66 km: il calcio di Allegri e Mazzarri

Luca Vano
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Le mille domande che ruotano attorno al calcio e all’idea che di esso hanno gli allenatori convergono spesso nella risposta più scontata: “dipende dai punti di vista”. Un assunto che può essere applicato anche ad altri aspetti della vita, come la distanza tra due centri abitati. 66 km, ad esempio, sono quelli che dividono Livorno e San Vincenzo, città col sorriso rivolto verso il mare della suggestiva Toscana. Metro più, metro meno, tale è la distanza che separa le origini di Massimiliano Allegri e Walter Mazzarri, entrambi troppo toscani per non essere icone e testimoni di una delle rivalità più accese d’Italia, quella tra Juventus e Napoli.

Neanche il tempo di metabolizzare il gol in zona Cesarini di Gatti a Monza e la lezione del Maradona impartita dall’Inter, che è tempo di resettare e prepararsi al big match dello Stadium. Il duello tra le panchine accorcerà i 66 km originali ad una manciata di metri da giocarsi a scacchi, tra tappi di bottiglia mangiucchiati, penne divorate ed inattesi sbandieramenti di giacche e cravatte. Tutto torna al concetto di distanza: ridurre o allungare quella in classifica farà tutta la differenza del mondo.

Walter Mazzarri, Napoli-Inter
Walter Mazzarri, Napoli-Inter @livephotosport

Gesti, urla e parole: il rito di Allegri e Mazzarri

Allegri e Mazzarri vivono la partita con trasporto identico ma mostrato in modalità differenti. Chi si scalda di più? Dipende dai punti di vista, dicevamo. Non può sfuggire al giudizio soggettivo, infatti, la frenesia del tecnico del Napoli, che con le mani in tasca non sa stare e gesticola, indica, richiama e lascia anche una certa suspense cinematografica. Le indicazioni sembrano sempre mozzate, come se la frase da enunciare sia bene che rimanga sospesa: il più del lavoro lo fa il linguaggio del corpo.

L’irrequietezza mazzarriana si scontra con la calma predicata da Allegri, che però l’allenatore della Juventus mantiene soltanto in teoria. Soprattutto in una stagione dov’è l’entusiasmo a trascinare i colori bianconeri, il tecnico livornese cavalca l’onda e alza il tono di voce molto più che in passato. E molto di più rispetto al suo collega, quantomeno nelle prime uscite della sua nuova avventura a Napoli. Max a livello di gestualità è ritmico, ripete pochi movimenti ma a cadenza quasi scientifica. Lo ha ammesso anche Rabiot in una recente intervista: “Così ci permette di restare dentro la partita”. Anche a costo di qualche urlaccio di troppo.

Max Allegri, Juventus
Max Allegri, Juventus @twitter

Juventus-Napoli, punti di vista

Passando al terreno di gioco, che partita sarà la riedizione di Allegri contro Mazzarri sulle panchine di Juventus e Napoli? L’ultima volta fu nel 2015, arbitrava sempre Orsato e le squadre si divisero la posta in palio nel match passato alla storia per la tirata di capelli di Chiellini a Cavani, dopo l’iniziale gomitata del Matador. Partita maschia, quasi anacronistica che fa da manifesto per la tesi di coloro i quali storcono il muso nel commentare l’idea di calcio agli antipodi di quegli ormai celebri 66 km.

Il Napoli, come fatto a sprazzi con Real e Inter, tenterà di condurre il gioco e la Juventus, verosimilmente, alternerà la prudente aggressività all’abuso di difesa posizionale nei momenti chiave del match. Curioso sarebbe assistere ad un incontro con gol nei primi minuti, per verificare la capacità di adattamento alla gara degli scacchisti a bordo campo. Non che ce ne sia bisogno: certe cose non cambiano mai. Va bene così? Dipende dai punti di vista.

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