Da decenni la precarietà nel mercato del lavoro italiano gira attorno a una questione centrale: i contratti a termine. Molti pensano che siano una soluzione rapida e flessibile per le aziende, senza conseguenze per chi li firma. In realtà, il decreto lavoro 2026 ribalta parzialmente questa logica, introducendo regole più stringenti a partire da maggio che ridimensionano notevolmente lo spazio di manovra dei datori di lavoro su questo fronte.

Le modifiche riguardano principalmente la durata massima complessiva dei contratti a termine presso lo stesso datore di lavoro e il numero di proroghe consentite. Attualmente, è possibile stipulare contratti a termine con diversi limiti a seconda della causale invocata. Il decreto 2026 interviene con l'obiettivo dichiarato di ridurre la frammentazione dei rapporti precari e spingere verso assunzioni più stabili. Le nuove disposizioni entrano in vigore il 1 maggio 2026 e si applicano ai contratti stipulati dopo tale data, mentre quelli già in essere mantengono la disciplina precedente fino alla loro naturale scadenza.

Le principali novità riguardano tre aree. Innanzitutto, la durata massima complessiva dei contratti a termine con lo stesso datore di lavoro viene ridotta: passa da 36 mesi a 24 mesi, anche considerando il cumulo di più contratti successivi per la stessa mansione. In secondo luogo, il numero massimo di proroghe scende da cinque a tre, a meno che non sia diversamente stabilito dal contratto collettivo applicabile. Terzo, per quanto riguarda le causali di utilizzo, il decreto ribadisce che il ricorso al contratto a termine deve essere sempre motivato da ragioni oggettive, legate all'esigenza temporanea della prestazione, e non può diventare una pratica strutturale per coprire posizioni permanenti. Alcuni settori, come il turismo e l'agricoltura, mantengono margini leggermente più ampi, ma comunque soggetti alle stesse limitazioni di base.

Come organizzare la gestione dei contratti dopo maggio

Il decreto lavoro 2026 arriva in un momento di dibattito continuo sulla precarietà nel nostro paese. Le nuove regole non eliminano i contratti a termine, che rimangono uno strumento legittimo per esigenze effettivamente temporanee, ma cercano di impedirne l'abuso sistematico. Per lavoratori e aziende, maggio 2026 rappresenta una scadenza importante per pianificare strategicamente il ricorso ai contratti precari e, nei casi necessari, accelerare il percorso verso rapporti più stabili.