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Uefa, mettiamoci d’accordo: perchè tutte queste differenze?

Ceferin, Presidente UEFA
Aleksander Ceferin, Presidente UEFA

Il fatto che si sia riusciti a tornare in campo non può lasciare dietro di sè tutti questi problemi e tutti questi dubbi. Essere tornati in campo e riuscire a tenere la barra dritta, in un momento in cui il Covid sembra tornare con prepotenza, è un grande risultato ed è certamente frutto del lavoro fatto dalle federazioni che non si sarebbero potute permettere un altro stop così lungo e questa volta letale.

Il calcio, e più in generale lo sport, è business, è inutile negarlo e anzi, continuare a farlo sarebbe da ottusi. Ecco perché il ritorno in campo deve essere accolto con il sorriso. Il dubbio sulle modalità però sorge ed è inevitabile che sia così, specie dopo i fatti di Formello sui test anti-Covid.

Ormai sappiamo tutti cosa è successo e la clinica di riferimento dei biancocelesti ha chiarito, almeno da parte sua, l’equivoco. Due parametri diversi, due modi di concepire la positività che possono senza dubbio falsare le competizioni. Sia ben chiaro, nessuno sta puntando il dito, e anzi, se le cose stessero davvero così, la Lazio e suoi medici si sarebbero attenuti ai regolamenti e sarebbe praticamente impossibile una sanzione. Qui, però, prima che di sport, si parla di salute e in un momento così delicato a livello globale è difficile accettare una disparità di giudizio così evidente.

Il calcio per l’ennesima volta si sta chiudendo nella sua bolla, non quella che nessuno vuole applicare per limitare i contagi, ma quella che astrae i club dalla realtà che vivono coloro che effettivamente, attraverso gli abbonamenti alle pay-tv, li fa sopravvivere. Una volta i tifosi si abbonavano e attraverso il proprio posto allo stadio finanziavano i club; adesso, invece, lo si fa con il proprio posto sul divano e questo non può essere così diverso. Ci vogliono certezze, ci vuole uguaglianza di giudizio e di regolamenti per livellare uniformemente le competizioni.

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Non è possibile accettare due diversi modalità per accertare la positività al Covid, uno più stringente e meno; non è possibile vedere stadi pieni e stadi deserti, rendendo ancor più forte e decisivo il fattore campo e non è possibile che in alcuni paesi, come l’Inghilterra, le camere iperbariche non siano considerate doping e in Italia invece sì. Ed è ancor più allarmante il fatto che nessuno degli esponenti più influenti abbia ancora parlato per chiarire quello che sta succedendo, come se ancora si potesse tenere nascosto un segreto che somiglia sempre di più a quello di Pulcinella.

La Uefa, in qualità di organo superiore, deve prendere posizione perché il calcio è di tutti e soprattutto dei tifosi che magari incideranno meno nei bilanci, ma restano comunque una fonte di sostentamento. Insomma cara Uefa, mettiamoci d’accordo.

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