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Sei Nazioni, Italia del rugby: con il Galles ora o mai più

L'Italia del rugby sabato in campo con il Galles all'Olimpico: cerchiamo di evitare la 19esima sconfitta consecutiva

Sabato una vittoria può salvarci dal flop

SEI NAZIONI RUGBY ITALIA GALLES / Quando arrivi alla 18esima sconfitta consecutiva, anche i più entusiasti si deprimono. Questo è ciò che sta accadendo alla Nazionale italiana di rugby e ai suoi sostenitori, ma anche ai media. Facendo un paragone, è come il soccer negli States. La voglia di emergere, con gli anni, ha fatto spazio alla consapevolezza di non poter raggiungere le grandi potenze calcistiche. E quindi, Major League a parte, la Nazionale stelle e strisce viene ignorata dai giornali e dalle tv. Oltre che dai tifosi.

La diciottesima sconfitta consecutiva per l’Italrugby è arrivata contro la Scozia, 32-20, al prestigioso Sei Nazioni, dove gli azzurri sono un po’ la Cenerentola invitata al gran ballo senza aver incontrato prima la fatina. Anche quest’anno l’obiettivo è cercare di evitare il solito ‘cucchiaio di legno‘, che spetta a chi arriva ultimo. In questa chiave, si attende il match di sabato, all’Olimpico di Roma, contro il Galles. La legge dei grandi numeri potrebbe premiare la nostra squadra.

Nel 2000 invitati al ballo, ma siamo i peggio vestiti

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Eppure, quando all’inizio del Terzo millennio siamo riusciti a entrare nel Sei Nazioni (che prima era Cinque Nazioni), l’onda lunga dell’entusiasmo ha portato a riempire lo stadio. Si è magnificato lo spirito del rugby, così diverso da quello del calcio. Sul campo ci si mena, poi tutti insieme al pub a bersi una birra. Mai incidenti tra le tifoserie che, anzi, arrivano quasi a braccetto con la birra in mano, sorridenti. Il famoso terzo tempo, quello che segue ogni match, si è cercato addirittura di trasferirlo nel mondo della palla non ovale, ma rotonda. Senza successo.

L’Italia del rugby per un po’ è piaciuta, riempiendo San Siro e l’Olimpico. Anche perché si poteva andare allo stadio tutti insieme, genitori con bambini. Le tv hanno fiutato il business, trasmettendo buoni sentimenti. E facendo audience. Vuoi vedere che l’Italia ha trovato una valvola di sfogo più sana degli insulti, delle botte e del razzismo calcistico? E’ durata per un po’. Pure gli sponsor ci hanno creduto. E’ cresciuto il movimento in Italia, tanti gli iscritti al minirugby. E’ arrivata pure qualche vittoria, come la primissima al Sei Nazioni contro la Scozia. Che è stata sufficiente per contagiare tutti d’entusiasmo. Una volta ci siamo piazzati anche terzi, non male.

Dondi, l’uomo che va ringraziato per averci portato nell’Olimpo

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Un grazie bisogna dirlo a Giancarlo Dondi, l’uomo che da presidente della Federazione riuscì a far entrare l’Italia nell’Università del rugby, a fianco di istituzioni come l’Inghilterra, la Francia, l’Irlanda, la Scozia e il Galles. Ragazzi, eravamo dentro all’evento sportivo più seguito sulle tv di tutto il mondo tra febbraio e marzo. Mica male.

Il 2 febbraio del 2000, come detto, allo stadio Flaminio di Roma, con 30 mila tifosi, siamo pure riusciti a fare lo scalpo alla Scozia. E pensate un po’, se ancora oggi qualcuno ne parla del Sei Nazioni, in Italia, è proprio per quel primo successo. Alla lunga, però, qualcosa devi ottenere. Devi crescere. Van bene le sconfitte cosiddette onorevoli (come la prima in Scozia), ma il pubblico, i media, gli sponsor non possono continuare a sostenerti se non ne vinci più una.

Ct vincenti, l’Italia meno

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L’Italia ci ha provato a crescere. I buoni risultati economici permettono alla Federazione di ingaggiare i migliori ct su piazza. L’ultimo è l’irlandese Conor O’Shea, campione quando giocava e pure abile stratega in panchina. L’idea è che bisogna ripartire quasi da zero. Così, da tre anni a questa parte, ringiovanisce la rosa. E attinge a piene mani da Benetton Treviso e Zebre Parma, che non partecipano al campionato italiano, ma al Guinness Pro 14 con le migliori di Irlanda, Scozia, Galles e Sud Africa. Un po’ come se la Superlega calcistica soppiantasse la serie A (se n’è sempre parlato, poi non se n’è mai fatto nulla).

Benetton e Zebre effettivamente sono nei piani alti della classifica. Il progetto Nazionale sulla carta funziona. Eppure, abbiamo perso la 18esima partita consecutiva in Scozia. Con tre cucchiai di legno a fare da contorno.

Tutto molto bello, se sono vincessimo…

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Quindi, ricapitolando. Tutto bello, lo stadio, la festa, bambini con i pop-corn, spettacolo in campo, la birra alla fine. Ma se manca la vittoria, alla lunga, la voglia viene meno. In chi veramente non è appassionato di rugby. Aggiungiamo che oggi il rugby è migrato su tv non così popolari come può essere la Rai (DMax, canale 52 del Digitale) e non alla portata di tutti (Sky). I giornali sono andati a ruota. La fiammella si è andata gradatamente spegnendo.

Cenerentola, alla lunga, non si è neanche trasformata in Principessa. La scarpetta non sta bene ai piedoni dei rugbisti. Il ct sta facendo il possibile, diciamolo, per evitarci altre umiliazioni. Ha tenuto tre capisaldi del XV: capitan Parisse, il vice Ghiraldini e Zanni. Tre veterani in tutto. Poi ha rinnovato.

La sfortuna ci vede benissimo nel rugby italiano

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E siamo arrivati a questo Sei Nazioni con qualche ambizione in più, anche visti i risultati dei club. Pure la sfortuna ci si è messa all’esordio. Andando allo stadio, il mediano di mischia titolare Tito Tebaldi ha avvertito dolori alla schiena e ha dovuto dare forfait. Al suo posto Guglielmo Palazzani, secondo mediano di mischia, che poco affiatamento aveva con Allan (che gioca nella Benetton in tandem proprio con Tebaldi), Nel rugby mediano di mischia e mediano di apertura devono essere sincronizzati come orologi, altrimenti si fa dura. E dura è stata, anche se abbiamo salvato l’onore con tre mete (una proprio di Palazzani).

Con il Galles, sabato, ci sarà Ugo Gori, ex titolare, 59 presenze, compagno di Allan nel club. Potrebbe essere l’alchimia giusta. Tenendo presente che il Galles ha vinto la prima a Parigi contro la Francia per 24-19. Il problema è che l’Italia è spalle al muro: deve vincere per ridare entusiasmo. Anche una onorevole sconfitta non basterebbe. Se poi dovessero essere legnate, il cucchiaio di legno si riavvicinerebbe. Come dire: un successo nel 2000 ci ha catapultato per 18-19 anni in paradiso, un altro successo oggi potrebbe valere come bonus fino al 2036-2037. Avrebbe il sapore di una rinascita invece che di un flop assoluto. I giornali tornerebbero a interessarsi, forse pure la tv pubblica. Qualche sponsor farebbe di nuovo l’occhiolino a Cenerentola per vestirla come si deve.

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