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Tokyo 2020, età dell’oro: Tamberi e Jacobs nella storia

Due imprese da consegnare ai posteri, quelle di Giammarco Tamberi e Marcell Jacobs: entrambi finiti sul gradino più alto del podio

Gianmarco Tamberi, medaglia d'oro a Tokyo 2020
Gianmarco Tamberi, medaglia d'oro a Tokyo 2020

Estate tricolore

Da Euro2020 alle Olimpiadi, una grande traiettoria impreziosita da numerosi, quanto inaspettati, successi azzurri. Dalla schiacciante vittoria dell’Italbasket durante il preolimpico, in casa della Serbia, a Matteo Berrettini, primo finalista italiano in quel di Wimbledon. Dalla nazionale di Roberto Mancini, capace di conquistare il tempio del calcio, sino alle 28 medaglie attuali di Tokyo 2020. L’estate sportiva ha visto più volte il nostro tricolore issarsi al cielo e l’Inno di Mameli risuonare forte, ovunque andassimo.

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Pierre de Coubertain sosteneva che lo sport fosse in grado di produrre effetti benefici sulla salute, fisica e mentale, e mai come quest’anno è stato vero. Una serie di successi capaci di susseguirsi con straordinaria precisione, come se ogni vittoria fosse collegata, come se ogni nostro atleta avesse stimolato il suo collega a fare meglio. La medaglia d’argento conquistata nel corpo libero femminile da Vanessa Ferrari, 30 anni dopo l’ultimo precedente, è l’ennesima dimostrazione del talento situato in casa nostra. Lo sport italiano esce con un attestato di stima e una speranza per il futuro, arrivare ancora più in alto, dove quest’estate ha dimostrato che meritiamo di stare.

Gianmarco Tamberi, medaglia d'oro a Tokyo 2020
Gianmarco Tamberi, medaglia d’oro a Tokyo 2020

Gimbo cuor di Leone

Le difficoltà che ha dovuto superare per arrivare sin qui sono state sotto gli occhi di tutti, ed è per questo che alla fine tutti hanno festeggiato con lui. L’infortunio alla caviglia sinistra, che cinque anni fa lo estromise da Rio 2016, è stato un nuovo punto di partenza per Giammarco Tamberi. Una lenta risalita da un percorso tortuoso, devastante dal punto di vista fisico ed emotivo, ma con tre parole in testa: “Road to Tokyo”. Quei legamenti mediali completamente distrutti a Montecarlo potevano segnare la fine della sua carriera, per questo vederlo staccare a 2,37m riempie il cuore di gioia, ancor più dell’oro in se.

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Vedendolo saltare così tante volte, con quella facilità, sembra quasi che il tempo si sia fermato e la parentesi di Montecarlo cancellata. In realtà Gimbo se la porta dietro a ogni salto, come testimonia quel gesso mostrato con orgoglio. L’accordo con l’amico Barshim, è senza precedenti, il risultato ancora di più: primo italiano a vincere l’oro nel salto in alto. Gli attimi successivi al verdetto finale ci permettono di capire quanta gente faccia il tifo per lui, italiani e non, colleghi e tifosi. Il tifo per un ragazzo genuino, innamorato del suo “lavoro”. Un ragazzo in grado di risalire dal punto più basso sino ad arrivare alla vetta più alta, e saltare anche quella.

Marcel Jacobs, recordman 100 metri italiano
Marcel Jacobs, recordman 100 metri italiano

“Marcello, come here!”

Tutt’altro che dolce la vita sportiva, e non solo, di Lamont Marcell Jacobs fin qui. La rinuncia a competere nel salto in lungo, a causa dei troppi infortuni, e le difficoltà iniziali nei 100m piani ne sono la prova. Non riusciva a tenere il passo di Filippo Tortu, a dirlo adesso sembra quasi impensabile, soprattutto perché stiamo parlando dell’uomo dei record. Primato europeo (9″80), primo italiano a qualificarsi in finale e infine il bottino grosso. Quella medaglia d’oro alla quale non ci eravamo neanche avvicinati, ma che sembrava quasi chiamarlo: “Marcell, come here!”.

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Leggere il suo nome nell’albo d’oro fa davvero impressione, soprattutto se si guardano i predecessori, o meglio il predecessore. Pechino 2008, Londra 2012 e Rio 2016, tutte e tre sotto il segno di un unico uomo, un semidio: Usain Bolt. L’impresa di Jacobs è da semidio, una sorta di fatica di Ercole, che non si compie da sola. Jacobs ha voluto ringraziare la sua mental coach Nicoletta Romanazzi, oltre che tutto il resto del team, a dimostrazione che fisico e talento sono importanti, ma è la testa a fare la differenza. Le vicende personali le ha lasciate alle spalle, le paure anche, in quei 100m Jacobs ha inseguito solo i suoi sogni, riuscendo a superarli sul traguardo.