Era giugno quando mia nonna mi portò davanti al muro est della sua casa di campagna. Un muro grigio, anonimo, che per decenni aveva separato l'orto dalla strada provinciale. Ma quel giorno il grigio era sparito, inghiottito da un'onda di viola che scendeva dal tetto fino a toccare quasi terra. Il glicine aveva fiorito di colpo, trasformando la struttura in una cortina di fiori che profumavano di miele e di primavera. Lei sorrideva senza dire nulla. Non c'era bisogno. Bastava guardare.
Quella rampicante è la Wisteria sinensis, famiglia delle Fabaceae, originaria della Cina. In Italia la conosciamo soprattutto come glicine, anche se il nome botanico svela già la sua geografa. È una pianta dai fusti legnosi e vigorosi, capace di arrampicarsi per 15, 20, anche 30 metri se le condizioni sono favorevoli. Le foglie sono composte, piumate, e durante la stagione fredda scompaiono lasciando visibile la struttura della pianta, che in inverno assume un aspetto quasi scheletrico. Ma è la fioritura che la rende celebre: grappoli di fiori papilionacei, lunghi anche 30 centimetri, che pendono come le note di una melodia congelata. Il colore dominante è il viola, ma esistono varietà bianche e rosa. Il profumo è penetrante e dolce, capace di invadere un intero giardino quando la pianta è in pieno vigore.
Il glicine arriva in Europa nel XVIII secolo, portato dai botanici che tornavano dalla Cina con le loro spedizioni. L'Inghilterra Vittoriana se ne innamora subito: negli orti signorili di Londra compaiono le prime pergole coperte di fiori viola. In Italia il successo arriva più tardi, nella prima metà del Novecento, quando le dimore urbane e rurali cominciano a richiedere rampicanti eleganti per i pergolati. Nel Meridione, soprattutto in Campania e Sicilia, il glicine diventa quasi una firma dei giardini borghesi. La medicina popolare, benché non l'abbia mai sfruttato come rimedio importante, ha sempre riconosciuto alla pianta proprietà toniche. Niente di comprovato scientificamente, ma il fatto che qualcuno lo consigliasse per "ravvivare gli spiriti" dice qualcosa sulla percezione culturale di una pianta che comunque resta ornamentale, non edibile.
Esistono due specie principali coltivate: la Wisteria sinensis, che è quella più diffusa in Italia, con fiori che compaiono prima delle foglie e grappoli densissimi, e la Wisteria floribunda, nativa del Giappone, leggermente più tarda nella fioritura ma con infiorescenze ancora più lunghe. Tra le cultivar più apprezzate trovi 'Black Dragon', con fiori doppi quasi neri, 'Caroline', dai fiori rosa pallido, e 'Alba', completamente bianca. Tutte amano l'esposizione al sole diretto, almeno sei ore al giorno, e preferiscono terreni ben drenati, fertili, non troppo pesanti. L'acidità del suolo non preoccupa il glicine, che si adatta bene a pH tra 6 e 7. È una pianta che ama il caldo ma tollera bene il freddo invernale, fino a valori che scendono sotto i 15 gradi sottozero nelle varietà più rustiche. Cresce rapidamente, con incrementi annuali di anche tre metri quando è giovane, poi rallenta leggermente quando raggiunge la maturità.
Miti e verità sul glicine
Circola l'idea che il glicine sia una pianta invasiva che distrugge i muri. Non è esatto. Il glicine non penetra nella muratura come edera o altre rampicanti. Si arrampica tenendosi ai sostegni con i suoi cirri, piccole formazioni a spirale che circondano i rami di appoggio. Il danno ai muri accade solo se la struttura è già fragilissima oppure se i fusti non sono mai potati e accumulano peso eccessivo. Un muro in buone condizioni non corre rischi. Il vero problema è il peso: una pianta adulta, carica di foglie e fiori, può pesare diverse decine di chili. La pergola o il sostegno devono essere robusti.
Un altro mito riguarda la fioritura garantita. Molte persone piantano il glicine aspettandosi fiori subito. La realtà è diversa. Una pianta giovane impiega dai tre ai cinque anni prima di fiorire abbondantemente. Questo tempo serve perché la pianta costruisca la struttura legnosa necessaria. L'attesa è lunga, ma vale la pena perché poi la fioritura si ripete ogni anno, regolare e prevedibile. Infine, si dice spesso che il glicine fiorisca solo al sole. È vero che preferisce il sole, ma resiste anche in mezz'ombra, sebbene la fioritura sia meno densa. Un balcone orientato a nord non è il suo habitat ideale, ma nemmeno condanna la pianta all'aridità.
Come coltivarla con successo
- Esposizione: scegli un luogo con almeno sei ore di sole diretto, riparato dai venti forti che potrebbero spezzare i fusti giovani durante la crescita.
- Terriccio e substrato: prepara una buca larga e profonda, aggiungendo compost maturo e sabbia se il terreno è argilloso. Il drenaggio è essenziale, perché i ristagni d'acqua favoriscono marciumi radicali.
- Annaffiatura: durante i primi due anni dalla messa a dimora, mantieni il terreno costantemente umido ma non fradicio. Una volta affermato, il glicine tollera bene la siccità grazie alle radici profonde, anche se la fioritura sarà migliore con annaffiature regolari in primavera.
- Potatura: intervieni due volte l'anno, in luglio accorciando i rami laterali a due o tre gemme, e in febbraio eliminando il legno morto e diradando la chioma per far passare la luce.
- Rinvaso e trasporto: se coltivato in vaso, cambia il contenitore ogni tre anni circa, sempre in autunno dopo la caduta delle foglie, usando terriccio fresco e drenante.
Dopo vent'anni di giardinaggio, ho imparato che il glicine insegna una lezione semplice: la pazienza produce bellezza. Non c'è fretta. Si pianta, si annaffia, si aspetta. La gratificazione arriva, inevitabilmente, il giorno in cui dal nulla esplodono i fiori e il muro grigio diventa poesia. Mia nonna non aveva nemmeno un nome scientifico per descrivere quello che faceva il glicine. Diceva solo che era "il miracolo di aprile", come se ogni anno tornasse a sorprenderla. Aveva ragione.
