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Superlega, c’è chi ancora ci crede

La Superlega tiene ancora banco, con la Uefa che preannuncia battaglia ai club scissionisti. Ne vale la pena continuare con questa lotta?

La Superlega fa ancora discutere e potrebbero esserci risvolti clamorosi nelle prossime ore. Si preannunciano sanzioni pesanti per chi non si è ancora scisso dal golpe del calcio.

Ne vale davvero la pena?

La UEFA ha dichiarato che la presa di posizione non sarà di certo morbida nei confronti delle squadre che stanno ancora perseguendo il sogno di far nascere questa nuova competizione, anche se dall’altra parte, i 3 club sono tranquilli. Ci sorge, allora, un dubbio: vale davvero la pena iniziare questa guerra che si preannuncia lunghissima? Non sapremmo mai cosa ci sarà nel mezzo di questa lotta che si preannuncia rovente. La risposta è, però, no. Per tante ragioni, una di queste è rappresentata dal fatto che Juventus, Real Madrid e Barcellona, che sarebbero le “ribelli” sono indebitate fino all’orlo ed un’eventuale mancata partecipazione di queste alla prossima edizione della Champions, potrebbe solo peggiorare le cose. Tra l’altro, ormai, tante squadre hanno rinunciato a questo tentativo goffo di rivoluzionare il calcio europeo e non potrebbe nemmeno nascere una competizione solo con 3 club.

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, e Aleksander Ceferin, presidente della Uefa
Andrea Agnelli, presidente della Juventus, e Aleksander Ceferin, presidente della Uefa

Questione economica

Ok, è vero. La Superlega potrebbe consentire alle squadre che vi parteciperanno forti introiti, con pesanti guadagni alla sola entrata di un club in quella competizione. Prevederebbe, però una rivoluzione e la fine del bello del gioco del calcio. Il calcio fatto di meritocrazia, il calcio fatto di partite sudate sul campo e di scudetti ed obiettivi raggiunti solo alla fine di una stagione, con il sudore, il sacrificio di calciatori. Fare la Superlega, vorrebbe dire perdere, ancora una volta la genuinità nel mondo del calcio. Un mondo che si basa più ai soldi, ai guadagni che ad altro. Non dovrebbe essere così, i tifosi non si meritano questa guerra che fa male a tutti.

La possibile soluzione

Tante, potrebbero essere le soluzioni per tentare di rivoluzionare il calcio ed alleggerire i costi. Una cosa, però, deve essere alla base di ogni ragionamento: non si può mai pensare ad una competizione a numero chiuso, in cui ci sono figli e figliastri. Mai. Deve, invece, cambiare il modo di concepire una squadra di calcio, il modo di programmare l’area sportiva e tecnica, con un occhio vigile sul lato finanziario. Perchè sono proprio gli errori che tutte le big hanno fatto in questi anni ad aver spinto a questa idea che non sta né in cielo, né in terra.

Cambiare il modo di pensare

Prima di pensare a tutto questo, però si devono eliminare le grosse spese, si deve puntare più sulle seconde squadre, ai vivai, alle squadre giovanili in generale. Questo, permetterebbe di limitarne le spese, di non indebitarsi troppo e di creare un qualcosa di ecosostenibile, senza mai arrivare al punto di pensare che una competizione “per soli ricchi” potrebbe essere la soluzione per ripianare i debiti. Questo, non deve essere mai pensato, perchè tutti hanno l’obbligo di giocare la massima competizione europea, nessuno escluso.

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