione dei giovani ad uno sport puro e non malato per confermarne la rinascita come elemento chiave e formativo della stessa umanità che troppo spesso è mancata e che ancora segna gravemente i campi di gioco attraverso gli anni. Il professor Ferrigni, ricercatore di Sociologia dei fenomeni politici all’Università degli Studi Link Campus University di Roma, dove dirige Link LAB (Laboratorio di Ricerca Sociale) e gli osservatori Generazione Proteo e Suicidi per motivazioni economiche, ricorda i risultati della ricerca condotta sul mondo degli ultrà, raccolti all’interno del libro  “C’era una volta l’ultrà” (di R. Massucci , N. Ferrigni) e sottolinea gli importanti traguardi raggiunti a livello normativo grazie all’intervento delle forze di Polizia. Tuttavia le suddette rappresentano il tassello fondamentale per contrastare la violenza che caratterizza il calcio ed è necessario un vero e proprio processo di cultura condivisa. Il progetto “L’Altra metà del Calcio”, approvato dal Consiglio dei Ministri Dipartimento delle Pari Opportunità, nasce come una campagna informativa e di sensibilizzazione per la prevenzione degli stereotipi di genere nel calcio dilettantistico giovanile promossa grazie a Link Campus University, Asilo Savoia, Telefono Rosa e Gazzetta Regionale. Tale processo formativo prevede il coinvolgimento di 24 società sportive dilettantistiche del Lazio e degli istituti scolastici della rete Osservatorio Proteo di cui il Prof. Ferrigni è Direttore. Tra le finalità del progetto, incoraggiare il proseguimento dell’attività sportiva delle giovani atlete e migliorare la qualità di insegnamento e comunicazione delle società sportive, sensibilizzare le giovani generazioni sul tema della discriminazione e della violenza di genere.

Lo Sport deve essere tutelato e la violenza deve essere combattuta, sempre. Roma ha iniziato a muoversi.