😈 Milan, senti Tevez: “Chissà che le nostre strade non possano incrociarsi di nuovo”

Carlos Tevez, storico attaccante della Juventus e vice-campione del mondo con l'Argentina nel 2014, ha intrapreso la carriera da allenatore; il suo sogno ora è tornare proprio in Serie A

A cura di Marco Gioviale
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Dopo essere stato vicinissimo al trasferimento in rossonero qualche anno fa, Carlos Tevez è tornato a parlare del Milan. Dopo essersi ritirato nel 2021, l’Apache ha ottenuto il patentino da allenatore ed ha esordito sulla panchina del Rosario Central. Adesso guida l’Indipendiente verso la zona playoff del campionato argentino, ma il suo sogno è tornare in Italia come tecnico.

Intervistato oggi 11 aprile dalla Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante ha palesato il desiderio di tornare in Serie A: “Quello italiano è uno dei migliori campionati al mondo. L’Italia è nel mio cuore, mi piacerebbe tornarci da allenatore ma penso di dover crescere molto per meritarla”. L’Apache ha poi ricordato di quando, nel 2011, stava per trasferirsi in rossonero: “Dovevo andare al Milan, ma non dipese né da me né da Galliani, abbiamo ancora molta stima e rispetto. Poi la Juve si mosse molto bene, in segreto, e riuscì a prendermi“.

Dall’iconica foto al ristorante con l’allora amministratore delegato del Milan, alla storia scritta con la Juventus. Tevez però non ha escluso un nuovo “accordo col diavolo”: “Chissà che le strade con il Milan non si possano incrociare di nuovo…magari da allenatore”. Arrivato a Torino nell’ultima stagione di Conte, l’attaccante argentino vede nel tecnico leccese una delle sue fonti d’ispirazione: “Sono passionale. Mi ispiro a lui proprio per la passione e l’ossessione della vittoria, ma di allenatori bravi ho avuto anche Mancini e Allegri”.

“Non esiste un nuovo Tevez”

Concludendo l’intervista, l’ex giocatore ha poi affermato di non vedere un suo erede nell’attuale panorama calcistico: “Non esiste un nuovo Tevez. Non vedo nessuno che mi assomigli, non tanto dal punto vista tecnico, quanto più quello passionale e agonistico. Io mettevo il cuore in campo, davo tutto me stesso, ora credo che quest’attitudine si sia un po’ persa. Non solo in Italia ma anche in Europa e in generale”.

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