La forfettaria è stata spesso dipinta come il regime fiscale dei pigri, un'occasione per pagare poche tasse senza documentazione seria. La realtà è diversa: quella che parte nel 2026 è una struttura più rigorosa e trasparente, disegnata per premiare chi opera correttamente e tracciare chi scavalca i confini normativi. L'Agenzia delle Entrate ha anticipato che le modifiche non sono cosmetiche, ma toccano il cuore del sistema.
Nel 2025 la soglia del regime forfettario rimane a 85.000 euro di ricavi lordi, ma dall'anno prossimo cambierà significativamente. I dettagli definitivi sono ancora in via di consolidamento legislativo, tuttavia le bozze di decreto legge indicano un incremento della soglia verso i 100.000 euro per alcune categorie di servizi professionali. Questo riguarda principalmente consulenti, freelancer del digitale e intermediari commerciali. Per chi opera in commercio al dettaglio o nei servizi generici la soglia potrebbe assestarsi sui 92.000-95.000 euro. Le regioni con maggiore concentrazione di partite IVA forfettarie sono Lombardia, Veneto, Campania e Lazio. Il periodo di transizione corre da gennaio a settembre 2026: chi vuole adeguarsi ai nuovi parametri ha sei mesi per organizzare i cambiamenti contabili.
I nuovi adempimenti del 2026 riguardano tre fronti principali. Primo: la rendicontazione analitica dei costi, non più gestibile con la sola dichiarazione dei redditi. Chi rimane in forfettaria dovrà conservare fatture di acquisto, buste paga, ricevute di gestione ordinaria, così come avviene già nella contabilità semplificata. Secondo aspetto è l'obbligo di comunicazione trimestrale al sistema SIDIN per i movimenti superori a 5.000 euro mensili, una novità che consolida il monitoraggio in tempo reale. Terzo punto: per chi fattura servizi digitali o consulenze da remoto cross-border, entrano in vigore verifiche più stringenti sulla residenza fiscale della clientela. Il versamento dell'acconto IVA, finora assente, potrebbe diventare obbligatorio per chi supera i 65.000 euro di turnover.
Come organizzare la transizione nel 2026
- Aggiornamento software gestionale: scegli una piattaforma compatibile con i nuovi tracciamenti SIDIN, meglio se già certificata Agenzia delle Entrate.
- Archiviazione documentale: prepara un sistema ordinato per fatture, ricevute e giustificativi di spesa, almeno dal marzo 2026 in poi.
- Consultazione con commercialista: verifica se la tua attività cade nei settori con soglia incrementata e valuta se il passaggio a contabilità ordinaria conviene.
- Dichiarazione precompilata: l'Agenzia già da maggio 2026 proporrà una bozza di dichiarazione con i dati comunicati tramite flussi mensili, controlla ogni voce.
- Versamenti IVA: se rientri nella fascia intermedia, regolarizza gli assegni circolari non tracciabili prima di gennaio 2026.
Chi rimane in forfettaria per il 2026 non deve vederla come una ritirata verso la complessità, ma come un'opportunità di radicamento normativo. I vantaggi di aliquota fissa e contabilità snella persistono, a patto di stare dentro le regole. Se il tuo reddito è sopra la nuova soglia, il passaggio alla regime ordinario richiede una comunicazione formale entro il 30 novembre 2025: verificalo con il tuo commercialista prima di settembre.
