Roma, ancora si: De Rossi e l’identità ritrovata

Redazione
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Magia e routine si intrecciano all’Olimpico, nel ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League. L’ennesimo confronto con il Feyenoord vede la Roma scontrarsi con una porta stregata, una mole di gioco prodotta per gran parte della partita in quantità superiore all’avversario e un 1-1 che, nei 120′, sta molto stretto ai giallorossi. Poi dal dischetto si fa festa ed arriva l’ormai consueta eliminazione dei biancorossi di Rotterdam per mano di Pellegrini e compagni – che gol del capitano, a proposito.

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L’ennesima mazzata su una rivalità che cresce di anno in anno e va puntualmente ad impattare con il valore della Roma, superiore a Tirana come nel doppio confronto di un anno fa in Europa League. Stessa competizione oggi, in attesa dei sorteggi degli ottavi, ma con un allenatore diverso: Daniele De Rossi ha il merito di seguire la striscia positiva di Mourinho, pur cambiando lo spartito dell’orchestra che appare più coinvolta nel suonare la musica Made in DDR.

Svilar, Roma
Svilar, Roma @Twitter

Taglio netto

E così, tra un La Roma (ancora) si, e il Feye no e l’altro, c’è tempo per riflettere su quanto nel giro di 7 partite sia cambiato dalle parti di Trigoria, con tutti i limiti che fisiologicamente ne derivano. Al netto della flessione del secondo tempo con il Feyenoord e soprattutto dell’inconsistente primo tempo di Frosinone, De Rossi ha centrato una qualificazione europea sommata ai 12 punti in 5 partite in campionato. Contro le stesse squadre, nel girone d’andata, Mourinho ne aveva collezionati 7.

Troppo presto per confrontare due cammini imparagonabili per numero di partite ed esperienza, ma l’allenatore della Roma attuale ha già centrato un primo successo. Quello di sancire un taglio netto con il passato, sia dal punto di vista della proposta – maggiormente offensiva – che da quello comunicativo, che porta il giovane tecnico a fare mea culpa nella pancia dello Stirpe sulla formazione schierata e quasi a trattenere la gioia di una corsa sotto la Sud, dopo il rigore decisivo di Zalewski. Senza contare il coraggio nel rilanciare Svilar, eroe dei rigori contro il Feyenoord e potenziale spartiacque della stagione romanista.

Ma non foderiamoci gli occhi di prosciutto: se dovesse proseguire l’avventura sulla panchina della Capitale, anche per lui verosimilmente arriveranno i momenti difficili, le critiche e i se ci fosse stato José. Un inevitabile prezzo da pagare per coesistere con un ambiente infuocato ed innamorato, che sa deludersi ma allo stesso modo abbracciare il cambiamento. E nella Roma c’è stato, con buona pace di chi si limita all’anagrafe e al CV per giudicare le idee di chi siede in panchina.

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