Julio Sergio in ESCLUSIVA: “Roma fai come il City, vinci la Conference e arriva quarta. Scudetto? Dico Napoli. E su Ibrahimovic…”

Nicola Liberti
22 Minuti di lettura
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Julio Sergio ha vestito le maglie di Roma e Lecce in Serie A nel ruolo di portiere. Il suo periodo di militanza in Italia va dal 2006 al 2013, 6 di questi anni trascorsi nella Capitale. Con i giallorossi, dopo aver faticato a trovare spazio, il 30 agosto 2009 arriva la prima occasione a Marassi contro il Genoa. Col trascorrere delle gare diventa il titolare e sfiora lo Scudetto nella stagione 2009-2010, Nella sua intervista rilasciata in esclusiva ai nostri microfoni ha parlato della Roma attuale, di Josè Mourinho, calciomercato nonché di corsa Scudetto e fenomeni del gioco come Cristiano Ronaldo e Zlatan Ibrahimovic, rivelando alcuni retroscena.

José Mourinho capo popolo

Mesi fa hai dichiarato che società, squadra e tifoseria dovevano avere pazienza di aspettare Mourinho, un allenatore che porta la mentalità vincente e pensa solo a vincere. Secondo te il portoghese ha la pazienza di aspettare che il progetto cresca negli anni o credeva di trovare una situazione migliore sin da subito?

Questa per lui è una sfida diversa, dalla vittoria col Porto in poi ha sempre allenato le squadre migliori con i giocatori più importanti. Dopo tanti anni al top penso che una sfida come questa lo invogli a restare, sapeva dove stava andando quando ha scelto Roma, sono convinto abbia un piano per portarci a vincere“.

Nella capitale Mourinho ha a disposizione giocatori molto giovani e, talvolta, pochi leader. Non pensi che il suo stile di comunicazione intelligente, ma spesso rude e diretto, possa avere effetti negativi su una squadra con carenza di personalità del calibro di quelle allenate in passato a Chelsea, Inter o Barcellona? O magari è l’attitudine dei suoi ragazzi a far sì che si ponga in un dato modo?

Questa è la sua personalità, sono sicuro parli davanti alle telecamere come fa abitualmente nello spogliatoio. Ho conosciuto giocatori che hanno lavorato con lui, tutti gli vogliono bene: alla fine se un allenatore ti chiede qualcosa in più è perché pensa tu possa dare un contributo maggiore alla squadra. Il problema si pone quando l’allenatore non ti parla più, non fa gesti o segnali nei tuoi confronti: questo significa che non punta più su di te. Il suo ruolo è quello di imprimere la sua mentalità ai propri calciatori, questo avviene anche attraverso questi gesti. Dobbiamo capire che è cambiato tutto, in primis ciò che fanno le nuove generazioni. Le abitudini di oggi sono completamente diverse a quelle del mio periodo, i telefonini hanno contribuito molto a questo cambiamento”.

“Prima, dopo una vittoria o sconfitta che fosse, rientravamo negli spogliatoi e parlavamo solo di quello, assimilavamo ciò che ci avveniva attorno. Oggi dopo la partita i giocatori prendono il telefono, vedono cosa si dice su di loro, chiamano la fidanzata, la madre o il padre. È cambiata la società a livello mondiale e così anche il calcio. Penso che Mourinho sia molto bravo a gestire anche situazioni di questo tipo e far capire loro quanto sia importante vestire questa maglia. I giocatori cresceranno, tempo al tempo. Guardate i primi tempi di Ferguson allo United o Klopp al Liverpool: inizialmente non vinsero nulla, ma poi…C’è bisogno di tempo e lavoro per raggiungere la vittoria dello Scudetto“.

Josè Mourinho, tecnico della Roma
Josè Mourinho, tecnico della Roma

Quindi credi che l’obiettivo principale della Roma debba essere lo Scudetto?

L’obiettivo principale deve essere quello, ma sappiamo non succederà subito, almeno secondo me. Serve lavorare e costruire per raggiungere il top, ovvero vincere lo Scudetto ed entrare costantemente in Champions League. Per arrivare a ciò serve innanzitutto una società top, e vedo che si sta costruendo, ma soprattutto tempo. Serve coesione anche di stampa, tifoseria e tutto l’ambiente Roma“.

La squadra si è resa protagonista di grandi prestazioni, penso a quelle contro l’Atalanta, e partite molto meno buone, penso alla sconfitta contro un Milan ampiamente rimaneggiato. Non credI che per raggiungere obiettivi ambiziosi sia necessario l’innesto di qualche leader dal calciomercato in grado di dare più linearità al gruppo, anche dal punto di vista psicologico?

Paragonando Napoli, Milan, Juve e la Roma vediamo rose molto differenti dal punto di vista di esperienza, età ed altri fattori. Se persino squadre di questo calibro si permettono errori qua e là, sicuramente anche i giallorossi possono sbagliare. Purtroppo non conosco i progetti della società, non so se puntino ad una rosa giovane, come ad esempio questa, con giocatori importanti da far crescere per poi puntare a vincere. Nel calcio si possono avere piani differenti. Io leggo spesso che vogliono vincere, per farlo devono fare cose importanti. Stanno mettendo in piedi una società sana, poi sono d’accordo con te: servono uno o due giocatori che elevino il livello della rosa. Sono sicuro che José sia la persona giusta per chiedere i profili più adeguati per alzare il livello e far sì che possano arrivare“.

Restando in ambito mercato, negli scorsi mesi sono stati avvicinati i nomi di Diogo Dalot e Granit Xhaka alla Roma. Secondo te giocatori come lo svizzero, dall’importante caratura umana prima ancora che calcistica, potrebbero essere gli obiettivi giusti per alzare l’asticella?

Secondo me si possono fare entrambe le cose, sia i giovani che gli esperti. L’età e la maturazione sono importanti per un giocatore, ma ci sono anche quei giovani già forti di testa. Penso che per il futuro della squadra sia importante chiudere operazioni che coincidano con entrambe le cose. La Roma ha un allenatore vincente ed esperto, un reparto di scouting bravissimo.: grazie a queste cose sono certo che arriveranno presto novità importanti utili a realizzare ciò che desideriamo“.

Julio Sergio, focus sui singoli

Parlando invece delle individualità già presenti in rosa, come pensi potrebbe reagire la piazza romana ad un eventuale passaggio di Nicolò Zaniolo alla Juventus, argomento caldo delle ultime settimane?

Sento spesso spesso dire che quella di Roma è una piazza scomoda, la realtà è che fare il calciatore è scomodo in ogni parte del mondo. La particolarità della capitale è che passa molto rapidamente dalle stalle alle stelle e viceversa, un calciatore non può essere misurato dopo una partita od un mese. Serve trovare regolarità nei giudizi, alla fine parliamo pur sempre di esseri umani. Alla fine se Zaniolo ha la volontà di andare a giocare alla Juventus, o loro pagano ciò che viene richiesto dalla società nessuno può farci nulla. Penso che la società si stia impegnando per sistemare ciò che va sistemato, però sia stampa che noi tifosi dobbiamo avere una mentalità più vincente. Significa anche capire i tempi, capire i limiti, se riusciremo a fare questo daremmo noi uno stimolo in più a tutti”.

È difficile per chiunque fare calcio in ogni posizione, che sia giocatore, allenatore o amministratore; io non chiedo pazienza però non si può neanche giudicare dopo un’azione o un mese un qualcosa che nel giro di 2/3 anni potrà diventare spettacolare. La tifoseria è così, è spettacolare in ogni sua sfaccettatura. Come entrare all’Olimpico gremito e sentirne il boato è fantastico, serve anche capire che il calcio ha bisogno di tempo“.

Abraham Zaniolo Roma
Abraham e Zaniolo (Roma)

Un altro beniamino della tifoseria è Tammy Abraham. Cosa vedi nel suo futuro?

Non ho ancora avuto il piacere di parlare con Abraham e conoscerlo come persona. Dalle partite vedo che si impegna molto ed ha molta voglia di fare bene, ha espresso molte cose buone sin qui. Solo il futuro e le partite che disputerà ci diranno a cosa potrà realmente ambire. Penso che il punto di riferimento debba però essere sempre Mourinho, vedo che è così anche da gesti che hanno fatto. Da fuori vedo che la Roma ha un buono spogliatoio, così sembra almeno. Io penso che lui sia e possa diventare un calciatore importante, mi fa piacere vedere ciò che sta facendo, spero che rimanga“.

Personalmente concordo, credo che nel calcio di oggi sia molto importante il gruppo, talvolta anche più di alcuni aspetti tecnici, mi viene da pensare al Milan, ad esempio…

Esatto, mi è capitato di vedere squadre che non si parlavano o arrivavano sino al punto di odiarsi ma riuscire ugualmente a giocare bene. Tuttavia penso che questo sia un punto in grado di far fare la differenza anche nel futuro“.

Mi vengono in mente personalità in grado di dividere uno spogliatoio come Ronaldo o il trattamento riservato a Sarri dalla Juventus.

Non so dirti quanto sia vero, ma ho sentito che al primo ingresso di Cristiano nello spogliatoio tutti volevano essere come lui, è un vero professionista. Ha contribuito a far sì che tutti abbassassero la propria percentuale di grasso, porta uno stimolo diverso in questo senso, ogni squadra avrebbe bisogno di un professionista come lui per alzare il livello“.

Zlatan Ibrahimovic
Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Milan

Quanto a Zlatan Ibrahimovic? Si è detto per lungo tempo che fosse un uomo spacca-spogliatoi, al momento dà un’idea diversa di sé invece. Pensa sia necessario l’innesto di personalità di questo calibro in una squadra, anche a fronte del possibile rischio, in alcuni casi, di incrinarne i rapporti interni?

Io penso che le squadre debbano avere il carattere del proprio allenatore. Ibrahimovic per me è un fenomeno, non so dirti come sia di persona. Ogni tanto serve avere qualcuno un po’ matto, che sbrocca e rompe tutto. Penso che però stare per diversi anni con uno così diventi pesante, serve trovare un equilibrio per fare le cose nel tempo e nel modo giusto: questo vale sia a livello calcistico che umano“.

Roma alla conquista d’Europa

La Roma affronta il Vitesse in Conference League, le altre avversarie a parer mio sono di livello vicino o inferiore ai giallorossi. Pensi che sia un obiettivo troppo ambizioso o si potrà puntare alla vittoria finale?

È una competizione diversa, non è lunga, non sono 38 giornate in cui soffrire per conquistare punti. Giochi due partite ogni fase e secondo me la Roma può vincerla, servirà fare cose importanti. Penso alla partita con il Barcellona, indimenticabile. Sono partite che fanno storia a sé, oltre a tattica e tecnica anche il fattore mentale è cruciale per poter ambire alla vittoria finale. Mourinho in questo senso è molto esperto e farà sì che i giocatori arrivino nel modo migliore al momento più importante. Vedrò la partita e tiferò come sempre per la Roma“.

L’aspetto psicologico può anche aiutare a superare un avversario meglio attrezzato tecnicamente, come nel caso del citato Barcellona…

Ci sono aspetti differenti nel calcio: un conto è giocare in una squadra che deve vincere per forza, che è costruita per farlo, come il Manchester City. La Roma invece è in una fase di costruzione, però deve avere lo stesso atteggiamento del City: vincere sempre. Vedendo le partite mi piace l’atteggiamento, è la cosa più importante per sistemare poi tutti gli altri aspetti“.

Zielinski (Napoli) Theo Hernandez (Milan)
Zielinski (Napoli) Theo Hernandez (Milan)

Corsa Scudetto

Quanto al campionato, lo Scudetto appare ormai sfumato, il piazzamento Champions è ancora raggiungibile secondo te o è solo un pensiero per gli anni a venire?

Certamente è difficile, ma è possibile. Il calcio italiano è duro e tattico, anche quando vai contro le piccole trovi squadre organizzate e buoni valori a livello di organico. Secondo me deve essere l’obiettivo della Roma per quest’anno può farcela. Deve essere un obiettivo a cui ambire ogni anno. La Juventus non è troppo distante, penso sia ancora raggiungibile. Alla fine se fai tre vittorie di fila sei lì con loro, ovvio che questo è possibile anche per le dirette rivali. Penso che una volta presa fiducia e che vengono le cose giuste sia certamente un obiettivo raggiungibile“.

Un parere sulla corsa Scudetto: Milan, Inter e Napoli sembrano viaggiare allo stesso ritmo, vedi una favorita?

Guardo di meno le altre squadre, mi è capitato di vedere il Napoli essendoci Spalletti ed il Milan. A memoria non ricordo da quanto tempo il campionato italiano non aveva tre squadre di questo livello a giocarsi la vittoria finale. Sarà sicuramente divertente da vedere, anche se la sconfitta con i rossoneri ha fatto perdere un’opportunità importante al Napoli. Come detto sono tre club importanti e competitivi, mi divertirò a vedere sino alla fine chi vincerà“.

Spalletti e Mourinho
Spalletti e Mourinho

Luciano Spalletti è stato uno dei tuoi allenatori in passato. Il toscano non ha mai vinto uno Scudetto, pensi che essendo al momento in vetta con il Napoli possa essere finalmente la volta buona?

Penso di si, alla fine è una persona buona anche se certe volte le persone non capiscono i suoi modi. Fino al 2008 abbiamo giocato un bellissimo calcio con lui, avevamo grandi giocatori che favorivano un gioco importante. Adesso il Napoli fa più o meno la stessa cosa, penso sia abbastanza esperto da gestire queste situazioni e portare i partenopei a vincere, vedremo come andrà. Con tutte attaccate anche due vittorie di fila possono fare la differenza“.

Julio Sergio, talento brasileiro

Sei Brasiliano e per lungo tempo sei stato il terzo portiere della Roma. Una storia simile a quella di Fuzato: un parere su di lui?

Purtroppo non lo conosco di persona, le ultime volte che l’ho visto giocare ha sempre fatto bene. È difficile fare il portiere, specialmente nella sua posizione. Bisogna allenarsi sempre al massimo livello ed avere una testa incredibile, ancora di più quando non giochi. Sarà importante prendere le giuste decisioni nel momento corretto, sono sicuro voglia giocare ma queste sono considerazioni che solamente lui può fare. Il ragazzo ha sicuramente qualità, altrimenti non avrebbe giocato alla Roma. Non so se arriverà il suo momento, adesso i capitolini hanno un buon portiere, molto esperto. Sarà interessante vedere cosa accadrà“.

Quanto all’altro verdeoro giallorosso, Roger Ibañez, riesci ad ipotizzare una sua presenza ai Mondiali con la maglia del Brasile?

Se un giocatore gioca nella Roma è sempre di altissimo livello. È un giocatore che certamente stanno attenzionando, poi ad oggi in nazionale i due centrali sono fortissimi, non sono quanto possa entrare in questa lista. Nonostante qualche errore sta facendo bene, è un giocatore che mi piace anche per il suo carattere, questa sua caratteristica di impegnarsi e dare tutto sempre. Aspettiamo, vedremo quale sarà la lista di Tite per il Mondiale, certamente c’è una possibilità, ma non so se andrà. Con Thiago Silva, Marquinhos e Militao la concorrenza è tanta, è difficile essere convocati ad oggi, staremo a vedere“.

Roger Ibanez, difensore della Roma
Roger Ibanez, difensore della Roma

Hai intrapreso un’avventura in vesti diverse in Brasile, haI visto un giocatore in particolare che si sentirebbe di consigliare alla Roma o ai club di Serie A?

Con il mio lavoro qua in Brasile riesco ad attenzionare ogni divisione, parlare con molte persone. Qui ci sono sempre giocatori di talento, consigliarne uno in particolare mi risulta difficile. Spesso parlo con la dirigenza della Roma e gli metto davanti diverse possibilità, gli ho già mostrato diversi giocatori che penso potrebbero aiutare la squadra in futuro. Queste però sono sempre cose che decidono allenatore e relativo staff, anche se confermo che qui ci sono diversi giocatori importanti. C’è da considerare anche che il campionato brasiliano è molto diverso dall’Italia, c’è meno intensità. A parer mio serve molta attenzione prima di dire che un calciatore può fare bene in Europa, che la società faccia una spesa importante in termini economici. Poi il ragazzo dovrà abituarsi alla cultura italiana, al calcio italiano, per questo sono sempre molto cauto prima di lanciarmi in consigli o giudizi“.

Mi tornano alla mente i casi recenti di Paquetà e Gabigol, forse anche troppa fretta nel dare un giudizio definitivo…

Come hai detto ci sono stati molti casi. Non è semplice perché sono due strutture di calcio differenti. Una volta giunti in Europa si trovano giocatori molto più professionisti, anche le situazioni individuali si sviluppano in maniera differente rispetto al Brasile. Questi fattori, uniti a quello umano, finiscono per far sì che certi ragazzi non si adattino fuori dal campo. In campo parliamo invece di una visione più tattica, servono anche sforzi più grandi senza palla, chiudere di più gli spazi, non mollare mai. Certamente chi riesce ad adattarsi a tutto questo più rapidamente ha più successo degli altri. Nel caso di Paquetà, si è spostato in Francia dove la richiesta di gioco è differente ed alla fine sta facendo molto bene“.

il 2022 è l’anno dei Mondiali, il Brasile storicamente fa sempre parte della grandi favorite: ti senti di scommettere su una vittoria finale?

Il Brasile ha sempre i giocatori più forti al mondo, in particolare a livello di talento, di dribbling. La nazionale ha certamente giocatori importanti e gioca un buon calcio, ci manca però giocare di squadra, come collettivo: qui restiamo molto sul piano individuale. Oltre a Neymar che è un fenomeno abbiamo molti altri giocatori forti che sono in grado di fare la differenza. Per noi non sarà facile ma col nostro talento individuale potremo lottare per la vittoria, vedremo al Mondiale“.

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