La morte, le tasse, le critiche: Leao patrimonio da 10, quale flop?

Nicola Liberti
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Platea esigente quella che adorna San Siro che, per DNA proprio del club che rappresenta, si nutre di classe ed eleganza, estro e fantasia, la stessa che pone sul campo il solo Rafael Leao. Evanescenza e mancanza di concretezza sono fendenti mediatici che scalfiscono e squarciano il caso in seno al Milan, l’analisi li smussa e rivela la verità. Il 10 che dalla maglia si tramuta in compiti, onori ed investitura del diez sulle spalle sostenibili con i soli oneri d’inventiva, gli stessi che, in un giocatore acerbo ed ancora troppo inesperto e non sgrezzato, finiscono per limare ampiamente il bottino di reti stagionale.

Theo è condizione d’esistenza di una delle catene mancine più temibili d’Europa, Leao ne conferisce stigmate d’alta tensione ed imprevedibilità. La danza cieca alla quale è costretta ogni difesa opposta al Milan è male al quale la Serie A non ha ancora trovato rimedio, così come l’Europa. Sul conto del lusitano sono sacrosante le critiche circa l’abitudine al gol persa sul cammino, meno quelle che ne scontornano una stagione fallimentare.

10 tattico: Milan, tutela il nuovo Leao

La necessità di Stefano Pioli di ricercare imprevedibilità tattica è divenuta esigenza imperativa nel corso degli ultimi mesi, non potendo più ripiegare solamente sulla propria catena del terrore sull’out mancino. Un binario codificato dopo anni di rifugio tecnico rossonero nel talento di Theo e Leao che, dopo gli arrivi estivi, consente al Milan di ampliare il fronte della manovra offensiva specchiando la propria pericolosità anche sulla catena di destra. Ecco che senza la necessità di determinare, o meglio salvare, la situazione con regolarità, la richiesta tattica da uomo di reti è tramutata in fantasista, jolly con licenza di libertà.

Leao, Milan @livephotosport
Leao, Milan @livephotosport

Niente obblighi di ripiego, la classe di Rafael Leao è patrimonio da tutelare per il Milan, risparmiando lui fiato ed energie, più utili se convogliate in azioni di matrice d’impatto offensivo che in raffazzonate coperture d’occasione. La libertà di svariare sul fronte d’attacco e di ritrovarsi con la licenza di ispirare è guadagnata in anni di onorata crescita posta sul campo, l’incanto è il solo tramite con il quale il portoghese adempie oggi alle proprie mansioni, non più il fine superfluo di un possesso spesso vittima di vano ed inconcludente narcisismo tecnico. Evoluzione. Dai compiti ai modi in cui questi vengono portati a termine, dall’attitudine, ancor oggi al centro del dibattito sebbene ampiamente mutata, al riconoscersi in un ruolo di servizio della squadra, non più di protagonista di soli tabellini e marcature.

Leao e la Serie A, il drama del ‘passo ciondolante’

Una manciata di stagioni quelle che la Serie A ha necessitato prima di riconoscere in Leao un esterno e non una punta, così etichettato quando spedito da Lille in direzione Milano. Un’altra ancora quella per concedergli il titolo di giocatore di livello; un’ultima poi, quella di stretta attualità, che diverrà fondamentale per metabolizzare un’analisi piuttosto evidente, malcelata a dire il vero da critiche a colpire la forma e non la sostanza: oggi Rafael Leao è più maturo, evoluto, semplicemente cresciuto. Il percorso attraversato con il Milan gli permette di riconoscersi in un gioco che lo toglie dai riflettori dei tabellini e lo ‘relega’ a uomo d’elevata ispirazione per la squadra, come da evidenze di campo, sebbene ciò non lo scagioni da errori o necessità di colmare evidenti gap ancor oggi in essere.

Per Rafael Leao il recente passato è noto, il presente vive raddensato di nubi di futili discussioni che stentano ad attecchire alla realtà od a centrare il reale punto odierno, mutato. Quanto al futuro un’unica certezza: classe, fantasia ed estro sono particelle irremovibili da un patrimonio genetico di prestigio, propagandato come difetto in un paese che lamenta carenze di talento e lo svilisce quando ne trova, garantendosi la presa sul pubblico con il celebre claim del passo ciondolante, dogma ormai non più tramutabile nelle menti da difetto d’animo e tecnico a mero fattore d’apparenza, non privante concretezza a prescindere. La morte, le tasse, le critiche: unica certezza non soggetta al trascorrere del tempo, etichetta ben complessa da rimuovere per Rafael Leao in quel della Serie A.

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