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Rugby, Sei Nazioni 2019: Il singolo non conta nulla

Rugby Sei nazioni Sergio Parisse Cristiano Ronaldo / Un interessante spunto offertoci da Giacomo Mazzocchi ci introduce al prossimo impegno dell’Italia del Rugby al torneo Sei Nazioni, che partirà il prossimo 1 febbraio. Come riferito da spotpolitics.it, la prima tappa per la nostra Nazionale sarà a Murrayfield, Edinburgo, contro la Scozia il 2 febbraio. Un match che vede senza dubbio favoriti i britannici, ma che decreterà il ritorno del capitano Sergio Parisse. Un po’ il nostro Cristiano Ronaldo. Ma è davvero possibile avere un “Cristiano Ronaldo del Rugby“?

Le enormi differenze tattiche tra il calcio e il rugby non le scopriamo di certo oggi. In entrambe le discipline è importantissima la tenuta atletica, la forza fisica, la velocità e la capacità tattica. L’unica vera differenza tra i due sport di squadra risiede nell’individualità latente, ma presente, all’interno del mondo del pallone. Mentre nel calcio, nonostante si scende in campo in undici, c’è un singolo giocatore che spesso è l’ago della bilancia per la propria squadra, nel rugby tutto questo non è contemplato.
Nel mondo della palla ovale non ci sarà mai un singolo interprete che potrà decidere il risultato della squadra. Ogni singolo punto ottenuto in un match di rugby è un punto ottenuto dalla squadra, dalla perfezione della sua manovra intrinsecamente corale. Qui, l’olismo tipico del calcio non è previsto. E, anzi, suona quasi come la più blasfema delle previsioni. Il singolo giocatore, per quanto dotato fisicamente, tatticamente e tecnicamente, non potrà mai essere determinante senza l’aiuto dei propri compagni. Servono 30 uomini per coprire le distanze del terreno di gioco. Servono 30 giocatori per tracciare la linea dei passaggi che possono permetterti di raggiungere la meta. E se pure il singolo giocatore riesce ad attraversare tutto il campo per segnare un punto, il merito non può che essere dei suoi compagni.

Rugby, Sei Nazioni 2019: Sergio Parisse come Cristiano Ronaldo

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Rugby Sei Nazioni Parisse Cristiano Ronaldo / L’esempio portato avanti da Mazzocchi chiarisce ancora di più il punto. Un rugbista, da solo, non fa una squadra. Esattamente il contrario di ciò che accade per un calciatore. Il casus belli è quello che ci riporta indietro alla semifinale dei Mondiali di Sudafrica del 1995. Inghilterra e Nuova Zelanda si affrontano per contendersi un posto in finale. Tra le fila degli All Blacks c’era un certo Jonah Lomu, un colosso di 196 centimetri per 120 chili. Un centometrista a tutti gli effetti. In quella semifinale realizzò la meta del successo neozelandese abbattendo sulla sua strada ben 4 giocatori britannici. Si tratta dell’unica eccezione che conferma la regola. Nel rugby, il singolo giocatore non fa la squadra.

Il contrario accade nel calcio. L’emblema di questa “individualità di squadra” è Cristiano Ronaldo. L’asse portoghese ha sempre fatto pesare la sua presenza nelle squadre in cui ha militato. Si è sempre trattato di club dal blasone indiscusso, così come dal valore complessivo dell’organico non indifferente. Ciò non toglie che CR7 è quel tipo di giocatore che permette alla propria squadra di vincere mettendosi in proprio. Tecnica, velocità, atletismo allo stato puro, fisicità e talento portano questo giocatore ad essere decisivo anche senza l’aiuto dei compagni. Lo stesso sta avvenendo anche alla Juventus, che grazie a lui ha inanellato una serie di risultati positivi. Se dovessimo pensare ad un rugbista che ha caratteristiche simili a quelle del portoghese il primo nome che viene in mente è quello di Sergio Parisse. Il capitano azzurro è la vera eccezione dell’assunto secondo cui il singolo non fa la squadra. Basta vedere i risultati della Nazionale negli ultimi due anni, in cui Parisse è stato fuori per infortunio. Dieci sconfitte su dieci per gli azzurri senza il suo capitano. Anche lui fa delle sue qualità fisiche l’arma principale: 200 centimetri per 110 chili. Anche lui è in possesso di doti tecniche e tattiche invidiabili, oltre alla leadership incontrastata e allo spirito agonistico messo in campo in ogni occasione. A 36 anni il fisico incappa in qualche cedimento, ma come Cristiano Ronaldo, il capitano azzurro punta tutto sull’allenamento e sulla conservazione del proprio fisico, messo a disposizione della propria squadra. Anche lui, con i club in cui ha giocato, ha vinto praticamente tutto. Il Ct O’Shea ha ringiovanito la squadra, che ora con il ritorno di Parisse può dire la sua. L’Italia c’è e aspetta la Scozia, guidata dal suo “Cristiano Ronaldo del Rugby“.