Siamo consapevoli che a Cefalù i dati demografici degli ultimi sei anni non sono semplici statistiche, ma il verbale di un’emorragia che sta svuotando i nostri quartieri, dalla Giudecca allo Spinito? Cosa resterà della comunità di Cefalù quando, tra qualche decennio, i banchi delle scuole resteranno definitivamente vuoti?
Ci siamo mai chiesti se i giovani di Cefalù se ne vanno per “voglia di avventura” o perché a Cefalù, fuori dalla stagione turistica, il merito è un concetto astratto e il lavoro qualificato un miraggio tra i tavolini del lungomare? È accettabile che un ragazzo cresciuto a Cefalù, magari laureato in informatica o economia, debba scegliere tra l’emigrazione forzata e un impiego stagionale sottopagato all’ombra del Duomo?
Perché a Cefalù continuiamo a ignorare la frammentazione delle nostre famiglie, con i nonni cefaludesi che vedono crescere i nipoti solo attraverso lo schermo di un cellulare perché la loro vita è ormai a Milano, Londra o Berlino? Quale sarà il destino delle botteghe del centro storico di Cefalù e delle nostre associazioni quando verrà a mancare del tutto la linfa vitale di chi ha meno di trent’anni?
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Siamo pronti ad ammettere che questo invecchiamento di Cefalù non è un destino ineluttabile, ma il risultato di una visione che ha trasformato la nostra città in una “vetrina” per chi viene da fuori, dimenticando chi a Cefalù ci è nato e vorrebbe restare? Può Cefalù sopravvivere se decide di essere solo un bellissimo museo a cielo aperto, privo però di residenti capaci di progettarne il futuro?
Quando smetteremo di considerare i giovani di Cefalù come un “problema di occupazione” e inizieremo a vederli come il patrimonio più prezioso del territorio, ben oltre le pietre normanne che tanto vantiamo nei depliant? Abbiamo ancora il tempo per invertire la rotta a Cefalù o ci siamo rassegnati a gestire solo i servizi per una popolazione sempre più anziana in una città che si spegne lentamente sotto la Rocca?
Cosa stiamo facendo, oggi, per far sì che vivere a Cefalù sia una libera scelta e non un atto di eroismo o di pura rassegnazione?
A queste domande Mario Macaluso risponde oggi nel suo blog con un articolo dal titolo:
