Nella testa di Pogba

Luca Vano
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Alla fine il verdetto tanto atteso è arrivato: 4 anni di squalifica per doping comminati dal Tribunale preposto hanno estromesso Paul Pogba dal mondo del calcio giocato, almeno fino ai 34 anni d’età. Non c’è spazio per la resa nel cuore del centrocampista della Juventus, che ha già annunciato ricorso sui suoi profili social con i legali che puntano, quantomeno, ad una consistente riduzione della pena. La sostanza rintracciata nel suo sangue, il DHEA, è classificata come dopante e la difesa dei legali del francese non punta certo a snaturare tale assunto. Bensì a dimostrare la buonafede dell’atleta, che l’avrebbe assunta inconsapevolmente.

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Una precisazione che Pogba mette nero su bianco e dà in pasto ai propri followers, completando il consueto iter di rimbalzo del pallone tra accusatore ed accusato. In attesa di scoprire la verità e l’esito del ricorso, una precisazione è doverosa. La squalifica del fantasista bianconero non ha precedenti nel calcio, se si esclude gli individui con dimostrata recidività: come mai? La rinuncia alla mediazione degli scorsi mesi pesa così tanto? Probabilmente non è dato saperlo e le prospettive di calcio ad alti livelli per Paul sono ai minimi storici.

Pogba, Juventus
Pogba, Juventus @livephotosport

Parabole

In quel limbo tra colpevolezza e presunta innocenza, tra anni limitativi e ricorsi, dimora l’uomo ancor prima del calciatore e le fragilità che l’ultima frazione di carriera ha svelato al mondo intero. Nella testa di Pogba, c’è da scommetterci, aleggia una quantità infinita di pensieri ed emozioni, con il rischio concreto che sul finire di carriera tutto ciò si trasformi in un gigantesco rimpianto. La sua miglior versione è nota a tutti: quella dei primi anni con la Juventus, seguita poi dalle prime due stagioni in maglia United culminate con la vittoria del Mondiale con la Francia.

Sponsorizzazioni, pubblicità, brand, moda e documentari. Allo “scadere” della stagione 2018/19, il calciatore di origini guineane non è già probabilmente al picco della forma, nel suo prime. Ma è una star conclamata, che improvvisamente si ritrova a sparire dai radar. Ed è in contesti simili che il successo, la fama e il lavoro dei propri sogni non diventano comunque un muro solido, semmai filtrano una minima parte dei dolori.

La parola fine

In primis quelli causati dagli infortuni: troppi, ripetuti, acuti. Poi la pausa forzata dal Covid, sommata a una vera e propria faida di famiglia con il fratello, che è oscillata tra stregoneria e ricatti minando la vita privata di Pogba, inquinando anche parzialmente il suo ritorno alla Juventus. Forse posto ideale per concludere la carriera, ma non così com’è stato: altri infortuni e scandalo doping sono lì a dimostrarlo.

E adesso? La sua agente, Rafaela Pimenta che ne ha ereditato la procura dal compianto amico Mino Raiola, ha certificato la solidità mentale del suo assistito in più interviste: “Potrebbe ricominciare domani”. Ma domani non sarà, e neanche tra due giorni. L’epilogo ormai è triste e potrebbe solo venir alleviato dall’esito positivo del contenzioso giuridico. In ogni caso lontano dalla Torino bianconera, città fredda ma amorevole scontratasi con la fine di una storia mai iniziata nelle ultime due stagioni.

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