Spalletti all’appuntamento con la storia: è l’ora della Svizzera

Le ore trascorrono inesorabili verso Svizzera-Italia, primo ottavo di finale a EURO 2024, dove ci giochiamo il nostro futuro nella competizione. I dubbi di Spalletti animano la vigilia, per una formazione ancora tutta da scoprire: è l'ora della verità

Lorenzo Ferrai A cura di Lorenzo Ferrai

Il quadro della fase a gironi di EURO 2024 ha rivelato una verità sinistra e clamorosa: senza il gol di Zaccagni saremmo andati a casa! Quel famigerato 98′ di Italia-Croazia può cambiare definitivamente il nostro Europeo, partito decisamente a singhiozzo. Perché si sa, dopo i gironi (storicamente) sappiamo trasformarci.

Lo sappiamo bene e ne è consapevole anche Luciano Spalletti, chiamato a preparare il piatto migliore per far fronte a una Svizzera rigida e organizzata, nostra avversaria agli ottavi. Come detto, la rete di Zaccagni è risultata tanto pesante quanto bella, nonché potenzialmente decisiva per questa Nazionale ancora distante dal mostrare il proprio reale valore.

Ebbene, dovremo riuscirci all’Olympiastadion di Berlino, un teatro che ci evoca ricordi più dolci del cioccolato svizzero, targati 9 luglio 2006. Italia campione del mondo contro la Francia ai rigori, e chi se lo scorda. Sicuramente Spalletti lo dovrà tenere a mente, per darsi la forza e trasferirla all’undici che scenderà in campo contro la Svizzera.

Un’altra Italia

Superato (con molta fatica) lo scoglio del girone, per l’Italia comincia un’altra competizione. Abbiamo la grande fortuna di essere nella parte “soft” di tabellone, lontano dalle corazzate Francia, Germania e Spagna, e dobbiamo sfruttare questo destino benevolo che la sorte ci ha riservato. Un vantaggio che un italiano riesce a trasformare in autogol, specialmente se la concentrazione viene meno. Un difetto che, in teoria, non dovrebbe esistere con un condottiero feroce e meticoloso come Spalletti.

Ed ecco che scocca l’ora della Svizzera per alimentare il sogno europeo. I nostri avversari sono lì, puntuali come da tradizione elvetica, ad attenderci al varco e cibarsi delle nostre paure e di una pressione mai retta nel migliore dei modi dall’Italia, soprattutto in condizioni di vantaggio tecnico. Siamo superiori ai nostri avversari, dobbiamo dircelo, ripetercelo e dimostrarlo sul campo. Abbiamo tutte le carte in regola per andare ai quarti. E Spalletti lo sa bene. Ecco perché quest’occasione non potremo lasciarcela sfuggire.

Calafiori squalificato: dal mancino a Mancini

Il simbolo del nostro Europeo, fin qui, è stato sicuramente Riccardo Calafiori, il difensore più bello e sfrontato ad aver messo piede in terra teutonica. Il centrale del Bologna, protagonista dell’autogol fatale contro la Spagna, ci ha tirati via dal ciglio del burrone con quella discesa Weahniana, poi culminata nel passaggio per san Zaccagni, per il gol qualificazione contro la Croazia.

Un assist pesantissimo, visionario, decisivo e soprattutto puntuale. La puntualità che non ci dovrà mancare contro la Svizzera, dove dovremo rinunciare proprio a Calafiori, squalificato a causa del giallo ricevuto al cospetto dei croati. Un’assenza pesante, un vero colpo basso, che ci priva di uno degli interpreti maggiormente calati nell’orchestra (fin qui piuttosto stonata) messa in piedi da Spalletti.

E in mezzo a cervellotici ragionamenti fra tattica, stile di gioco, impostazione della partita, alla fine Luciano da Certaldo ha scelto Mancini. A meno di colpi di scena, il difensore romanista sarà titolare a Berlino, al fianco di Bastoni, con l’obiettivo di proteggere Donnarumma e mettere in campo tutta la garra che l’ha sempre contraddistinto a Roma.

Dal mancino di Calafiori al Mancini Gianluca. Cambio forzato, probabilmente non preventivato ma che si presenta come un’opportunità per l’Italia, dato che Spalletti inserisce un difensore-goleador, capace di timbrare il cartellino in sette occasioni fra campionato ed Europa League nella stagione appena trascorsa. Un buon segno, anche in vista dei calci piazzati. E soprattutto, un giocatore che non si è mai risparmiato quando si è trattato di dare tutto.

Pasta e Fagioli

Siamo italiani. La pasta è il nostro marchio di fabbrica, declinabile in un’infinità di ricette. E il piatto di Italia-Svizzera sembra essere pasta e Fagioli. Nicolò da Piacenza ha vissuto otto mesi infernali, fra calcioscommesse, squalifica e percorso riabilitativo. Per tutta risposta, Spalletti ha deciso di chiamarlo nella spedizione tedesca come possibile arma in più per la nostra Nazionale.

Un premio o una scelta tattica? La verità assoluta non la sapremo mai, ma Fagioli c’è e potrebbe esordire dal 1′ a EURO 2024, come sorpresa per sparigliare le carte nell’accorta mediana elvetica. Jorginho ha confermato i limiti dinamici, così Luciano può dare una possibilità al giovane juventino, anch’egli candidato a una maglia da titolare. Scelta ardita, ma quantomai ponderata, visto che Nicolò ha le qualità per scardinare la linea eretta dai soldatini di Yakin.

Dentro Fagioli, un condimento invocato da molti, così come Cristante. Anche il numero 4 della Roma può avere la sua chance da titolare, per completare una mediana robusta, assieme all’intoccabile Barella. Possibile bocciatura anche per Pellegrini e Frattesi dunque, per un 4-3-3 inedito che prende forma nella mente di Spalletti, sempre più propenso a tornare sui suoi passi, sulla falsa riga dell’impresa firmata a Napoli.

Federico Chiesa, Italia
Federico Chiesa, Italia @livephotosport

Chiesa di nuovo al centro del villaggio?

Vecchio modulo, vecchie abitudini. E gli interpreti? Il 4-3-3 è cucito su misura per Federico Chiesa, e Spalletti può rimetterlo nel suo habitat naturale, la fascia. Sinistra, destra, è importante fino a un certo punto, visto che il fantasista della Juve è capace di rendersi pericoloso da qualunque zona. Purché stia lontano dal trafficato corridoio centrale, che gli ha sempre impedito di sprigionare i suoi cavalli. Scamacca davanti, anche se il nostro centravanti avrà il compito di ritrovare sé stesso.

Il rebus riguarda principalmente l’altra ala. Zaccagni, El Shaarawy o addirittura Cambiaso, con Chiesa riportato a sinistra, la mattonella a lui più congeniale. Dubbio iperbolico che animerà Spalletti fino all’ultimo secondo. Ciò che sembra chiaro è che dovremmo vedere un’Italia totalmente rivoluzionata, proprio nella partita più importante. Un rischio? Sicuramente, ma d’altronde, chi non risica non rosica. E noi non vogliamo rimpianti.