Roma resta muta: grazie di tutto, Alberto Mandolesi

Luca Vano
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Più di una radiocronaca: una vera e propria narrazione. Questo è ciò che Alberto Mandolesi ha regalato per anni ai tifosi della Roma, che lo piangono oggi all’età di 76 anni. Nato nel settembre del ’47 ed originario del quartiere Prati, è stato l’uomo simbolo del racconto a tinte giallorosse soprattutto nell’epoca di Niels Liedholm. Chi lo ha conosciuto e chi ha avuto il piacere di condividere la postazione con lui racconta di un uomo estremamente legato alla maglia del suo cuore, ma allo stesso modo padrone di equilibrio e pacatezza. Doti che lo hanno reso alla lunga apprezzato anche dagli avversari di tifo, alter ego nelle tv e radio romane del suo caro amico, il laziale Michele Plastino.

Nel corso della sua carriera, Mandolesi ha raccontato in cuffia più di duemila partite della Roma, restituendo a chi era impossibilitato in quel momento a seguirla dal vivo la medesima passione dell’Alberto tifoso e professionista. Come un foglio di carta trasparente, ha saputo tenere ben salde entrambe le mani sul volante non scadendo nell’asetticità e nemmeno nell’eccessivo trasporto. Pur chiarendo, a più riprese: “Provengo da una famiglia interamente romanista”. Una purezza di sangue di cui aveva fatto vanto, anche nel prosieguo della carriera in radio.

Il rapporto con Totti

Prima di sedersi negli studi di Centro Suono Sport, però, Alberto Mandolesi ha legato indissolubilmente la propria carriera a Francesco Totti, a tutti gli effetti sinonimo di “AS Roma” in Italia e nel mondo e come tale individuato dal giornalista, ancor prima di tutti i suoi colleghi. Al momento del suo esordio, Alberto era lì. L’avversario era il Brescia e dalla sua voce venne fuori un commento allo stesso modo impattante e spontaneo: “Questo è un momento storico”. Che abbia nascosto per anni la sua capacità di prevedere il futuro?

Scherzi a parte, è stato lo stesso Totti a riconoscere l’affidabilità del giornalista “scegliendolo” per la sua prima apparizione pubblica, in barba a format allora più accreditati che si erano già mossi per lanciarlo sulle grandi reti. Tempo al tempo, con infinita riconoscenza da parte di Mandolesi per il gesto dello storico capitano della Roma: “Lo ringrazierò sempre”. Un momento che intrecciò le carriere di entrambi, così diverse ma parimenti accomunate dall’amore per gli stessi colori.

Eredità

Cosa lascia Mandolesi alla Roma e al mondo del giornalismo? Sicuramente una serie di impareggiabili insegnamenti. Prima di tutto il ricordo, ripreso sui social dalla stessa società e da numerose personalità ad essa legata, che non hanno fatto mancare dolci parole per commemorarlo. Ma sarebbe limitante riferirsi al maestro Alberto con soli verbi al passato, visto il contributo concreto che ha saputo lasciare nel mondo del suo lavoro.

Specialmente nella Capitale, dove è istituzione e al contempo compagno di tifo di chi, abbonamento o biglietto alla mano, si reca a domeniche alterne allo Stadio Olimpico. Compresi i membri della nostra testata, che oltre ad unirsi al cordoglio restano consapevoli di come, a partire da oggi, in Tribuna Stampa un posto rimarrà sempre occupato. E Roma, almeno quella del calcio, un po’ più muta d’ora in poi.

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