Quanto spesso ci diciamo "sono solo stanco" quando in realtà il nostro corpo e la nostra mente stanno mandando segnali d'allarme ben più profondi? Il 66% delle donne riferisce stress significativo, contro il 58% degli uomini, mentre il 36% delle donne dichiara livelli di stress in aumento rispetto all'anno precedente secondo i dati più recenti. Ma quando la stanchezza diventa un grido d'aiuto che non possiamo più ignorare?

Il cervello sotto stress: quando i neuroni chiedono aiuto

Lo stress produce un ormone chiamato cortisolo che, nel tempo, intacca le cellule nervose presenti nell'ippocampo responsabile della capacità di apprendimento e memoria. Gli studi sullo stress cronico mostrano ripercussioni soprattutto a carico della memoria a breve termine ma anche il rischio di perdita di neuroni.

Molte persone descrivono quello che viene chiamato "brain fog" (letteralmente "nebbia mentale"), una sensazione di lentezza nel pensiero, di confusione diffusa. Come se il cervello girasse al minimo anche quando avremmo bisogno che girasse a pieno regime.

I primi segnali neurologici includono:

I segnali fisici: quando il corpo parla prima della mente

Accanto alla stanchezza, i segnali fisici più frequenti sono le cefalee tensive, quelle che sembrano una morsa intorno alla testa, spesso accompagnate da tensione muscolare a collo, spalle e mandibola.

Lo stress cronico parla anche attraverso l'intestino: gonfiore, crampi, alternanza di stipsi e diarrea, digestione difficile. Non è un caso: l'intestino e il cervello sono collegati da una rete di comunicazione bidirezionale così densa che i ricercatori lo chiamano il "secondo cervello". Quando il primo è sotto stress, il secondo lo sente immediatamente.

Altri campanelli d'allarme fisici includono:

L'aspetto emotivo: quando l'anima si spegne

A volte invece dell'irritabilità emerge l'anedonia, ovvero la perdita di interesse e piacere per le cose che normalmente ci piacciono. Non è depressione nel senso clinico, ma è un segnale che il sistema di ricompensa del cervello è esaurito. Usciamo meno, vediamo meno gli amici, lasciamo perdere gli hobby. Questo perché tutto sembra richiedere uno sforzo che non siamo in grado di fare.

Sul piano mentale ed emotivo possono comparire ansia, irritabilità, pianto facile, sbalzi d'umore, sensazione di essere sopraffatti, paura di non farcela, calo della motivazione. Alcune persone riportano pensieri ricorrenti e rimuginio, altre una chiusura emotiva.

Il burnout secondo l'OMS: quando lo stress diventa sindrome

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il burnout come una sindrome legata allo stress cronico sul lavoro, caratterizzata da esaurimento energetico, distacco mentale dal proprio impiego e ridotta efficacia professionale.

Il burnout non è un interruttore che si spegne all'improvviso, ma un processo graduale. Comprendere le fasi del burnout può aiutare a riconoscere i segnali precoci e a intervenire prima che la situazione si aggravi:

Gli effetti sul sistema immunitario e la neuroplasticità

Lo stress cronico può indurre effetti disfunzionali a lungo termine su tutti i sistemi fisiologici: nervoso, immunitario, endocrino e metabolico. Stati mentali depressivi e fattori sociali possono cambiare il nostro cervello, le sue connessioni e il nostro sistema immunitario in negativo.

Lo stress e il conseguente aumento del cortisolo porta ad una riduzione del numero di rami dendritici e del numero di neuroni, nonché a cambiamenti strutturali nei terminali sinaptici e ad una riduzione della neurogenesi nell'area del giro dentato dell'ippocampo.

Un organismo che vive una elevata o cronica situazione di stress finisce per inibire il corretto funzionamento del sistema immunitario. Se i livelli di cortisolo rimangono alti oltre misura, si ostacola il sonno, si riposa male e si inizia così ad indebolire il sistema immunitario.

Strategie di prevenzione e recupero

Il "Mental Health Atlas 2020" dell'OMS sottolinea l'importanza delle tecniche di gestione dello stress, come esercizi di respirazione e metodi di risoluzione dei problemi. Riconosce il ruolo cruciale dei programmi di prevenzione e promozione della salute mentale coordinati tra settori sanitari, del lavoro e dell'impiego.

Strategie pratiche per la prevenzione:

Quando chiedere aiuto professionale

Se lo stress diventa cronico e inizia a intaccare la salute o la capacità di svolgere le normali attività, è il momento di chiedere aiuto. Dovresti rivolgerti a un medico o psicologo se da diverse settimane hai sintomi intensi che non migliorano.

La buona notizia è che si può migliorare, spesso in modo significativo, ma serve ascolto dei segnali, un piano realistico e, quando necessario, il supporto del medico o di un professionista della salute mentale.

"Il primo passo per prendersi cura della propria salute mentale è imparare ad ascoltare i segnali che il corpo ci invia. Non aspettare che diventi insostenibile: agire tempestivamente può fare la differenza tra un periodo difficile e una condizione cronica."

Ricorda: è necessario che l'organismo ritorni ad una buona stabilità e ad un rilassamento affinché le capacità intellettive rientrino nella norma. La neuroplasticità del cervello ci offre questa possibilità di recupero, ma solo se interveniamo per tempo e con le strategie giuste.