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Tokyo 2020, è tempo di bilanci: l’Italia chiude in tripla doppia

Si chiude oggi l’edizione dei giochi Olimpici di Tokyo 2020: USA e Brasile ancora regine delle rispettive specialità, l’Italia entra nella top 10

Staffetta 4 x 100 (Patta, Jacobs, Desalu, Tortu) campione olimpica
Staffetta 4 x 100 (Patta, Jacobs, Desalu, Tortu) campione olimpica

Tokyo nella storia: 10-10-20

Si conclude oggi una delle nostre campagne più trionfali, con un decimo posto nel medagliere generale che conferma il grande momento dello sport italiano. Il 10 alla sezione “ori” è un qualcosa di totalmente inaspettato, soprattutto in determinate discipline. L’ultima medaglia, il bronzo delle Farfalle nella ginnastica ritmica, ci ha permesso di concludere la spedizione di Tokyo 2020 con almeno una medaglia al giorno, oltre ad arrivare a un totale di 40 medaglie conquistate. 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi, una tripla doppia che l’Italia non aveva mai visto ma che, considerando le varie prestazioni, ha ampiamente meritato.

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Tokyo 2020 ha portato alla luce tante bellissime storie di atleti azzurri, senatori e giovani speranze, tutti pronti a dare il massimo per il proprio paese. Dalla regina Federica Pellegrini ad Aldo Montano, due grandi atleti in grado di regalarsi una degna conclusione. Dalla rinascita di Gimbo Tamberi, sino ai Fantastici 4 della staffetta maschile. Patta, Jacobs, Desalu e Tortu, uno degli ori più belli di tutta l’Olimpiade, soprattutto per come è arrivato. Una gara al cardiopalma, riagguantata per i capelli da Marcell nel secondo settore e conclusa al fotofinish. Un colpo di testa di Pippo Tortu, dopo una corsa a due con l’anchor leg inglese, vale il gradino più alto del podio.

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Oltre alle medaglie, ai record e alle storie strappalacrime, rimarrà l’immagine di una delle più belle imprese sportive azzurre. Tokyo 2020 ci ha fatto capire quanto il nostro sport sia cresciuto a livello generale, ma soprattutto quanti atleti di talento si stiano formando dalle nostre parte, anche in discipline che prima non conoscevamo. Da Euro 2020 a Tokyo 2020, una straordinaria estate che lo sport italiano non dimenticherà tanto facilmente.

Rodini-Cesarini, coppia d'oro alle Olimpiadi
Rodini-Cesarini, coppia d’oro alle Olimpiadi

Dream Team is Back

Avevano iniziato con un passo falso, provocato dalla classica supponenza che si portano dietro in questo sport, ma anche da una stagione NBA che ne aveva prosciugato tutte le energie sino all’ultima goccia. A differenza della deludente campagna al Mondiale cinese, questa volta Gregg Popovich ha potuto far affidamento su qualche big in più, Damian Lillard e Kevin Durant su tutti. I playoff hanno consentito al team USA di trovare una serie di giocatori più che motivati. Jrue Holiday e Khris Middleton, freschi di titolo, ma anche Devin Booker, grande protagonista della stagione dei Phoenix Suns.

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Archiviata la delusione dell’esordio il Dream Team ha seguito un percorso dritto, facendo gruppo attorno al proprio uomo di maggior talento, il proprio leader: KD7. La partita chiave è la semifinale contro l’Australia, dove gli Stati Uniti si ritrovano anche sotto di 15 punti. in 17′ la partita cambia, il team USA decide di iniziare a difendere e mette a segno un parziale senza senso, 58-20, che vuol dire finale. Ancora una volta è USA-Francia, ma questa volta gli americani non abbassano la concentrazione.

L’avversario però è alquanto ostico, e non abbandona mai la partita, serve un’altra volta il miglior Durant. 29 punti che valgono la vittoria finale, 82-87, ma soprattutto il terzo oro personale. KD diventa il leader per punti e medaglie d’oro nella storia del basket olimpico maschile. Il Dream Team, invece, ritorna lì dove è abituato a stare: più in alto di tutti.

Brasile campione olimpico a Tokyo 2020
Brasile campione olimpico a Tokyo 2020

Sempre più verde-ORO

Cinque anni dopo Rio la Seleçao si riconferma, conquistando il secondo oro olimpico della propria storia. Nello stesso stadio di Ronaldo e soci, quello che valse il Mondiale del 2002, i ragazzi di André Jardine si sono imposti per 2-1 sulla Spagna. Al minuto 38 la prima grande occasione per Richarlison che spara alto il rigore del possibile vantaggio, ma il Brasile sembra avere qualcosa in più. I giocatori devono in qualche modo riscattare la cocente sconfitta della Copa America, si sentono quasi in debito col proprio popolo, anche se la maggior parte di loro in quella finale nemmeno c’era. “Todos juntos”, come piace dire a loro, come insegna il capitano Dani Alves, che a fine primo tempo ci mette lo zampino.

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Tiene viva una palla dentro l’area della Spagna, riuscendo a farla arrivare nella zona di Cunha che, in un modo o nell’altro, manda a vuoto la difesa avversaria e da due passi non sbaglia. La dormita al 61° minuto porta le Furie Rosse sull’1-1, grandi tempi di inserimento e sinistro al volo di Oyarzabal, si va ai supplementari. Su un cambio di gioco magistrale da parte di Antony, Malcom si mangia il campo, rimanendo freddo davanti a Unai Simon, 2-1. La Spagna non riesce più a tornare in partita e i brasiliani, incredibilmente, riescono a trovare un modo per non perderla. Al fischio finale tutti gli occhi cadono su un solo uomo, il capitano Dani Alves. Ha 38 anni, ma sembra felice come un ragazzino, perché ha conquistato il suo 44° trofeo in carriera. Numeri da capogiro per un giocatore, e una nazionale, senza eguali.