Hamilton sposa la Ferrari: il Re per riportare lo scettro a Maranello

Lorenzo Ferrai
9 Min. lettura

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È il colpo dell’anno, forse anche quello del secolo. Lewis Hamilton in Ferrari ha un po’ la stessa valenza del primo uomo sulla Luna. Uno sproloquio protrattosi per diverso tempo, inizialmente utopistico, poi divenuto realtà, che può cambiare realmente la storia. Già perché il Re Nero ha scelto di indossare l’abito rosso, quello tanto atteso, bramato e sognato per anni. Un amore reciproco, esistente già da tempo, ma tenuto nascosto per ovvie motivazioni, finché le due parti non hanno avuto il coraggio di rivelarlo al mondo intero.

L’arrivo di Lewis è realmente un avvenimento epocale, in grado di sconvolgere il mondo e la storia della Formula 1. Le ragioni della Rossa sono ben note. Su tutte, quella di riportare l’agognato Mondiale a Maranello, dal momento che l’ultima volta fu nel lontanissimo 2007, con Kimi Raikkonen. Una vita fa. Da allora sembra trascorso un secolo.

Sono passati diversi campioni, come Alonso e Vettel, i quali hanno fallito (per vari motivi) l’obiettivo di conquistare l’iride con la tuta rossa. Ora la Ferrari ha scelto di andare all in, puntando sul migliore in circolazione. Una mossa senza precedenti, che nemmeno il tifoso più ottimista avrebbe neanche lontanamente preventivato. Ma Hamilton è davvero l’uomo giusto per riportare la Rossa nell’Olimpo della F1?

Lewis Hamilton, Mercedes
Lewis Hamilton @livephotosport

Rosso passione….e speranza

Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un’automobile, sicuramente la farà rossa“. Questa frase di Enzo Ferrari racchiude tutta la storia incastonata a Maranello, luogo in cui ogni pilota ha la possibilità di consacrarsi. Come? Vincendo. Solo una vittoria al volante della Ferrari permette di ritagliarsi un posto privilegiato nell’albo d’oro. Un Mondiale con la Rossa assume un valore incommensurabile, quasi impossibile da quantificare.

Si sa, Hamilton ha sempre nutrito un amore viscerale verso la Ferrari, sbandierando (senza nemmeno troppo pudore) il desiderio di arrivare un giorno a vestirne i colori. L’affetto ma anche, e soprattutto, l’ambizione. Sono questi i due cardini che hanno indotto il Re Nero a prendere questa decisione, tanto inaspettata quanto doverosa, per lui e per la sua carriera. Ferrari è passione, come indica il colore Rosso ma è anche voglia di mettersi in gioco e mostrare realmente il proprio valore. E non è una semplice leggenda che ottenere una vittoria a Maranello sia molto più complicato che da altri parti.

Questo perché la Rossa è sempre stata presente, ribadendo a più riprese la propria importanza, delle volte anche superiore a quella della Formula 1 stessa. Ma c’è un altro motivo per cui non è fuori luogo sostenere che la pressione sia decisamente più elevata che altrove. A differenza dell’Inghilterra, l’altro paese simbolo del circus, l’Italia è rappresentata dalla sola Ferrari e il tifo rosso si è amalgamato con la scuderia, componendo un rapporto simbiotico che porta team e supporters a fondersi in un’unica entità.

Tifosi Ferrari
Tifosi Ferrari @LPS

E non può essere un caso che i sostenitori della Ferrari vengano chiamati “tifosi” anche Oltrealpe. Perché è un termine che non possiede una traduzione, esso etichetta un popolo, una famiglia. Noi italiani non abbiamo eguali quando si tratta di vivere una passione e la Rossa è alla stregua di una religione, venerata e sentita da chiunque. Per parafrasare Sebastian Vettel: “Tutti sono tifosi Ferrari, anche chi non lo ammette“.

Hamilton-Leclerc: deja-vù

Monza 2019 è uno dei ricordi più fulgidi nella mente di un ferrarista. Almeno per ciò che riguarda i tempi recenti. In quella circostanza, il giovanissimo Charles Leclerc ha compiuto un’autentica impresa, degna di Leonida alle Termopili o di Davide contro Golia. Un 21enne, al primo anno a Maranello, che manda in esaurimento nervoso un pluricampione del mondo. Quella gara è storia, Hamilton incollato alla Ferrari per oltre 40 giri, con il Predestinato che gli rifila una spallata (discutibile) alla Roggia, fino a indurlo all’errore a pochi giri dal termine.

Il ragazzino che batte il Re, lasciando presagire a un futuro, poi non (ancora) concretizzatosi. A distanza di sei stagioni, Hamilton e Leclerc si ritroveranno fianco a fianco, con la stessa tuta addosso e con la stessa macchina. Charles non è più il giovane scapestrato del 2019. Ora è un pilota maturo, a cui manca solamente la continuità e la macchina giusta. Lewis invece è il solito leone, che ha dovuto adattarsi ai tempi che cambiano, dove la sua Mercedes non domina più.

Charles Leclerc, Ferrari
Charles Leclerc, Ferrari @livephotosport

La convivenza di due prime guide in un top team può rivelarsi problematica. La storia della Formula 1 pullula di casi simili. Dal dualismo Senna-Prost allo stesso Hamilton con Rosberg. Altri tempi, dal momento che la McLaren di fine anni ’80 e la prima Mercedes dell’era ibrida erano semplicemente dominanti. La mancanza di una concorrenza credibile aveva favorito la scoppio della rivalità fra Lewis e Nico, prima ottimi amici, poi implacabili rivali. D’altro canto, anche Leclerc ha vissuto uno scenario simile in Ferrari, al fianco di Sebastian Vettel, nel 2019.

Quella Rossa era ben lontana da vincere il Mondiale, perciò, anche in quel caso, gli ordini di scuderia non si sono resi necessari. E ciò ha contribuito a creare tensioni fra i due piloti. Ma a distanza di anni, Hamilton e Leclerc si potrebbero ritrovare a vivere una sorta di deja-vù, senza avere alcuna garanzia sulle possibilità della vettura che uscirà da Maranello. Un dualismo che avrebbe tutti i presupposti per destare preoccupazione. Oppure si rivelerà un punto di forza. Charles e Lewis, tocca a voi.

Due galli in pollaio: Vasseur saprà gestirli?

Non è tanto la convivenza fra i due galletti a mettere in apprensione l’ambiente in rosso. Poiché stiamo parlando di due fenomeni. Certo, uno è leggenda, plurivincitore e simbolo della Formula 1. L’altro è un giovane, senza il curriculum di Hamilton ma altrettanto baciato dal talento. In più, dettaglio non indifferente, Leclerc ha il cuore Ferrari, fattore che non ha lasciato indifferenti i tifosi, combattuti sul pilota per cui fare il tifo.

Frederic Vasseur, Ferrari
Frederic Vasseur, Ferrari @livephotosport

E tutta questa grana sarà sotto la supervisione di Frederic Vasseur. A partire dal 2025, il team principal sarà, allo stesso tempo, la persona più invidiata e meno invidiata in Italia. Una coppia di piloti di questa portata e con tali motivazioni, non si vede da tempo immemore a Maranello. E proprio lo svizzero avrà il compito più complesso: gestire la convivenza fra i due galletti alla ricerca della gloria personale, seppure col comune denominatore di vincere con la Ferrari.

In questo caso è molto semplice perdere la bussola e sballare gli equilibri. Poiché Vasseur non è Jean Todt, nonostante sia un pistaiolo di lunga data. L’abitudine alla gestione del muretto è insita in un team principal promosso in Ferrari, ma non dimentichiamo che Hamilton è a tutti gli effetti un brand, non solo un semplice pilota. La missione sarà ai limiti dello snervante, anche se molto dipenderà dalle potenzialità della Rossa. Che vettura uscirà da Maranello nel 2026? Aspettiamo l’oste, poi facciamo i conti.

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