Matteo Gabbia: “L’esperienza al Villarreal è stata un crescendo, ma il Milan è casa mia”

Nel nuovo episodio di Unlocker Room-The Rossoneri Podcast, Matteo Gabbia racconta la sua esperienza al Villarreal, dal prestito estivo fino al ritorno al Milan a gennaio. Il difensore rossonero svela i retroscena del suo passaggio in Spagna e come sia stato tornare nella sua "casa".

Redazione
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Nel nuovo episodio di Unlocker Room-The Rossoneri Podcast, il difensore rossonero Matteo Gabbia è stato protagonista, raccontando la sua avventura al Villarreal e il ritorno al Milan a gennaio per far fronte alle emergenze del reparto difensivo. Ecco le sue dichiarazioni:

La stagione con il prestito al Villarreal: “È stato molto strano. Sapevo di dover andare via questa estate, avevo parlato anche con il mister. All’inizio dell’estate avevo delle possibilità che non mi facevano vivere quell’emozione che volevo sentire. Il giorno in cui siamo partiti per l’America, ho sentito il mio agente che mi diceva di non partire perché era tutto fatto con il Villarreal. Ma eravamo sull’aereo e quindi sono partito. Il mio procuratore ha sentito il direttore Furlani e mancavano ancora delle cose, gli hanno detto che finché non era tutto definito sarei dovuto rimanere giustamente con il Milan. Ho fatto due o tre giorni a Los Angeles fino a che non è stato tutto definito e sono tornato indietro. È nata abbastanza velocemente e da subito mi è piaciuta come esperienza, ero voglioso di mettermi in gioco anche in un paese e campionato diverso. È stato molto bello, sono stato felice della scelta che ho fatto, di come sono andati i sei mesi e poi di essere tornato ovviamente”.

Matteo Gabbia: "L'esperienza al Villarreal è stata un crescendo, ma il Milan è casa mia"
Matteo Gabbia: "L'esperienza al Villarreal è stata un crescendo, ma il Milan è casa mia" 3

La vita e l’esperienza in Spagna: “Sicuramente è stato provante, più perché erano 4 o 5 anni che stavo in una comfort zone personale: per me il Milan è famiglia, è facce che conosco da quando sono piccolo. Cambiare paese, una città nuova e con compagni che non parlano la tua lingua è stato sicuramente provante ma è stato un qualcosa che mi ha dato tanto: l’impatto è stato molto positivo, c’erano ragazzi positivi e bravi, anche l’allenatore che aveva inciso sul mio acquisto. Poi dipende da come ti poni: ho cercato di farmi conoscere per quello che sono, ho avuto la fortuna che c’era Pepe Reina e anche Raul Albiol che parlava italiano. È stato un crescendo: già dopo un paio di settimane è stato tutto più bello, ho trovato casa. Una esperienza che mi ha aperto la testa, ignoravo le difficoltà che potessero esserci da un paese all’altro ma sono stato fortunato a trovare tutto subito”.

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