Mbappé spegne la luce: PSG, senza teatro c’è la realtà

Nicola Liberti
4 Min. lettura

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Frattura nella notte, dal PSG a Parigi, l’ambiente parigino cala nel buio. Lo scoop de Le Parisien vuole Kylian Mbappé, promesso sposo da una vita, oggi votato definitivamente al Real Madrid. Il wonderkid d’oltralpe spegne la luce, chiude il teatro dell’Emiro e costringe l’ambiente tutto a fronteggiare una realtà oggi più dura dell’atteso.

I tre tenori che dovevano prendersi il calcio europeo hanno finito per illudere, disincanto al Parco dei Principi che, oggi, con due riflettori spenti, vede affievolirsi con il passare dei giorni anche l’ultimo. Cattedrale a tre torri nel deserto di progetto del PSG: dopo Messi e Neymar, ora anche Kylian Mbappé sarebbe pronto a sferrare il colpo, l’ultimo e decisivo, al triste illusorio teatro dei milioni parigino.

Emirati e Parigi, capitali di denaro e moda, chiamate nel passato all’asse dei sogni, oggi spezzato come d’incanto. Sogni finanziari da una parte, di calcio dall’altra: il binomio più quotato si tramuta in incubo perfetto e d’eccezione all’ombra della Tour Eiffel. Connubio d’ambizioni smisurate e senza freni: ricetta del fallimento in piena regola, in continuo deterioramento da oltre un decennio. Kylian Mbappé è solo l’ultima pagina di un libro denso di folli progetti scioltisi sotto il pesante calore dei riflettori delle attese mai rispettate.

Kylian Mbappé, PSG
Kylian Mbappé, PSG @livephotosport

Mbappé spegne la luce: PSG, è l’ultima chiamata

La teca di cristallo del Parco dei Principi ben presto non godrà più dell’ultimo abbagliante faro ad abbagliare le folle: Kylian Mbappé spegne la luce. Un teatro senza étoile che degli sfarzi di un’era si trova oggi a fare i conti con una trama di progetto mai nutrita, scarna in interpreti ed idee. A giugno sipari e veli cadranno, mostrando il lato più crudo e vero della vicenda, quello di un frutto proibito senza polpa.

Gioco, progetto, idee, visioni ed innovazioni: l’unico rimando agli Emirati in casa PSG è il deserto di questi fattori. A luci spente e teatro vuoto, le tenebre avvolgeranno l’ambiente e concederanno finalmente la visione più realistica di ciò che è, di ciò che resta. Macerie, quelle nelle quale crogiolarsi, quelle da coprire con vesti da adornare a suon di milioni, come da copione del passato inglorioso, o le stesse dalle quali rinascere.

Luis Enrique è, in quest’ottica, l’ultimo baluardo per risollevarsi. Curriculum di spessore che condanna a fare i conti con l’inevitabile realtà, pena l’addio. Ripartire da un’idea congiunta, una visione ad ampio spettro non solo sugli investimenti, ma anche d’ideologia di un club che è da sempre povero di filosofia calcistica. Se lo spagnolo si troverà a predicare nel deserto, però, è verdetto proprio dell’Emiro, oggi nell’ombra dei riflettori spenti, calato in un teatro vuoto che lascia spazio ad una realtà dura e per troppo tempo accantonata: oggi è bivio, vesti sfarzose o (ri)nascita, nascondino fino al countdown della verità o chiavi a Lucho. PSG, è l’ultima chiamata.

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