Mia nonna aveva una fotografia appesa in cucina: il castello di Poppi visto da lontano, preso probabilmente negli anni cinquanta, con la nebbiolina della mattina e le mura ancora grigie, non ancora restaurate e ripulite come le vediamo oggi. Mi raccontava di un giro in carrozza, ma non ricordava bene da dove fosse partita. Quella memoria sfocata mi ha inseguito per anni, finche un giorno ho capito che il Casentino non e un luogo che si visita: e uno spazio dove il tempo si ferma in modo strano, dove la verticalita del paesaggio costruisce tutto, dalle valli ai crinali.
Il Casentino e quella regione toscana che sale dalla valle dell Arno verso l Appenino, tra le province di Arezzo e Firenze. Non e il Chianti, non e la Val d Orcia: e una terra piegata verso nord, dove il medioevo non se ne e mai andato davvero, solo ha cambiato abiti. I borghi qui non sono per turisti che cercano cartoline: sono posti dove le persone entrano nelle case da scale che avevano il loro senso quattro secoli fa, e ne hanno ancora uno oggi, anche se diverso.
Le pievi e gli eremi: il paesaggio della fede
Tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, il Casentino divenne un territorio di scelte religiose radicali. Non semplicemente chiese: eremi. La differenza e grande. Una chiesa serve una comunita; un eremo e il luogo dove una comunita si nega per cercare Dio. La Verna, il santuario francescano piu noto, fu costruito dove il santo ricevette le stimmate nel 1224. Non e solamente un edificio religioso: e una struttura che modella la roccia e la vegetazione, che trasforma il modo di guardare verso il cielo.
Lungo i sentieri del Casentino si trovano ancora oggi le pievi romaniche: la pieve di San Fedele in Val di Bisenzio, la pieve di Santa Maria a Poppi, quella di Soci. Costruite in pietra serena grigia, con facciate austeri e absidi rotonde, queste chiese ruotano attorno a un principio che i restauratori del dopoguerra, quando ricostruivano l Italia, spesso dimenticavano: una chiesa medievale non e una scatola vuota con muri belli. E un contenitore di spazio sonoro, di umidita, di polvere. E un luogo dove la verticalita della navata spinge lo sguardo verso una zona della memoria.
Poppi e Bibbiena: il potere racchiuso nelle mura
Poppi merita attenzione perche concentra in uno spazio minuscolo tutti i codici del medioevo toscano. Il castello domina il borgo dal alto, con la sua torre quadrangolare costruita dai conti Guidi nel undicesimo secolo. Non e un castello da film: e un edificio che semplifica la complessita. Una torre serviva per controllare il territorio sottostante, per ricevere messaggi da torri vicine, per conservare derrate in caso di assedio. Poppi ha mantenuto questa logica fino a oggi: le strade si attorcigliano verso il castello come veins dirette al cuore.
Bibbiena, piu bassa e piu grande di Poppi, e un borgo dove la densita del costruito e ancora visibile negli spazi stretti tra le case. Nel rinascimento divento proprietà della Repubblica Fiorentina, e questo cambio di potere lascio tracce nella disposizione urbana. Una chiesa plebana, case torre di famiglie che avevano fatto fortuna come mercanti o artigiani, una piazza dove due volte l anno ancora si tiene il mercato come accadeva nel quattordicesimo secolo. Le case in pietra hanno spesso gli angoli smussati dove una volta passavano i carri: dettagli che dicono come lo spazio fosse condiviso fra umani e animali da lavoro.
Quello che rimane di una civiltà
I borghi del Casentino oggi si svuotano, come accade a tutti i paesi piccoli della provincia italiana. Le persone che ci vivono sono anziane, oppure giovani che ritornano per esigenze di eredita piuttosto che di scelta. Gli immobili cambiano di mano, vengono restaurati secondo nuove logiche, perdono la loro densita originaria. Una casa medievale che diventa residenza secondaria di qualcuno di Firenze non e piu abitata nel senso che la intendevano i proprietari del tredicesimo secolo: e guardata, preservata, descritta su Internet, ma non usata.
Eppure qualcosa rimane intatto, forse proprio perche non conveniva demolire per costruire meglio. La struttura degli spazi pubblici, la geometria delle strade, la verticalita dei campanili che si vedono dalle curve della strada provinciale. Un turista che arriva a Poppi in mattinata vede il castello di nonna, magari scatta una foto da angoli diversi, legge qualche cartello esplicativo, compra un caffe. Ma lo spazio che attraversa e rimasto uguale, la scala degli edifici e identica, il rumore dei propri passi sulla pietra usata e lo stesso.
Restauro e memoria: il problema della conservazione
Dopo il mio lavoro di restauratrice, mi convinco sempre piu che conservare non significa mantenereluglio intatto. Significa respirare con esso. I borghi del Casentino respirano lentamente, cambiano colore con le stagioni, assorbono e rilasciano umidita. Le facciate invecchiano, le pietre si staccano, i coppi dei tetti si rompono e vengono sostituiti, spesso con materiale nuovo che al primo impatto sembra falso ma che dopo tre piogge tornaScuro come il resto. E questo il continuum, non la cristallizzazione.
Un eremitaggio nascosto tra gli alberi del Casentino non e stato restaurato in maniera invasiva: mantiene le fessure nel cemento che lo tiene insieme, le crepe nelle mura dove crescono licheni. Questo non significa che venga abbandonato. Significa che viene curato nel modo piu umile possibile, con gesti ripetuti nel tempo, come una madre che ripete gesti sulla stessa pelle di un figlio che invecchia.
Rimane la domanda pero. Era davvero meglio prima, quando il Casentino produceva potere religioso e politico, quando gli eremi non erano mete turistiche ma luoghi di solitudine praticata, quando i castelli non erano monumenti ma strutture di controllo che determinavano cosa poteva accadere piu in basso, nella valle? Non lo so. Mio padre, che ha vissuto a Firenze negli anni sessanta, mi dice che il Casentino era gia vuoto allora. Mia madre dice che no, ancora c era qualcosa di vivo, di tensione nei paesi. Io ricordo solo quella fotografia sfocata in cucina, il castello avvolto da nebbia, e il fatto che nessuna fotografia nuova, per quanto nitida, riesce a catturare quello stesso tempo fermo.
