Luciano lo stratega: Spagna-Italia vale il primato

Spagna e Italia si ritrovano contro per la sesta volta nelle ultime cinque edizioni degli Europei: una partita che vale il primato del girone B, dove Luciano Spalletti avrà l'arduo compito di scegliere i giusti interpreti per superare le Furie Rosse

Lorenzo Ferrai A cura di Lorenzo Ferrai ItaliaSpagnaCampionato Europeo

È l’ora della verità. Nel teatro di Gelsenkirchen, l’Italia scenderà in campo domani (giovedì 20 giugno) in quella che sarà la sesta sfida in cinque europei contro la Spagna, nostra prima avversaria nel gruppo B. Match che vale ben più di tre punti, dove gli Azzurri hanno la possibilità di conquistare aritmeticamente il primato del girone, che conferirebbe un aiuto non indifferente in ottica qualificazione agli ottavi di finale.

Italia e Spagna procedono a braccetto, dopo le rispettive vittorie contro Albania e Croazia. Due successi differenti nella sostanza, ma molto simili nella forma. Squadre alte, aggressivi, in grado di scatenare la propria potenza di fuoco in qualunque momento, ma con alcuni meccanismi da affinare in fase difensiva. I precedenti agli Europei parlano azzurro, con due vittorie, quattro pareggi e una sola sconfitta, il famigerato 4-0 nella finale di Kiev a EURO 2012.

Mentalità e carattere

Stavolta sarà diverso, anche perché a quella debacle sono seguiti due trionfi da parte della nostra Nazionale, vittoriosa nel 2016 agli ottavi e ai rigori nel magico 2021, prima di soffiare la coppa all’Inghilterra a Wembley. Spagna-Italia è oramai divenuta una classica del calcio europeo, una contesa a sé stante, dove i valori passano in secondo piano per lasciare spazio alla tenuta nervosa ed emotiva.

Se nel 2012, il divario tra Spagna e Italia è uscito fuori in tutte le sue forme, nei successivi due incroci continentali, la sorte e le circostanze hanno arriso alla nostra Nazionale. Quello della Veltins-Arena sarà un appuntamento differente rispetto ai precedenti, anche se nella fase a gironi abbiamo già incontrato le Furie Rosse, nel 1-1, sempre nel 2012. In quell’occasione, l’allora CT Cesare Prandelli, spiazzò tutti arretrando De Rossi a perno centrale per far fronte all’assenza di Bonucci.

E anche stavolta il condottiero azzurro dovrà studiare un piano anti Furie Rosse, per spezzare il palleggio spagnolo, marchio di fabbrica della selezione iberica. Luciano Spalletti avrà il suo bel da fare nelle ore che precedono la sfida, per presentare la migliore Italia possibile. Già perché pur meno scintillante delle versioni a cui siamo abituati, la Spagna resta un’avversaria temibile, specialmente dalla mediana in su, con un nutrito plotone di palleggiatori e un reparto offensivo che sa coniugare classe e imprevedibilità.

Le mosse di Spalletti

Ecco dunque che l’impronta tattica giocherà un ruolo di primo piano in questo incrocio, dove Luciano Spalletti dovrà curare ogni minimo dettaglio, a cominciare dall’approccio. Subire gol dopo 26″ secondi, come accaduto contro l’Albania, non sarà permesso una seconda volta. Anche per questa ragione, forse più dell’impianto di gioco, ciò che realmente farà la differenza sarà l’aspetto mentale.

Una frase sentita a più riprese, ovvia, ma pur sempre corretta e mai fuoriluogo. Specialmente in una partita del genere, mai banale e in cui la forza delle due squadre subisce un enorme livellamento. Chiaramente, il modulo e gli interpreti non vengono messi in secondo piano, anche perché (comunque) in campo ci vanno i giocatori. Spalletti lo sa e ha in mente di presentare un’Italia più fisica rispetto a quella esibitasi all’esordio.

Dentro Cristante, ormai quasi certa la sua titolarità, per inserire muscoli e fiato in una mediana che dovrà districarsi nella ragnatela spagnola. Xavi e Iniesta non ci sono più, ma Pedri, Rodri e Fabian Ruiz hanno tutta l’aria di essere un terzetto temibile, in grado di far viaggiare la palla a grande velocità. Con uno sviluppo maggiormente verticale, l’Italia ha da rimanere concentrata e compatta, senza perdere le distanze fra i reparti e, dunque, concedere spazio alle frecce iberiche, Lamine Yamal e Morata su tutti.

Proprio Alvaro, vecchia conoscenza della Serie A, è l’altra preoccupazione di Spalletti. Mai stato un bomber di razza, Morata è comunque il quarto marcatore all time delle Furie Rosse. Il CT azzurro, fine stratega e particolarmente attento ai pregi avversari, pensa all’innesto di Gianluca Mancini, meno elegante di Calafiori ma più marcatore, più “difensore” in pieno stile italico. Una soluzione atipica per l’Italia di Luciano, che però potrebbe giocare un ruolo decisivo per anestetizzare il centravanti della Spagna.

“Pungi come un’ape”

Riprendendo la celebre affermazione di Muhammad Alì, l’Italia non potrà crogiolarsi nel possesso palla come avvenuto con l’Albania. La Spagna vive del controllo della sfera, come vuole il DNA iberico. Ecco perché gli Azzurri dovranno agire prevalentemente in contropiede, sprigionando i cavalli di Federico Chiesa, apparso in grande spolvero all’esordio. Il numero 14 sarà l’uomo su cui affideremo le nostre ripartenze in campo aperto.

Se è vero che la Spagna rimane la Spagna, dobbiamo altresì considerare che siamo pur sempre i campioni d’Europa. Nessuno è mai felice di incontrarci e gli iberici conoscono la nostra capacità di essere letali quando serve, in particolare quando i favori del pronostico non pendono dalla nostra parte. Via alle danze allora, con lo stratega Luciano pronto a decidere quale abito cucire a un’Italia temibile e spavalda, per nulla intimorita dalle Furie Rosse. Vamos a ganar!

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