Suning ed Inter, la Cina saluta il calcio: l’Impero è caduto prima di nascere

La crisi ha colpito anche coloro i quali sembravano intoccabili. La Cina del calcio perde pezzi, il più importante si chiama Suning e le sue decisioni diranno molto anche sul futuro dell’Inter

Gli ideogrammi sulle spalle dei giocatori dell'Inter
Gli ideogrammi sulle spalle dei giocatori dell'Inter

Il 1911 fu un anno storico per la Cina, come Stato e come Nazione. Per la prima volta, si passò ad amministrare il territorio sotto forma di Repubblica, scrivendo la parola fine sulle dinastie imperiali che si erano susseguite per secoli. Personalità di spicco, despoti e conquistatori resero gigantesco il Paese della Grande Muraglia, salvo poi arrendersi all’era moderna. Il desiderio di espansione non ha mai abbandonato un popolo all’apparenza iper-conservatore, ma acuto e presente negli investimenti da effettuare. Tra questi, il calcio è sembrato sin da subito una miniera d’oro e diamanti, una vetrina in cui esporre le proprie ricchezze nel secondario interesse di un reale sviluppo del movimento.

Scorcio storico dei tipici edifici tradizionali cinesi
Scorcio storico dei tipici edifici tradizionali cinesi

Propaganda ed opinione pubblica

Il pallone rotola da sempre, a cambiare è la forza economica che trascina con sé, incluso quel potere d’acquisto che ha permesso ad alcuni calciatori di ammettere: “Vado a giocare in Cina per soldi“. Il denaro ha mosso il tutto e tutto viene mosso dal denaro: ma l’attualità ha battuto cassa e restituito lo scontrino più salato di tutti. Come gran parte delle attività sul territorio cinese, il fine diviene strumento di propaganda con conseguente influenza dell’opinione pubblica. Stiamo parlando di circa 1,393 miliardi di persone, la cui maggior parte in tempo di Covid si è espressa contro i fiumi d’oro che scorrevano nel mondo del calcio. Ciò non è stato di certo il fattore scatenante della crisi della Cina del pallone, ma ha contribuito alla decisione del Governo di chiudere i rubinetti ai proprietari dei club.

Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus e della Nazionale
Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus e della Nazionale

Il fattore Lippi

Per comprendere al meglio il risultato finale è obbligatorio interrogarsi su una serie di processi preliminari. Il primo inizia in maniera quasi suggestiva, intrigante e apparentemente senza velleità: nel 2017 Marcello Lippi viene scelto come CT della Nazionale cinese, dopo aver guidato il Guangzhou Evergrande dal 2012. L’intento assume contorni più chiari nel futuro immediato e l’innesco garantisce l’avvento di nomi importanti nel calcio cinese. E così l’Oriente abbraccia Oscar, Hulk, Willian, Fellaini ed anche i nostri El Shaarawy, Lavezzi e Cavani. Abbraccia tutti, come un Impero, ma dai tratti troppo occidentali che finiscono per snaturarlo.

La Cina del “tutto e subito”

La logica della parsimonia, della prudenza e dell’attesa di stampo orientale cedono dunque il passo a quella del “tutto e subito“. Francamente, c’è qualcosa di più occidentale? Così la cultura Zen va in poco tempo a farsi benedire, causando un’indigestione di denaro e falso prestigio, elementi che divengono per forza di cose direttamente proporzionali. Ed è così che la Cina dei templi storici, della Muraglia e dell’oro si accorge che il palazzo su cui ha costruito la propria fama nel calcio è di cartapesta, non ha le fondamenta adeguate e sarebbe bastato un leggero venticello a spazzarlo via. Figurarsi, dunque, se a giungere è un uragano.

Zhang (Inter)
Steven Zhang, presidente dell’Inter

Suning e l’Inter

Il tifone che si abbatte sul mondo intero ha la sua origine proprio in Cina, a Wuhan: si chiama Covid ed ha cambiato il nostro modo di approcciarci al mondo. A rischio di sembrare banali, nel calcio ha chiuso gli stadi, fatto entrare in campo i calciatori una squadra per volta e costretto a dibattiti su protocolli sanitari. Negli uffici alle spalle del campo ha aumentato le preoccupazioni e ciò non ha lasciato indifferente neanche chi si è presentato con tutti i conti a posto – a differenza di Yonghong Li nel Milan – con conseguenti aspettative. Il gruppo Suning prova a conquistare l’Europa partendo dall’Italia, rileva l’Inter ma in questa stagione ha fatto i conti con un’inaspettata realtà: l’Impero è caduto, ben prima di nascere. E ciò a causa delle ripercussioni giunte dalle decisioni del Governo cinese, quelle che hanno costretto a catalogare l’F.C. Internazionale Milano – in piena ascesa sportiva – come attività “non rilevante”.

Eder, attaccante dello Jiangsu Suning
Eder, attaccante dello Jiangsu Suning

“Bugiardi”

La grande famiglia Suning è entrata nel mondo del calcio dalla porta più vicina, in patria, dove ora si guarda intorno e dispone l’eliminazione di ogni sua effige nei centri sportivi di sua competenza. Il colosso dell’e-commerce deteneva – il passato ormai è inevitabile – la maggioranza dello Jiangsu, dove milita Eder, attaccante ex Inter. Che non ha usato mezzi termini ai microfoni dell’Oriental Sport Daily: Suning? Dei bugiardi. Ci hanno lasciato senza stipendio, e come noi tutti i dipendenti”. Ma stavolta non c’è alcun Imperatore davanti al quale inginocchiarsi e chiedere grazia, poiché costretto a fuggire da cause di forza maggiore. Quelle della mancanza di denaro, che aveva dipinto d’oro il calcio cinese e ha lasciato la Cina, improvvisamente, senza il gioco del calcio.

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