Il sogno opacizzato, la realtà che lo offusca e la imbarazzante partita con la Roma

Se avessimo la capacità bionica di retrodatare il calendario a 20 giorni fa, ed a quel momento vivere la vigilia dell’incontro che si disputerà domani, avremo fatto spallucce. Il margine di vantaggio sulle inseguitrici era allora rilevante, tanto che ci avrebbe consentito di vivere la trasferta dell’Olimpico in assoluta scioltezza. Eravamo, in quei dì, sonoramente e prepotentemente primi. Per gioco, per risultati e soprattutto per una continuità invidiabile di prestazioni positive. Abbinate ad una compattezza del club che si era esteriorizzata all’esterno e che avevamo dimenticato dal momento dell’avvio della fase crepuscolare. Quindi dal goal di Muntari. Rubato, secondo tradizione, dai “Gobbi”.

Dall’inizio della stagione pandemica, era stato apprezzato un Milan diverso, pieno di sicurezze in campo, e fuori dal campo, per forza societaria e per prepotenza di comunicazione, al punto che persino Gazidis, aveva trovato la favella. Dopo essere stato criticato per mesi dalla moltitudine di nostri nemici, pronti a vedere nell’a.d. un figuro alieno dalla realtà italiota. Per essere incapace di parlare la nostra lingua. E perciò, da denigrare. A prescindere.

Il miracolo era favorito dalla trasformazione di giocatori buoni, sbocciati con risolutezza, e d’improvviso divenuti ottimi – vedi, per es. Chala, ma vedi anche Calabria-; dalla conferma di altri, già quasi blasonati – Romagnoli, Kessie’, per citarne due-; dalla consacrazione piena di stelle datate, sebbene fulgenti – “la Divinita, Ibra”– e di stelle agli arbori, per dato anagrafico, quantunque da tempo ascese al palcoscenico internazionale – Gigio-, per scomodare i due veri ed unici top player della brigata. Rei solo di essersi affidati a quel famelico procuratore, noto alle cronache sportive per la disinvoltura senza remore che sostanzia del suo agire la essenza.

Il quarto posto, iniziale obiettivo strategico della stagione, era dimenticato. Era lecito pensare allo scudetto. Sempre la moltitudine che soffre la nostra pesante bacheca, troppo piena per loro delle famose coppe con le orecchie a sventola, era tornata a gracchiare. Perché i colori rossoneri erano divenuti nuovamente temibili. Di qui le critiche sulla non trasparenza della proprietà del club, sui debiti da esso contratti nelle ultime tre stagioni, sui troppi rigori dei quali aveva beneficiato la squadra….

Il pendolo, nell’intanto, impostava oscillazioni sempre piu’ evidenti. Anche in quel contesto, taluno, e noi fra quella schiera, rimaneva però coperto e sornione, seppur felice e seppur pronto ad osannare il momento magico che si stava vivendo. Riserve, da quel pulpito, venivano espresse sull’allenatore che sino ad oggi, non ha mai vinto nulla,  e su qualche giocatore, obiettivamente sopravvalutato. Nonostante il sogno persistesse, coadiuvato dalla fluidità della manovra, dal pressing costante che ci consentiva di impostare ogni partita, attaccando, grazie ad una difesa molto alta ed aggressiva, qualche ombra era però percettibile finanche fra i più ottimisti. Così arriviamo al 2021. E qui il sogno si opacizza.

La catena di insuccessi pare non abbia fine. Appesantita dalla perdita di autostima dell’insieme, e del singolo. Addirittura da questo o quel giocatore confessata. Dalle Alpi alle Piramidi, si potrebbe sostenere… Pioli in panne. Rigidamente ossessionato dal suo schema fisso ( 4-2-3-1), rispetto al quale ha preso le misure ogni magazziniere di ciascuna squadra di serie A. Tonali, dimenticato o se non dimenticato, considerato solo a parole. Ciò contribuendo alla disaggregazione psicologica del giovane che, per Pioli, è limite peggiore della irrinunziabilità del modulo. Dalot preferito costantemente ai due giovani di colore, che non hanno mai deluso. Guai a rinfoltire il centrocampo. In fondo in Europa il  4-2-3-1, è il modulo di moda ( ma con quali giocatori in organico e poi dove é applicato in maniera maniacalmente immodificabile? Che si indichi qualche esempio….).

La poca personalità del Trainer, non gli permette di sbattere in panca il capitano. Ed il capitano sono partite e partite che delude. Della serata in terra ligure abbiamo già scritto…

Della partita di giovedì sera non abbiamo avuto la forza di scrivere. Oscena. Non inserito Tonali: bel modo di aiutarlo, per acquisire convinzione, a suo carico doppia, dovendo egli recitare il ruolo del regista. Mah!

Stampa accreditata attribuisce ai critici la dote negativa della irriconoscenza. Speriamo con tutto il cuore che abbiano ragione. Fermo rimane che, in ogni caso, per migliorare bisogna leggere ed interpretare la realtà cruda di oggi. Necessita sovvertire la abitudine alle sconfitte. E traendo spunto da queste impietose, sebbene salvifiche osservazioni, necessita spendere anche qualche parola alla dirigenza: basta con questi atteggiamenti dilatori sui rinnovi. Chala mentre chiede la luna, è tornato quasi invisibile, come lo è stato per mesi e mesi, Gigio deve esprimersi al di fuori dalla cupidigia di chi lo assiste (o è della stessa pasta di chi lo assiste?): questi temi sovvertono gli equilibri. Trasmettono magneticità negativa fra i compagni di spogliatoio, alla stessa stregua della gita a Sanremo della “Divinità”, che quale “Divinità” divenuta terrestre, ha l’obbligo di rispettare le regole.

Sempre la dirigenza dovra’ mettere sotto omertosa, ma efficace tutela Pioli. I veri allenatori ormai cambiano modulo piu’ volte in corso d’opera. Ed inseriscono i sostituti ai titolari quando i titolari sono fuori forma: senza scelte eretiche. Al 10 – Chala, ma sarebbe da preferire Isco tutta la vita- deve subentrare, nel rispetto della rosa, Diaz, oppure Daniel Maldini, meteora scomparsa dal cannocchiale di Pioli, non Leao.

In questo clima si avvicina la Roma. Viene così quasi in mente l’impatto di Don Abbondio con i Bravi: che si affronti la gara il prima possibile con il piglio di chi non può distruggere quel che di buono, senza però avere vinto niente, è stato compiuto fino a pochi giorni fa. E con la rabbia di chi dovrebbe cominciare a vincere, anche da adulto ( il nostro Trainer).

Nutro perplessità, sopraffatte dalla passione, che rende irragionevole, quel che dovrebbe essere ragionevole. Il timore è enorme. Ma preferisco essere ammaliato dalla illusione. Nonostante il timore esprima un convincimento diffuso. Giusto quanto dimostra l’intervento di Berlusconi, che dopo essersi dichiarato persino simpatizzante dell’ Inter, ferma la sua priorità sul Milan ( ohibò) e dopo essersi dimenticato dei guai quasi irreparabili cagionati al Milan con l’ultimo periodo di sua reggenza, censura la gita di Ibra a Sanremo. ( Difficile, tuttavia e comunque, dargli torto). Del pari, il coro di addetti ai lavori – Moggi, per fare un nome- e  giornalisti, che all’unisono ci condannano al 5° posto: nel coro compreso l’assai discutibile Mirabelli, che dopo avere dissipato una fortuna da super enalotto, per costruire una squadra arrivata fuori dalle prime 4, ma all’interno dei perimetri che la avrebbero resa sanzionabile dall’UEFA, che poi la avrebbe punita per travalicazione dei parametri del Fair Play finanziario, si permette di discettare….Non esiste limite, senza aggiungere che  tale spergiudicata loquacità,  ci riporta agli inafferrabili cinesi, che il Presidentissimo avrebbe scelto, da emotivo e riflessivo tifoso, e non da uomo di affari, per mettere il club in buone mani. Grazie a nome della curva.

Due riflessioni di chiusura ed un ringraziamento.

L’accenno ai paletti UEFA, mi obbliga ad un interrogativo: sarebbe bene capire se sia o non sia vero che all’Inter non pagano gli stipendi. Nell’un caso, sarebbe da chiedersi dove risiede l’UEFA e cosa significa il fair play finanziario? Gazidis, che siede nel board che conta, cosa aspetta ad impedire che i procuratori, non siano condizionati nelle assurde loro pretese economiche?

Il ringraziamento al Bologna, che ha stordito la Lazio. Evento che, malgrado Pioli, induce al desiderio di essere sedotti dal risultato positivo contro la Roma, con una squadra magari magistralmente gestita da Pioli. “Sogno o son desto?”  

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