Fiorentina, altra delusione in finale: il futuro è un mistero

Una Fiorentina stoica esce sconfitta in finale di Conference League per il secondo anno di fila: altra delusione per la Viola, che ora dovrà programmare un futuro ancora tutto da scrivere

Lorenzo Ferrai A cura di Lorenzo Ferrai Fiorentina

Si dice che tre indizi facciano una prova. Numero ricorrente in casa Fiorentina, che ieri ha vissuto la terza delusione in due anni per ciò che riguarda le finali perse. I viola hanno raggiunto l’ultimo atto di Conference League per la seconda stagione consecutiva, senza però riuscire a portare a casa la coppa, nemmeno stavolta. Partita molto diversa da quella contro il West Ham, aggredita meglio ma gestita male.

Soprattutto nella ripresa, quando i gigliati non hanno saputo infliggere il colpo del ko ad un avversario inferiore, più volte sull’orlo del baratro ma mai piegato fino in fondo. E la beffa è arrivata nel modo più atroce, quando ormai tirava aria di rigori. La Fiorentina ha mostrato gli evidenti limiti che assillano la squadra da diverso tempo. Su tutti, la poca lucidità sotto porta.

Come sempre, la squadra crea e gioca un calcio piuttosto fluido, salvo mancare nei momenti clou. Le due occasioni fallite da Bonaventura nel primo tempo gridano vendetta, così come quella di Ikoné ai supplementari. Fiorentina sempre padrona territoriale ma anche fumosa quando si tratta di ferire mortalmente. E col ciclo di Vincenzo Italiano che volge al termine, dove anche la rosa è plausibile che venga pressoché smembrata è d’obbligo fare un bilancio degli ultimi tre anni.

Vincenzo Italiano, Fiorentina
Vincenzo Italiano, Fiorentina @livephotosport

Italiano incompiuto

In attesa di capire quale possa essere il futuro di Vincenzo Italiano, sarebbe piuttosto ingeneroso etichettare il tecnico come “perdente di successo”. Perché se è vero che la storia si ricorda di chi vince, va altresì ricordato che il mister ha preso una squadra che remava in zona retrocessione, portandola a disputare due finali europee in due stagioni. La Fiorentina si è evoluta velocemente, plasmata dal carattere e dal gioco del proprio allenatore.

Se non un vincente, quantomeno un innovatore, nonché capace di restituire entusiasmo e ambizione a una piazza depressa, che aveva bisogno di una netta inversione di tendenza. E Italiano ha saputo portare tale cambiamento, arrivando a stabilizzare la Viola come una delle big italiane ed europee. Tre finali in due anni era un traguardo totalmente sconosciuto dalle parti di Firenze, reso possibile dal lavoro incommensurabile di un tecnico arrivato a sognare con un gruppo non certo zeppo di campioni.

Certo la delusione rimane, la Fiorentina torna a casa con le ossa rotte, consapevole di un inevitabile cambio di guida tecnica. Così come anche lo stesso Italiano rischia di venire etichettato come un eterno incompiuto. L’albo d’oro ci sarà tempo per riempirlo, specie perché lo status di entrambi (squadra e allenatore) e tutt’altro rispetto a quattro anni fa.