🤩 Champions da urlo: spettacolo a Parigi, Atletico-Borussia a due facce

Gare d'andata dei quarti di finale di Champions League che hanno regalato uno show senza precedenti: spettacolo puro a Parigi, che fa eco a quello del Bernabeu, ma anche Atletico Madrid-Borussia Dortmund è stata un'altalena di emozioni

Lorenzo Zucchiatti
16 Minuti di lettura
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Che la Champions League regali emozioni a non finire giunti a questo punto non è qualcosa che scopriamo di certo oggi, ma squadre così aperte, scoppiettanti e votate all’attacco era difficile aspettarsele. Dalla finale anticipata del Bernabeu, 3-3 tra Real e City, al 2-2 tra Arsenal e Bayern Monaco, fino ad arrivare alle altre due sfide: spettacolo puro a Parigi, con il 2-3 del Barcellona sul PSG tra grandi giocate e ribaltoni continui, e la vittoria per 2-1 dell’Atletico Madrid sul Borussia Dortmund che lascia tutto aperto in vista del ritorno.

Una valanga di gol insomma, per giunta da record: le 18 reti segnate tra Londra, Madrid e Parigi eguagliano il primato dell’andata dei quarti di finale della Champions League 2010/11. Le spagnole Real Madrid e Barcellona vinsero rispettivamente 4-0 col Tottenham e 5-1 con lo Shakhtar Donetsk. Non presenti le altre 4 partecipanti, con i successi esterni del Manchester United sul Chelsea (0-1) e dello Schalke 04 sull’Inter (2-5). Xavi in quell’edizione alzò la coppa da capitano a Wembley, lo stesso stadio della finale del 1 giugno.

Segnali dal passato che hanno un valore, con il Barcellona che ha dato un segnale forte in quel di Parigi, in una gara dove ci si aspettava un risultato diverso. Partita scoppiettante anche tra le due outsider del torneo Atletico e Borussia, che fiutano la grande occasione di tornare in finale, magari con esiti diversi rispetto alle scorse volte. Una Champions League che sta dando spettacolo, con le sfide di ritorno già fra meno di una settimana.

Colpo Barcellona, il PSG trema ancora

Analizziamo dunque quello che è stato lo show di Parigi, una sfida che, sentitasi probabilmente presa in causa dalle gare del giorno precedente, non ha voluto essere da meno in quanto ad emozioni. Il colpo del Barcellona è forte e inaspettato, visto che i favori del pronostico pendevano sicuramente dalla parte del PSG, ma tant’è che Xavi imbriglia Luis Enrique, rispondendo alle sue dichiarazioni pre gara.

Esultanza Barcellona*
Esultanza Barcellona*

“Chi rappresenta meglio il Barcellona tra me e Xavi? Sono il massimo rappresentante. Guarda i dati di possesso palla, i titoli. Sono io”, aveva dichiarato l’attuale tecnico del PSG. Sarà, ma il primo atto di tale quarto di Champions League se lo aggiudicano i blaugrana, in una gara che hanno tutto sommato meritato di portare a casa.

A stupire è stato soprattutto un primo tempo legittimamente terminato in vantaggio, grazie ad una manovra più fluida, linee di passaggio migliori, la possibilità di trovare spesso Rapinha e Yamal liberi di puntare l’uomo nell’uno contro uno, ed una difesa mai in difficoltà. L’ingresso di Barcola, al posto di un impalpabile Asensio, dà una scossa che si traduce in PSG più verticale e determinato, capace di ribaltare il risultato.

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Proprio quando la gara sembrava in controllo, l’ennesimo ribaltone di questa serata di Champions League: il Barcellona torna a prendere campo e sfrutta le disattenzioni delle retroguardia, Donnarumma su tutti, per portarsi sul 3-2, in un finale di gara che vede il PSG colpire anche due pali con Barcola e Dembelè.

La sconfitta di Parigi complica non poco i piani qualificazione dei campioni di Francia, in quella che rischia di diventare una competizione da incubo: dalla stagione 2012/13, quella che l’ha visto entrare in pianta stabile in Champions League, il PSG ha ottenuto solo una finale e una semifinale nelle 12 edizioni prese in considerazione, con ben 4 eliminazioni ai quarti e 5 agli ottavi. Il rischio che anche col Barcellona ci sia il solito esito è alto.

La mano di Xavi: Rapinha e Christensen protagonisti a sorpresa

Una gara in cui la mano di Xavi è stata determinante per portare a casa il risultato, tanto nelle scelte iniziali quanto in quelle a partita in corso. La fiducia a Cubarsì continua a essere ripagata, per un classe 2007 destinato a percorrere le orme di Pique e diventare un punto fermo del Barcellona e del calcio europeo.

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Sergi Roberto da mediano garantisce un primo tempo molto solido, in cui i blaugrana subiscono appena un tiro in porta e di fatto zero rischi. Davanti tutti in attesa di Yamal, che viene ben presidiato e rimane in ombra, ma ecco che in tale contesto sale in cattedra Rapinha, preferito a Joao Felix e a Ferran Torres. Una doppietta d’autore che pone il Barcellona con un piede in semifinale di Champions League.

Xavi, Barcellona
Xavi, Barcellona @Twitter

Come detto, anche i cambi operati da Xavi hanno fatto la differenza: dopo il ribaltone del PSG, dentro Pedri e Christensen. Il primo aumenta esponenzialmente la qualità del centrocampo e cesella un assist al bacio per il 2-2 di Rapinha. Il secondo mette la testa sul calcio d’angolo di Gundogan, regalando la vittoria al Barcellona e festeggiando un 28esimo compleanno da sogno. Di contro i parigini registrano più di una nota negativa.

Donnarumma (ancora) nell’occhio del ciclone

Tutti insufficienti nel reparto arretrato i giocatori del PSG, con il solo Nuno Mendes degno di nota per il salvataggio sulla linea a pochi minuti dall’inizio della gara. Intervento necessario per rimediare ad un grave errore in uscita di Donnarumma, il primo di una serata horror per lui in quel di Parigi. Ed eco che l’enfant prodige prelevato dal Milan torna ancora nell’occhio del ciclone, in una stagione che, di per se, si sta rivelando buona per rendimento.

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Ieri però la catastrofe: dopo il miracolo di Nuno Mendes, incerto anche nel primo gol del Barcellona, con un’uscita avventata che serve involontariamente Rapinha. Non esente da colpe nel secondo, con un lancio sbagliato in impostazione che dà il là al raddoppio dell’esterno ex Rennes. Una serata di Champions League coronata poi dalla rete di Christensen, che colpisce di testa nell’area piccola con Donnarumma inchiodato sulla linea di porta.

Donnarumma
Donnarumma, PSG @Twitter

La stampa francese non perde l’occasione di attaccarlo come giù fatto in passato, con l’Equipe piuttosto dura “Ancora una volta il portiere italiano non ha saputo mettersi all’altezza dell’evento, una cattiva abitudine quando arriva la primavera europea”. Un commento poi corroborato dai vari “progressi inesistenti sul gioco con i piedi”, “scarse doti mentali”, o ancora “il PSG può ricordarsi che semifinale (2021) e finale (2020) di Champions le ha disputate Keylor Navas, ieri in panchina”.

L’unico modo per ristabilire la propria leadership è una grande prestazione a Barcellona, per trascinare il PSG in semifinale e ripristinare il suo status tanto a Parigi quanto in Italia: anche nel Bel Paese infatti più di qualcuno invocava un performante Vicario al suo posto, ma Spalletti non ha dubbi sul fatto che sarà lui l’estremo difensore della Nazionale agli Europei.

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Mbappé e Lewandowski come Bellingham e Haaland

Donnarumma non è stato però l’unico big protagonista di una prestazione negativa, e in tal senso, oltre che per gol e spettacolo, PSG-Barcellona ha mostrato tratti simili a Real Madrid-Manchester City. Particolarmente in ombra Mbappé e Lewandowski, gli uomini più attesi della serata e quasi mai sulla bocca dei telecronisti, come fu per Bellingham e Haaland nella sfida del Bernabeu.

In particolare il campione francese ha veramente offerto poco ai tifosi, che si aspettava molto di più da lui. Il pubblico si divide tra chi non vede l’ora che arrivi il 30 giugno per salutarlo e chi spera ancora che possa cambiare idea e rimanere a Parigi, ma tant’è che prima di tutto c’è una Champions League da vincere, e con un Mbappé così l’impresa è ardua.

Kylian Mbappe, PSG
Kylian Mbappe, PSG @livephotosport

Un po’ meglio di lui Lewandowski, che parte bene con la grande occasione su cui Nuno Mendes salva sulla linea e innescando Yamal nell’azione che porta al vantaggio del Barcellona. Alla distanza però si perdono le tracce del polacco che, proprio come il 16enne spagnolo, lascia le luci della ribalta a Rapinha. Sono mancati gli uomini più rappresentativi, ma non lo spettacolo, in una Champions League mai così emozionante.

Il festival degli errori, all’Atletico il primo round

Il match di Parigi non ha deluso, esattamente come le gare di ieri, ma anche Atletico Madrid-Borussia Dortmund non è stata da meno, nonostante l’attesa inferiore rispetto alle altre sfide di Champions. Due squadre arrivate a fari spenti ai quarti di finale, la prima eliminando a sorpresa una ben più quotata Inter ai rigori, la seconda archiviando senza troppi affanni il PSV Eindhoven. Una partita a due facce, o molteplici se si vuole esagerare.

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Il leitmotiv di questo match è stato un autentico festival degli errori, sfruttati più o meno bene dalle due squadre, che hanno dato vita a momenti di dominio dei Colchoneros alternati ad altri in cui il Borussia Dortmund sembrava inarrestabile per gli uomini di Simeone. L’Atletico si aggiudica il primo round, ma visto l’andamento della gara d’andata, si prospetta all’orizzonte un confronto tutt’altro che scontato.

Inizio shock per Terzic: la costruzione dal basso arma a doppio taglio

Che potesse essere una serata all’insegna degli errori lo si capisce dopo appena 4′, quando il portiere del Borussia Nubel offre un pallone sanguinoso a Maatsen che, di tutta risposta, serve un assist al bacio per De Paul per il vantaggio. L’inizio da shock dei ragazzi di Terzic porta anche al 2-0, con Hummels e Schlotterbeck che, su un innocua rimessa laterale, si scontrano tra di loro lanciando Griezmann, che serve Samuel Lino per il raddoppio dell’Atletico.

Anche nel secondo tempo un fraseggio basso di Nubel con la propria difesa rischia di portare ad un altro pasticcio, e riparte così l’infinita discussione sulla costruzione dal basso, arma a doppio taglio che, molte volte, viene estremizzata fino a portare ad errori da calcio di provincia. Va da se che per un tipo di gioco così ci sia bisogno di giocatori abili nella manovra palla al piede anche in difesa, cosa che Schlotterbeck e Hummels non hanno dato l’impressione di saper fare.

Il 35enne ex Bayern Monaco in particolare è stato protagonista di una gara molto brutta, ma costretto da Terzic a giocare palla al piede senza spazzare le difficoltà erano preventivabili. Dall’altro lato si è poi visto l’orgoglio di un Borussia Dortmund, che ha riaperto la gara con Haller ed ha sfiorato il pareggio con la traversa di Bynoe-Gittens e il palo a tempo scaduto di Brandt; segnali che mettono in allarme l’Atletico Madrid in vista del ritorno.

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Luci e ombre nell’Atletico: potenza offensiva e panico nel finale

Pensando alla partita nel suo complesso, la vittoria dei Colchoneros è meritata, ma ci sono comunque luci e ombre dell’Atletico di ieri sera: una gara in cui i tantissimi errori in fase di impostazione del Borussia sono stati sfruttati più o meno bene dagli uomini di Simeone, che avrebbero potuto segnare anche più gol rispetto ai 2 messi a referto. Ma c’è comunque qualche dato preoccupante.

Simeone, allenatore Atletico Madrid
Simeone, allenatore Atletico Madrid @Twitter

Dopo il pressing asfissiante della prima ora di gioco, si sono rivisti tratti del vecchio Atletico Madrid, rintanato nella propria area a difesa del fortino. Basti pensare che il match del Wanda Metropolitano si è concluso con il 33% di possesso palla degli spagnoli e il 67% dei tedeschi. Il gol di Haller poi ha letteralmente scatenato il panico nel finale di gara, con i Colchoneros che hanno perso le distanze ed hanno commesso errori da matita rossa, che potevano costare caro.

Solo la dea bendata a mandato i palloni scagliati da Bynoe-Gittens col sinistro e da Brandt con la testa sui legni della porta, consentendo di andare in Germania la prossima settimana con un piccolo vantaggio. Due squadre insomma piuttosto emotive, con il Borussia Dortmund che non ha saputo gestire l’impatto alla gara e l’Atletico Madrid allo sbando nel finale; gli ingredienti per una grande gara di ritorno di Champions League ci sono tutti.

Sognando la Champions

Il quadro delle gare d’andata dei quarti di finale di Champions è dunque completo, con tutti i confronti ancora in bilico, i cui pronostici sono decisamente difficili da fare. Il sogno della vittoria finale accarezza tutte le contendenti, che guardano la coppa con ambizioni e visioni diverse, ma accomunate dalla voglia di sollevare il trofeo più prestigioso che ci sia a livello di club.

Atletico Madrid, Arsenal e PSG lo bramano come bambini che sognano il regalo desiderato sotto l’albero di Natale, loro che non hanno ancora avuto il piacere nella loro storia di toccarlo. Lo sogna il Borussia Dortmund, la meno quotata della compagnia, per aggiungerla a quella del 1997, vinta con la Juventus, e tornare in finale 11 anni dopo. Più navigate le varie Barcellona, Bayern Monaco, Real Madrid e Manchester City, con quest’ultima che cerca il bis Champions dopo l’anno scorso.

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