Pellegrini e l’Ordine della Fenice, Coppola in ESCLUSIVA: “Spogliatoio contro Mourinho”

Lorenzo Gulino
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Il pianto degli ultimi, le urla dei gladiatori e la rinascita dei caduti. Tre scenari, tre figure, ma un solo palcoscenico: il Colosseo. Pianto di chi, come Mourinho, ha eretto un muro per difendere le proprie convinzioni a discapito degli altri. Urla di colui che, come Daniele De Rossi, ha caricato le sue spalle di ogni peso proveniente dal passato, facendo così rinascere Lorenzo Pellegrini, l’ultimo dei gladiatori caduti.

Il capitano giallorosso, tra infortuni e capricci, ha perso di vista ciò che contava di più, ovvero la Roma. Sempre fuori dal gioco ed impreciso, mai incisivo e soprattutto senza la nota vena sul collo. Un concetto strimpellato a più riprese da Spalletti, nei confronti di Kvaratskhelia, e che Pellegrini ha dimenticato, forse volontariamente, sotto la guida di Mourinho.

Lacrime di Fenice

Il fuoco, un elemento tanto attraente quanto pericoloso da maneggiare. Basta poco, basta una scintilla per scatenare un incendio che solamente la Fenice è in grado di padroneggiare. Una figura mitologica, risalente all’antico Egitto, capace con le sue lacrime di curare ogni male. Così Lorenzo Pellegrini, tra un capriccio e l’altro, ha rappresentato, in un certo senso, la cura per sé e per la sua Roma.

Lorenzo Pellegrini
Lorenzo Pellegrini, Roma @Twitter

A parlare di ciò, in ESCLUSIVA ai nostri microfoni, è stato l’ex calciatore del Cagliari e grande tifoso della Roma, Maurizio Coppola. Queste le sue parole: “Purtroppo queste cose succedevano anche quando giocavo. Anche io ho fatto la fronda contro alcuni allenatori che non mi piacevano e che, secondo me, non andavano bene per quel tipo di squadra che avevamo. Quindi sicuramente i Friedkin, o chi per loro, sono andati dal capitano e dai giocatori più rappresentativi della squadra e hanno chiesto ‘Che volete fare, noi abbiamo deciso, voi volete continuare ancora con Mourinho o pensate che sia meglio cambiare?’ Loro sicuramente non avranno risposto perché avevano paura della reazione dell’allenatore”.

Ha poi continuato Coppola: “La reazione dell’allenatore c’è stata perché poi, siccome Mourinho non è uno scemo, ha capito com’era la situazione nello spogliatoio. Lo spogliatoio era contro il mister, i giocatori più rappresentativi non lo hanno salvato perché poi i risultati si vedono in campo. Quando i giocatori giocano male si sa, tendono a difendere il proprio orticello, cominciano ad essere attaccati da giornali, tifosi e loro cercano di mettere in cattiva luce l’allenatore che, secondo loro, li fa giocare in posizioni sbagliate oppure con uno schema che non è adatto alle loro caratteristiche e Pellegrini è stato uno di quelli. Sicuramente lui ha capito che con quel modulo, con quel tipo di squadra non rendeva“.

Il male assoluto

La conseguenza? Mourinho, in discussione già da tempo, è diventato il male assoluto. Le bocche dei diavoli hanno parlato e sono le stesse di chi, qualche tempo prima, lo idolatrava tra coppa e sold-out. Il portoghese è così divenuto lo Special (No)One. I malcontenti hanno preso sempre più piede e Pellegrini ne ha pagato, o forse gustato, gli effetti. Un anello, di separazione e non fidanzamento, accompagnato da una foto del solo Number One in una notte Special e da un frase che dice tanto, per non dire tutto: “Quando diventerete uomini me la ridarete”.

Mourinho, tecnico della Roma
Mourinho, tecnico della Roma @livephotosport

Queste le parole di Coppola: “Io adesso non me la voglio prendere direttamente con Pellegrini, alla fine magari ha ragione anche lui perché é possibile tutto, ma dispiace che un allenatore così importante sia stato fatto fuori. Mi dispiace perché ero molto legato a Mourinho, ma aveva fatto il suo tempo anche lui perché purtroppo nel calcio se non dai determinate sicurezze ai giocatori e se non hai i campioni come li voleva lui, perché lui voleva i campioni o come diceva sempre 20 banditi, paghi. La Roma non ha questi 20 banditi, c’è gente che subisce l’allenatore, gente che non ha carattere e va in difficoltà”.

Ha poi continuato Coppola: “Questa è la chiave del discorso. Sicuramente Mourinho ci ha messo anche del suo perché se non hai i campioni ti devi adattare a quello che hai e comunque adesso è una parentesi passata. Noi siamo tifosi della Roma e non di Mourinho, ci dispiace però bisogna proseguire, andare avanti e la Roma in questo momento sta andando bene e vediamo sabato che cosa succederà. Questa è la mia versione, non è quella sicura però, essendo stato dentro gli spogliatoi, se i giocatori vogliono fare fuori l’allenatore hanno mille modi, se non sto a favore dell’allenatore e devo fare una corsa in più non la faccio”.

L’esonero di Mourinho, dunque, per alcuni è stato un colpo al cuore, mentre per altri ha rappresentato l’addio di uno come tanti. Una rivoluzione che ha portato Pellegrini alla rinascita, sotto la guida di Daniele De Rossi, e a dimostrarlo sono le 3 reti negli ultimi 3 match disputati. Così Lorenzo, nelle vesti di una Fenice, con le sue lacrime ha trovato la via per la cura al male assoluto, che forse lui stesso ha creato.

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