🔎 Acerbi-Juan Jesus: dalla sentenza social alla piaga del razzismo

Dalla sentenza social fino alla piaga della discriminazione, il caso Acerbi-Juan Jesus ha nuovamente posto l'accento sulla questione razzismo nel mondo del calcio: un cancro difficile da debellare che rischia di rovinare lo sport più bello del mondo

Federica Concas
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Il momento della verità è arrivato: Acerbi è pronto a conoscere il suo prossimo futuro. Ma sentenza a parte, in un momento così importante, ad emergere dovrebbe essere il problema razzismo. Non che il futuro del difensore dell’Inter non sia motivo di cronaca sportiva. Ma talvolta, è giusto che la notizia possa lasciare spazio anche all’analisi più complessa del fenomeno.

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In tal senso, la questione razzismo non può e non deve essere ridotta alla mera sentenza, o ad un caso che sta appassionando in virtù delle scelte che andrà ad effettuare la Giustizia Sportiva. Il caso Acerbi-Juan Jesus deve fungere da monito ad una questione che ciclicamente registra nuovi accadimenti.

Dalla sentenza che ha colpito Acerbi alla piaga della discriminazione, il mondo del calcio deve trovare una soluzione. Supportato al contempo dalla denuncia della stampa che seppur sempre in prima linea può ancor di più svolgere un ruolo fondamentale. Per non fare diventare l’accaduto un semplice scoop. Ma una notizia volta a sensibilizzare il sentire comune.

Quel che accaduto in Inter-Napoli, responsabilità personali a parte, rappresenta solo uno spaccato di quel che regolarmente sta accadendo nei diversi campi. A partire dalla Serie A, fino a giungere alle realtà provinciali. Anch’esse spesso oggetto del male del razzismo. Perché, il caso Acerbi-Juan Jesus è solo la punta di una cima ancora tutta da scalare.

Il giorno della verità

Il giorno della verità è iniziato con un alone di mistero. La sentenza attesa martedì 26 marzo è stata oggetto di attenzione durante l’intera mattinata. Tra indiscrezioni e notizie concrete che hanno stentato a giungere nelle prime ore del mattino. Tuttavia, la rassegna stampa sportiva non ha certamente messo in standby l’argomento, fornendo nuovi spunti ed eventuali scenari.

Cosa farà l’Inter in caso di squalifica di Acerbi? C’è una terza strada circa le ipotesi seguite e registrate nelle ultime ore? Si va sempre più verso l’assoluzione? Un caso assai intricato che per essere analizzato necessita di essere spiegato fin dalle prime battute iniziali dell’accaduto. Veicolato dalla stessa reazione che ha suscitato tra i tifosi.

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Ma prima, nonostante le ipotesi avvallate dalla stampa sono state numerose e diverse. Il giorno della verità parte da un capo saldo: l’articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva che cita testualmente:

Ai calciatori responsabili di condotta gravemente antisportiva, commessa in occasione o durante la gara, è inflitta, salva l’applicazione di circostanze attenuanti o aggravanti, come sanzione minima la squalifica per due giornate”

Il caso Acerbi-Juan Jesus

Il caso Acerbi-Juan Jesus ha scosso l’opinione pubblica, e come potrebbe non essere altrimenti. Quel che è accaduto, indipendentemente dalla verità in essere, rappresenta una circostanza molto complessa. Che affonda le radici nella parola razzismo, un termine che ancora spaventa poiché sempre attuale. Nonostante la mole di mobilitazione nel mondo del calcio.

Le tappe dell’inchiesta si sono subito dirette verso una direzione. La sensazione fin dai primi momenti, seppur tenuta taciuta, ha raccontato di un clima assai complesso per il nerazzurro. Circostanza in cui le parole di Acerbi non hanno coinciso con quelle pronunciate da Juan Jesus e viceversa. Nessun dietrofront ma una presa di posizione netta e decisa.

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Non un lavoro semplice, nemmeno per la Giustizia Sportiva che in questi intensi lunghi giorni ha dovuto non solo lavorare nel verificare la veridicità o meno della denuncia. Ma, decretare una sentenza con gli occhi puntati addosso dall’opinione pubblica. Quest’ultima molto sensibile, come giusto che sia, nei confronti di un tema così importante quanto attuale: il razzismo.

Tra ipotesi, probabili scenari e sanzioni, il Giudice Sportivo si è dovuto districare in un argomento che scotta, consapevole che qualsiasi sentenza non sarebbe comunque passata inosservata. Nel bene e nel male, tra colpevolisti ed innocentisti e chi, a prescindere, rappresenterà la voci fuori dal coro. Un turbinio di polemiche che non cesserà nemmeno dopo la sentenza.

Di ricostruzioni ce ne sono state tante, anche se la voce della verità oggetto di inchiesta sono stati i due protagonisti: Acerbi e Juan Jesus. Tuttavia, i giorni a seguire dopo il fatto hanno permesso di delineare un’idea comune, anche in virtù dei vari video e ricostruzioni circolate grazie alle immagini riprese da Sky. Materiale importante inserito all’interno dell’inchiesta stessa.

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Juan Jesus e Acerbi, Inter-Napoli
Juan Jesus e Acerbi, Inter-Napoli @Twitter

La ricostruzione

Inter-Napoli, domenica 17 marzo. Una gara molto importante per ambedue le formazioni. Anche se sono i partenopei a necessitare principalmente dei tre punti per continuare a sperare nella corsa all’Europa. Una partita vivace fin dai primi minuti iniziali, caratterizzati da una forte tensione, carica di adrenalina, che registra diversi scontri in mezzo al campo.

Tuttavia, è il minuto 60 ad attirare l’attenzione non solo dell’arbitro ma anche delle telecamere. Un momento catartico del match che nei giorni a seguire darà il via ad ipotesi, congetture e discussioni. Ma torniamo all’accaduto. Dopo uno scontro con Acerbi, Juan Jesus chiama a rapporto l’arbitro Federico La Penna.

Sono minuti concitati, ripresi anche dalle telecamere e non sfuggite ai giornalisti che dopo qualche ora dall’incontro riportano le parole denunciate dal giocatore del Napoli all’arbitro. Un labiale in cui Juan Jesus avrebbe affermato: “Mi ha detto che sono un n****, non mi va bene“. E ancora: “Qui abbiamo un a scritta” alludendo al Keep Racism Out presente sulla maglia.

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Un’affermazione decisa, seguita anche da una presa di posizione netta nel post partita. Quest’ultimo atteggiamento seguito dallo stesso Acerbi che di contro smentisce categoricamente le affermazioni rilasciate dal corriere avversario. Due testimonianze chiave con gli stessi giocatori ascoltati dal Giudice Sportivo. Al centro di uno scontro mediatico senza precedenti.

Il caso Acerbi-Juan Jesus raccontato dai media

Una bufera mediatica

Una bufera mediatica che se non gestita a dovere dalla stessa stampa rischia di veicolare un messaggio sbagliato. Il caso Acerbi-Juan Jesus è solo la punta dell’aisberg relativa ad una questione che stenta nell’essere risolta alla base. Le stesse indiscrezioni circolate circa l’eventuale squalifica stanno caratterizzando gli ultimi giorni della cronaca sportiva e non solo.

Ma c’è ben altro. Seppur è vero che la possibile condanna di Acerbi potrebbe rappresentare una netta presa di posizione da parte della FIGC. La stessa potrebbe tuttavia cadere nel dimenticatoio, con situazioni analoghe anche nei prossimi anni. La distanza tra giustizia sportiva e sentiment mediatico è molto labile e rischia di rendere complesso l’effettivo valore di ciò che è accaduto.

La bufera mediatica che ha colpito Acerbi e di riflesso l’Inter si è fin dai primi giorni riversata sui canali di comunicazioni più attuali, spesso oggetto di pensieri e commenti che hanno depistato il problema principale: la questione razzismo. Tra il disdegno imminente del gesto contestato alla curiosità delle sentenza, il passo è infatti stato molto breve.

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I mass media in questo senso rappresentano sempre un mezzo decisivo, il mondo attraverso il quale giungono le notizie. Ma anche lo strumento per riconoscere come in caso reagire alle stessa informazione. E talvolta, in virtù dello scoop si sposta, irrimediabilmente, su scenari secondari senza andare ad abbracciare il nocciolo del problema.

La questione razzismo è difficile da debellare anche per questo motivo. A causa di una cultura in cui il dettaglio molto spesso fa più audiance rispetto alla notizia. Come accaduto in Acerbi-Juan Jesus e la bufera mediatica che preso piede subito dopo. Domande, pareri e commenti relativi solo all’eventuale squalifica. Nulla di più.

La reazione dei social

In un argomento così spinoso non poteva certamente mancare la reazione social. Un mondo che incuriosisce poiché indice del sentiment popolare. Quest’ultimo che caratterizza molto spesso anche le notizie di cronaca sportiva, veicolando l’informazione in un modo del tutto originale. La questione razzismo, nel calcio, è stato al centro dei tweet e contributo degli internauti.

In particolare quanto accaduto in Inter-Napoli ha raccolto gli umori e i commenti di frange di tifosi, impegnati maggiormente a screditare il club nerazzurro che, viceversa, ad aprire dibattiti rilegati esclusivamente alla questione Acerbi-Juan Jesus. Ma il mondo dei social è anche questo, un porto sicuro in cui molto spesso la passione dei tifosi va al di fuori dell’oggettività.

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Così, anche la notizia dell’eventuale squalifica del giocatore nerazzurro dà il via a commenti sarcastici, con nel mirino la sentenza del Giudice Sportivo, pronta a scatenare una vera e propria rivolta, in ambedue le situazioni. La reazione social dunque non si è fatta attendere, fin dai primi momenti, assai intricati, che hanno caratterizzato l’episodio.

Ma ancora più quando, in attesa della sentenza, gli internauti hanno citato confronti che nulla hanno a che vedere con la questione Acerbi-Juan Jesus. Il limite del popolo del web è proprio questo. La pericolosità di trattare e parlare di un argomento delicato spostando il focus della notizia per riversarla su questioni puramente calcistiche.

Sono stati infatti tanti i tweet che si sono caratterizzati nelle ore più importanti del caso. Veri e propri commenti che nulla hanno avuto a che vedere con l’episodio di razzismo che si sarebbe registrato tra Acerbi e Juan Jesus. Indice di quanto la discriminazione, seppur una piaga sempre più attuale, rischi di svolgere un ruolo secondario nella vicenda.

Un cancro difficile da debellare

Un cancro difficile da debellare la cui cura non è purtroppo stata ancora trovata. Mondo del calcio e razzismo, nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, continuano a intersecarsi in un percorso che non trova via d’uscita. Poiché se è pur vero che al centro delle cronache sono spesso finiti gli atteggiamenti dei tifosi, tra carnefici e colpevoli.

Viceversa, quando ad essere coinvolto è direttamente un professionista il fatto oltre a generare maggiore clamore insegna che forse la strada per risolvere il male del razzismo è assai più lunga di quanto ipotizzato. Il caso Acerbi-Juan Jesus è solo uno dei tanti episodi che accadono durante le partite. Lo stesso Balottelli ne ha spesso denunciato l’accaduto.

Tuttavia, ad oggi non solo accadono ancora situazioni della stessa natura ma sembra che, nonostante i buoni propositi, il lavoro delle società dietro un male così difficile da curare sia ancora troppo poco. Ma soprattutto carente di un intervento reale che possa scongiurare la mentalità, ancora arretrata, di chi offende usando come mezzo la discriminazione di genere.

Il caso Acerbi-Juan Jesus ha colpito, come giusto che sia, di riflesso anche l’Inter. Una società dedita alla campagna contro il razzismo. Sinonimo di quanto oltre ad un’attività di prevenzione le società dovrebbero mobilitare figure professioniste, fin dai settori giovanili. Dedite a comprendere e responsabilizzare i calciatori su questo importante tema.

Una considerazione che porterebbe cambiamenti a partire dalla radice il problema per poi raggiungere la frangia anche dei tifosi. Argomento sicuramente maggiormente complesso su cui l’intervento solo dei club sarebbe sicuramente vano. Anche perché dietro la figura dei tifosi allo stadio non sai mai chi ci sia realmente. Proprio come sottolineato nella denuncia shock di Vinicus.

Vinicius Junior, Real Madrid
Vinicius Junior, Real Madrid @livephotosport

La denuncia di Vinicius

Il caso Acerbi-Juan Jesus è solo uno dei tanti episodio che ancora si verificano nel mondo del calcio. La denuncia shock rilasciata da Vinicius in lacrime, alla vigilia dell’amichevole tra Spagna e Brasile, racconta quanto ancora il razzismo rappresenti un cancro attuale nel mondo del calcio, difficile da debellare. Un male a cui si fatica a trovare la giusta cura.

L’attaccante del Real Madrid ha infatti raccontato, in conferenza stampa, quanto le offese e gli insulti a sfondo razzista sui campi de La Liga abbiamo condizionato la sua carriera agonistica da calciatore ma soprattutto da uomo. Circostanza che ha portato il giocatore a pensare di appendere le scarpette al chiodo in più di un’occasione.

“Succede ad ogni partita, ogni mia denuncia mi rende molto triste. Il razzismo nel mondo del calcio è una cosa molto nota ed io lotto affinché nel prossimo futuro non accada più”. E ancora: “Mi sento sempre più addolorato e la mancanza di sanzioni e regole è quello che mi frusta di più. Vorrei che si capisse che io non lotto contro i tifosi spagnoli, io lotto contro il razzismo”.

Parole importanti, dichiarazioni di denuncia al razzismo. Un mondo che al di là del calcio non deve appartenere a nessun ambiente sportivo. Ma che purtroppo, specialmente negli ultimi anni, sta sempre più riaffiorando tra tifosi e talvolta anche tra i professionisti. La sensibilizzazione circa il tema non basta. La miglior cura è partire dalla radice.

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