Marco si è svegliato a metà febbraio con il naso congestionato e un prurito agli occhi che non riusciva a spiegare. Non era influenza: il suo corpo stava già reagendo ai pollini che, anno dopo anno, iniziano a farsi sentire sempre prima sugli stivali invernali ancora riposti in corridoio. Non è il solo. Medici e pazienti allergici in tutta Italia segnalano lo stesso fenomeno: la primavera allergenica è iniziata settimane prima rispetto a quanto accadeva dieci o venti anni fa.

Che le allergie di primavera si stiano anticipando non è una percezione vaga o una leggenda da bar. È un dato che gli allergologi osservano con regolarità nelle loro stanze di visita, e che trova riscontro nei dati epidemiologici e nelle ricerche scientifiche degli ultimi anni. Il fenomeno richiede uno sguardo più attento a quello che sta accadendo al nostro clima e ai ritmi biologici delle piante che producono i pollini responsabili delle allergie stagionali.

Negli ultimi decenni, soprattutto dai tempi della Rivoluzione Industriale, il clima europeo ha mostrato un trend piuttosto chiaro di riscaldamento. La primavera, intesa come stagione biologica in cui le piante producono polline, non corrisponde più alle date del calendario. Nei decenni passati, da aprile a maggio era il periodo classico in cui gli allergici dovevano fare i conti con il polline di graminacee, betulla e nocciolo. Negli ultimi vent'anni questo calendario si è spostato sempre più verso gennaio e febbraio. In Lombardia e nel Nord Italia, zone dove la ricerca fenologica è stata particolarmente attenta, la fioritura delle betulle e dei noccioli arriva ora due, tre settimane prima rispetto agli anni Ottanta e Novanta. È come se le piante avessero "reset" il loro orologio biologico interno.

La ricerca scientifica ha documentato con precisione questo fenomeno. Studi condotti da università europee, tra cui quelli dell'Università di Bologna e dell'Università della Svizzera italiana, mostrano un anticipo della stagione pollinica di circa tre-cinque giorni ogni dieci anni. Un lavoro pubblicato dall'Istituto Superiore di Sanità del 2022 ha monitorato la concentrazione di polline in aria in diverse città italiane, rilevando che il picco stagionale si verificava sempre più precocemente. Le temperature invernali più miti, causate dal riscaldamento globale, rompono la dormienza delle piante. Quando gennaio è insolitamente caldo, le gemme delle betulle non ricevono il freddo sufficientemente prolungato per mantenere uno stato di quiescenza. Il segnale biologico che dice "è inverno, stai fermo" viene bypassato, e la fioritura inizia prima. Non è uno scherzo della natura: è una conseguenza diretta dell'aumento delle temperature medie.

Cosa si pensa (e cosa non funziona) sulle allergie precoci

Un luogo comune molto diffuso racconta che le allergie di primavera siano diventate più forti e più frequenti perché l'aria è più inquinata. In parte è vero: l'inquinamento cittadino può peggiorare i sintomi allergici e rendere le mucose più reactive. Ma non è la causa principale dell'anticipo. L'inquinamento esiste anche nelle aree rurali dove le allergie si anticipano comunque. Un'altra convinzione riguarda i "nuovi pollini" portati dal cambiamento climatico: in realtà, i responsabili principali rimangono sempre gli stessi (graminacee, parietaria, betulla, cipresso) solo che iniziano a diffondersi prima. Quello che cambia non è il tipo di polline, bensì il calendario.

Se negli anni Ottanta la stagione allergica iniziava a marzo inoltrato, oggi inizia a gennaio o febbraio. Per chi soffre di allergie, questo significa dover ricorrere ai farmaci (antistaminici, spray nasali cortisonici, colliri) per un periodo più lungo dell'anno. La soluzione più efficace rimane quella di parlare con il proprio medico o allergologo prima che la stagione cominci. In febbraio è tardi per cercare una terapia: conviene iniziarla già a gennaio, soprattutto se gli anni scorsi i sintomi sono arrivati presto. Si puo anche ricorrere all'immunoterapia allergologica, ossia il cosiddetto vaccino allergico, che riduce la sensibilità ai pollini e ha effetti che durano anni. Non è una scorciatoia magica, ma dopo tre anni di trattamento, molti pazienti riscontrano un significativo calo dei sintomi durante la stagione. Poi ci sono i comportamenti quotidiani: tenere le finestre chiuse nelle ore di maggior diffusione pollinica (di solito dalle sei alle dieci del mattino), indossare occhiali da sole durante le passeggiate all'aperto, lavarsi i capelli la sera prima di dormire.

Quello che accade oggi con le allergie non è isolato. È parte di un'alterazione più vasta dei cicli biologici stagionali. Le migrazioni degli uccelli avvengono prima, le farfalle escono dai loro stadi di dormienza prima, i fiori sbocciano prima. È come se ogni anno ricevessimo il segnale della primavera in anticipo, con conseguenze che si propagano attraverso tutta la catena biologica.