Nel bosco di Gibilmanna, sopra Cefalù, tra pini e terra umida, c’era un casolare che non faceva rumore. Porte chiuse, finestre basse, odore di chiuso. Dentro, due bambini di 7 e 11 anni vivevano lontani da tutto. Niente scuola. Niente vaccini. Niente contatti con il resto del mondo. Sabato mattina sono arrivati gli uomini della polizia giudiziaria, su disposizione della Procura per i minorenni di Palermo. Li hanno portati via da lì, insieme alle madri. Adesso sono in una casa protetta, in provincia. È una storia che parte da lontano e che ancora ha molti punti da chiarire.
Il casolare nel bosco e una vita fuori dal tempo
La casa era umida, piena di sacchi a pelo, stoviglie sparse, oggetti accatastati senza ordine. Un materassino gonfiabile per dormire. Niente segni di una vita regolare, nessuna traccia di scuola, quaderni, giochi. I bambini vivevano così, dentro una quotidianità sospesa. Attorno, il silenzio del bosco. Gibilmanna, con il suo santuario poco distante, e poi più su solo alberi e sentieri. Chi passa da quelle parti lo sa: basta poco per sparire alla vista. E lì, in quel pezzo di montagna, una piccola comunità si era chiusa su se stessa.
La comunità e la figura del “santone”
Una quindicina di persone, tra italiani e stranieri. Alcuni si spostano, altri restano. Al centro, secondo gli investigatori, un uomo tedesco, figura carismatica, punto di riferimento del gruppo. Lo chiamano “santone”. È su di lui che si concentrano adesso gli accertamenti della Procura di Termini Imerese. Si cercano risposte: che ruolo aveva davvero? Che tipo di controllo esercitava? E soprattutto, come si è arrivati a isolare dei bambini in quel modo. Le indagini guardano anche fuori dall’Italia, verso la Germania, per ricostruire legami e spostamenti.
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Basta un click e arriva a casa tua
L’allontanamento è stato deciso per proteggere i due bambini. Una misura urgente. La procuratrice dei minori di Palermo ha disposto il trasferimento immediato in un ambiente sicuro, dove possano essere seguiti da assistenti sociali e psicologi. Adesso si tratta di capire da dove ripartire. La scuola, prima di tutto. Poi la ricostruzione di una normalità che fin qui non c’è stata. I piccoli restano con le madri, ma sotto osservazione. Sarà il Tribunale per i minorenni a decidere nei prossimi giorni se confermare i provvedimenti o andare oltre.
Un caso che richiama altri scenari simili
Non è la prima volta. Torna alla mente la vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco” in Abruzzo, anche lì bambini cresciuti lontani da servizi e relazioni. Ma qui c’è qualcosa in più. Una comunità. Un leader. Un sistema chiuso che si regge su equilibri interni difficili da decifrare. Chi indaga vuole capire se si tratta di una scelta estrema di vita o se ci sono responsabilità più gravi. Intanto restano le immagini: il bosco, il silenzio, i bambini senza documenti, senza scuola, senza un contatto stabile con il mondo.
La storia non è finita. Le verifiche continuano, i fascicoli sono aperti. Nel frattempo, due bambini provano a rientrare dentro una vita normale, passo dopo passo. Fuori dal bosco, lontani da quel silenzio che per mesi è stato tutto il loro mondo.
