Giorno della Memoria: Árpád Weisz, l’allenatore dimenticato

Per il Giorno della Memoria, FootballNews24 ha deciso di raccontarvi la storia dell’allenatore dimenticato per quasi sessant’anni. Il giovane mister che aveva vinto scudetti e coppe in un’epoca gloriosa del calcio italiano. Vi raccontiamo la storia di Árpád Weisz.

Árpád Weisz, di origini ungheresi, entrò nel Torekves a 15 anni ed esordì in prima squadra due anni dopo. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, decise di partire volontario nell’esercito austro-ungarico. Il 28 novembre 1915 venne catturato dai soldati italiani durante la quarta battaglia dell’Isonzo sul Monte Mrzli e successivamente internato a Trapani. Cessate le ostilità, il pallone lo richiamò a se e ritornò a giocare nel Torekves.

Nel 1925 venne ingaggiato dall’Internazionale di Milano, ma la sua avventura da calciatore in Italia durò poco: dopo solo 10 partite e 3 reti, i problemi fisici lo costrinsero a fermarsi. La società milanese decise così di promuoverlo allenatore, dopo un apprendistato nell’Alessandria. Nel 1929-30 vinse il titolo italiano con la squadra nerazzurra diventata Ambrosiana all’età di trentaquattro anni, aggiudicandosi così il titolo del più giovane allenatore laureatosi campione d’Italia. Un record che resta ancora oggi imbattuto.

SCUDETTO-BOLOGNANel suo periodo milanese riuscì a scoprire uno dei più grandi giocatori di tutto i tempi: Giuseppe Meazza. Negli anni successivi all’Ambrosiana Weisz decise di stabilirsi in Italia ed allenò prima il Novara e poi il Bari. Nel 1935 approdò a Bologna e con gli emiliani vinse due campionati nazionali (1935-1936 e 1936-1937). Coi rossoblù andò anche in  trasferta a Parigi nel 1937, dove vinse con un secco 4 a 1 sugli inglesi del Chelsea al Torneo dell’Esposizione Universale. Una partita che donò ai bolognesi un soprannome rimasto nella storia:“Lo squadrone che tramare il mondo fa”

Nel 1938 però, la situazione per Weisz cambiò drasticamente. In Italia vennero emanate le leggi razziali e il mister, essendo di famiglia ebrea, fu prima costretto a lasciare il lavoro e poi il paese. Passando per Bardonecchia, trovò rifugio a Parigi con la moglie Elena e i due figli Roberto e Clara.

Dopo pochi mesi decisero che era meglio spostarli altrove. Si trasferirono così nella piccola cittadina di Dordrecht, nei Paesi Bassi. Ma il richiamo del manto erboso fu troppo forte per Weisz. Il mister decise dunque di allenare la squadra locale, ottenendo risultati illustri: il primo anno conquistò la salvezza e nel secondo guidò i suoi ragazzi a battere le blasonate rivali.

Arpard-weCol proseguirsi della guerra però, i Baesi Bassi vennero invasi dai tedeschi. La famiglia Weisz non riuscì a fuggire in tempo e, il 2 agosto 1942 vennero rinchiusi nel campo di transito di Westerbork. Nell’ottobre del 1942, la famiglia venne sventrata: la moglie con i bambini salirono su un treno blindado diretto ad Auschwitz. Giunti a destinazione, vennero smistati e condotti alle docce di Birkenau.

Árpád invece, essendo ancora abile e in forze, venne assegnato ad un campo di lavoro imprecisato dell’Alta Slesia, in Polonia. Per quindici lunghi mesi rimase in vita, all’estremo delle forze, patendo ogni genere di abuso umano e fisico, senza avere più notizie dalla sua famiglia. Venne infine stipato su un treno e condotto alle docce di Auschwitz in una fredda mattina del 31 gennaio 1944, all’età di 47 anni.

 

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