Il basilico è originario del subcontinente indiano, dove cresce spontaneamente in climi caldi e umidi. Per secoli è stato coltivato in Asia e poi diffuso nel Mediterraneo, dove è diventato fondamentale nella cucina italiana. Eppure oggi circola una credenza molto diffusa tra gli amanti del giardinaggio casalingo: bastava innaffiare il basilico comprato al supermercato per mantenerlo fresco a lungo. La realtà è diversa, e i tre giorni di appassimento sono un campanello d'allarme che rivela un errore più profondo.

In Italia il basilico è coltivato principalmente in Campania, Liguria e Lazio. Una pianta di basilico fresco contiene circa l'85 percento di acqua, ma anche vitamine del gruppo B, vitamina K, vitamina A e minerali come potassio, magnesio e ferro. Per ogni 100 grammi di foglie fresche: 27 calorie, 3,3 grammi di proteine, 0,6 grammi di grassi, 3,7 grammi di carboidrati. L'olio essenziale contenuto nel basilico (linalolo e metilcavicolo) conferisce il tipico aroma ma è anche responsabile della volatilità della pianta una volta raccolta.

Il problema principale non è la quantità di acqua che dai alla pianta, ma come la pianta assorbe e mantiene questa acqua. Quando compri basilico al supermercato, spesso è stato coltivato in ambienti controllati con umidità relativa del 60-70 percento e luce artificiale. Una volta a casa, lo sposti in un ambiente secco con umidità molto più bassa, con correnti d'aria o vicino a fonti di calore. Le radici, molto superficiali nel basilico, non riescono a compensare l'evaporazione accelerata dalle foglie. Innaffiare non basta perché la pianta perde acqua dalle foglie più velocemente di quanto ne assorba dalle radici.

Come salvare il basilico da appassimento veloce

Se noti il basilico già appassito, non è perduto. Ritaglia i gambi leggermente anneriti alla base, elimina le foglie secche e metti la pianta in un luogo più umido e fresco per 24-48 ore. Spesso si riprende.