Juric si scusa, ancora Torino solo con l’Europa: sarà veramente così?

Lorenzo Zucchiatti
2 Min. lettura

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Un rapporto davvero difficile da spiegare quello tra il Torino ed il proprio allenatore, così legati l’uno all’altro ma in continuo contrasto. Una storia d’amore fatta di litigi e riconciliazioni, esattamente come quella andata in scena poche ore fa. Juric si scusa dopo aver accusato parte del pubblico di non sentire lo spirito Toro e non apprezzare la squadra, facendo intendere che l’obbiettivo era creare unione d’intenti e compattezza verso l’Europa. Ecco l’Europa, proprio ciò che il tecnico granata non ha paura a nominare ed anzi pone come condicio sine qua non della sua permanenza.

Se non vado in Europa vado via, sennò resto al Torino. Senza cosa faccio qui? Prendo i soldi e poi mi cacciano, non è quello che voglio. L’obiettivo è alzare l’asticella e sono pagato per questo, se non ci riesco vado via”. Onesta e schiettezza certamente da ammirare, ma sarà veramente così? Il piazzamento europeo è qualcosa di comunque non facile vista la folta concorrenza e l’esperienza maggiore di tante altre squadre, e dunque tali dichiarazioni, tra l’altro ad inizio febbraio con tutto un girone di ritorno da giocare, sembrano un preludio all’addio. A Juric a risposto Cairo.

Torino, Cairo apprezza: “Atto di grande responsabilità di Juric”

Parole che hanno sorpreso anche i giocatori, i quali non sapevano di tale condizione e chiamati dunque a dare ancora di più per centrare l’Europa. Dal canto suo Cairo apprezza tale stile: Quello di Juric è un atto di grande responsabilità e generosità, condiviso da tutto il club e tutta la squadra. Lo apprezzo ancora una volta. Juric è una persona schietta, non si nasconde. È una dichiarazione di una persona che crede nella squadra e che ha un obbiettivo di crescita dopo due anni soddisfacenti. Cercheremo di fare tutti il massimo per tenerci Juric anche l’anno prossimo. Rientrata la burrasca per le uscite scomode post Salernitana, l’unione d’intenti c’è e l’obbiettivo è chiaro; al Torino non resta che prendersi l’Europa.

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