Spagna nell’Eden, Francia ko: Deschamps fuori senza gioco e identità

Vola la Spagna, che manda la Francia ko e si guadagna la finale di Euro2024: Yamal e Olmo i simboli di una Roja spaziale, mentre Deschamps esce dal torneo senza aver dato un gioco e un identità alla squadra

Lorenzo Zucchiatti A cura di Lorenzo Zucchiatti FranciaSpagnaCampionato Europeo

Giochisti contro risultatisti, il duello si rinnova, con i primi che questa sera possono brindare al tavolo dei vincitori. La Spagna trionfa all’Allianz Arena e guadagna il primo dei due posti disponibili per la finale di Berlino, e mai risultato del genere è stato estremamente meritato per quello mostrato dalle Furie Rosse, sta sera come nelle altre sfide del torneo.

Di contro una Francia che è stata quantomeno coerente con quello che aveva mostrato finora, ma tale atteggiamento l’ha portata all’oblio. Sembrava tutto troppo facile: gol di Kolo Muani dopo una decina di minuti e partita perfetta per i Galletti, da impostare con una difesa da 1 solo gol (su rigore) subito finora e con le frecce Mbappé e Dembelé da scatenare in contropiede.

Niente di più sbagliato, perché un ragazzino di appena 16 anni, che risponde al nome di Lamine Yamal, e un Dani Olmo MVP della Spagna all’Europeo fin qui decidono, alla Alessandro Borghese, di ribaltare completamente la situazione. Due reti d’antologia che mandano nell’Eden la Roja, ma c’è di più oltre ai guizzi dei singoli. Agganciandoci a ciò che abbiamo detto all’inizio, chi ha proposto idee va in finale, chi ha dimostrato assenza di gioco e identità va a casa.

Spagna matura: dal dominio del gioco a Yamal e Olmo

Raramente si era vista una differenza tale tra una squadra e le altre a livello di prestazioni, in un Europeo che non sta vedendo un buon livello di gioco espresso dalle big. Questa Spagna è matura, è offre tanti spunti di conversazione. Sprazzi del vecchio tiki taka di anni fa, ma con molta più verticalità sugli esterni, l’arma in più della Roja nel torneo.

Un centrocampo solidissimo e di altissimo livello tecnico, che ha in Rodri una certezza assoluta, in Fabian Ruiz una riscoperta bellissima, che si era spento nel PSG agli ordini di Luis Enrique, e un Dani Olmo da incorniciare. 3 gol e 2 assist in 5 gare fotografano l’importanza del fantasista del Lipsia, e l’83,4% di passaggi riusciti testimonia come si metta spesso le vesti di regista avanzato, che fa da raccordo con l’attacco.

Contro la Francia è stato più in ombra Nico Williams, grazie ad un Koundé che si prende la palma di miglior giocatore dei Blues ad Euro2024, ed ecco salire in cattedra il bambino prodigio. Quel Lamine Yamal, toccato dalla mano di Messi, che disegna un gol degno della Pulce, diventa il più giovane marcatore di un Europeo, e lancia un messaggio a Mbappé, Bellingham, Vinicius, Halland e compagnia cantanti: per i futuri palloni d’oro occhio…

Francia, che spreco di qualità: Deschamps ancora in sella?

Abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie le critiche per un’Italia a dir poco pietosa nel torneo, soprattutto contro la Svizzera. Di noi però si è sempre detto che, per quanto non sia una giustificazione all’atteggiamento avuto, i valori sono quelli che sono. La musica cambia guardando la Francia dove, per le prestazioni fornite, lo spreco di qualità è impressionante.

Lo abbiamo detto: niente gioco e niente identità per i Galletti, che in ogni partita, a prescindere dall’avversario, hanno sempre mantenuto un’attitudine attendista, votata alla difesa e contropiede, aggrappati sempre alle fiammate dei singoli, che spesso non sono arrivate. Mbappé si è visto pochissimo, condizionato dalla rottura del setto nasale, Dembelé è andato a folate, a centrocampo il solo Kanté, l’ultimo da cui aspettarsi qualcosa, ha convinto.

La mano dell’allenatore non s’è vista, e l’impressione è che non abbia neanche provato a metterla: Spalletti ha provato a incidere, senza riuscirci, Deschamps ha buttato in campo i campioni per poi sedersi a guardare la partita, senza neanche pagare il biglietto. Un mood che in effetti si trascina da anni con il tecnico ex Juventus, e la domanda sorge spontanea: resterà in sella?

Proprio ieri ricorreva il decennale del suo mandato, e il palmares con la Francia dice 1 trofeo (Mondiale 2018) in 6 tornei, oltre a due finali perse con un Portogallo mediocre, per giunta in casa propria, e con un Argentina che dominò quella partita per 80′. Il contratto scade nel 2026, vedremo se gli verrà data fiducia anche per il prossimo Mondiale. Per ora c’è la delusione della sconfitta con la Spagna, che ci sta, ma la sensazione è di non aver fatto abbastanza.

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