💥 Mbappé incubo del Barcellona: miracolo Borussia Dortmund

Champions League che ha decretato la prima semifinale dell'edizione 2023/24: PSG e Borussia Dortmund passano il turno dopo aver rimontato ed eliminato Barcellona e Atletico Madrid in due partite folli. Spazio alle altre due gare stellari, questa sera, Manchester City-Real Madrid e Bayern Monaco-Arsenal

Lorenzo Ferrai
16 Minuti di lettura
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Undici gol in due partite e la Champions League conosce le prime due semifinaliste che si contenderanno l’accesso all’atto finale, nel teatro di Wembley. Quella di ieri, martedì 16 aprile è stata una serata di grandi ribaltoni, con PSG e Borussia Dortmund che riescono a spuntarla, più o meno contro ogni pronostico ed eliminano Barcellona e Atletico Madrid, grandi favoriti dopo i match di andata.

Notte di gol, giocate, episodi e storie impossibili, rese concrete dal carattere delle squadre vincitrici, contrapposta allo scioglimento delle sconfitte. Dopo 21 anni, due spagnole abbandonano la coppa dalle grandi orecchie nella stessa serata. L’ultima volta risaliva all’11 aprile 2003, quando Barcellona e Valencia vennero estromesse dalla Champions, per mano di Juventus e Inter, quando il calcio italiano dominava in Europa.

Altre squadre, altri tempi. Oggi, il nostro calcio è protagonista in Europa League e Conference, anche se l’Inter può mangiarsi le mani per non essere riuscita a spuntarla contro un Atletico Madrid fragile e sprecone, travolto dall’ondata giallonera del Signal Iduna Park. Colpo anche del PSG, che risorge e manda un chiaro segnale a City, Bayern e Real, candidandosi come una seria pretendente alla vittoria finale.

Luis Enrique, tecnico del PSG*
Luis Enrique, tecnico del PSG*

Luis Enrique e Xavi, destini opposti

In tempi non sospetti, il Camp Nou aveva fatto da cornice a una delle rimonte più clamorose nella storia della Champions League. Dalle parti di Barcellona, difficilmente qualcuno scorderà la notte dell’8 marzo 2017, quando i blaugrana di Luis Enrique ribaltarono un PSG troppo spavaldo e vulnerabile mentalmente, rovesciando il 4-0 subito al Parco dei Prinicipi, con uno spettacolare 6-1, maturato solo negli ultimi secondi con la zampata di Sergi Roberto.

Era il Barça della MSN, di Iniesta e di Piqué, e, per l’appunto, di Luis Enrique. Sette anni più tardi, allo Stadio Lluis Companys è avvenuto l’esatto contrario. In Spagna, il PSG sull’orlo del baratro, uscito con le ossa rotte dal match di andata, a un passo dall’ennesimo flop europeo e con un Mbappé diretto verso il Real Madrid, ha compiuto quella che si potrebbe definire un’impresa.

Termine sprovveduto fino a un certo punto. Perché è vero che stiamo parlando di una delle squadre più forti attualmente in Europa, che annovera fra i suoi elementi, una delle stelle più luminose del calcio mondiale, se non la più fulgida. Allo stesso tempo però, il PSG degli sceicchi ci ha abituati a delle fragorose cadute fuori dai propri confini, sempre vicino al successo internazionale, ma mai abbastanza.

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Il 2-3 del Parco dei Principi, risalente a una settimana fa, aveva spalancato le porte per l’ennesima Waterloo parigina, con Luis Enrique, stavolta dall’altra parte della barricata, già pronto per essere silurato dalla stampa transalpina, mai troppo tenera con i forestieri. PSG che non ha voluto saperne di gettare la spugna, nonostante il vantaggio blaugrana, siglato a freddo da Raphinha, lesto a tramutare in rete una giocata da capogiro di Lamine Yamal.

Xavi, allenatore del Barcellona @livephotosport
Xavi, allenatore del Barcellona @livephotosport

Barcellona pronto per consacrarsi, Xavi che si sfrega le mani con la prospettiva di disputare una semifinale tutt’altro che proibitiva, dopo aver fatto fuori nientemeno che Kylian Mbappé, in una sorta di Clasico anticipato. Ma il calcio sa essere tanto affascinante quanto crudele, a maggior ragione nel palcoscenico della Champions League, dove ogni sbavatura viene pagata a caro prezzo.

Suicidio Barcellona: Araujo e Cancelo da matita rossa

Un sogno per i catalani, e un incubo che pare senza fine per il favoritissimo PSG, ancora una volta bocciato all’esame di maturità. Fino al 29′, quando cambia la partita e (chissà) la storia di questa Champions League. Black out temporaneo della retroguardia blaugrana, Nuno Mendes imbuca per Barcola. Inserimento flash del giovane francese, abbattuto da Araujo appena prima di entrare in area di rigore.

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Fallo o contatto di gioco? Il signor Istvan Kovacs non ha dubbi. Punizione dal limite e conseguente cartellino rosso per il centrale uruguaiano. Ingenuità fatale di Araujo, che lascia in 10 i suoi proprio nel momento più delicato della stagione del Barça. Questione di centimetri e di regolamenti, dal momento che un eventuale rigore avrebbe significato il semplice cartellino giallo.

Araujo, Barcellona
Araujo, Barcellona @Twitter

Questo improvviso colpo di scena costringe Xavi a una decisione drastica. Fuori il funambolo Yamal, migliore in campo sino a quel momento, e dentro il roccioso Inigo Martinez. Sostituzione in pieno stile italico, con conseguente messaggio inequivocabile. Per la successiva ora di gioco, Barcellona tutto in difesa per resistere all’assedio parigino e sperare che la gara finisca il prima possibile. In questi casi, la regola madre è una sola: mai subire gol prima dell’intervallo.

Esattamente l’opposto per chi attacca. Se si deve pareggiare, bisogna buttarla prima della fine del primo tempo. E la ruota gira proprio in favore del PSG, caparbio nel trovare il pari con Dembelé, grande ex fischiatissimo dal Lluis Companys, al 40′. Quello è il momento decisivo. E nella ripresa, il Barcellona si trincera dietro la linea della palla, lasciando il solo Lewandowski a sgomitare in solitaria contro l’arcigna retroguardia dei parigini.

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I catalani si abbassano troppo e Vitinha punisce ter Stegen con una rasoiata chirurgica e imparabile dal limite dell’area. Il palo di Gundogan testimonia la serata storta del Barcellona, che viene tradito da Joao Cancelo pochi istanti dopo. Il portoghese si rende protagonista di uno sciagurato e inutile intervento scomposto in area di rigore. Dal dischetto si presenta Mbappé, piuttosto in ombra fino a quel momento.

Ma si sa, i campioni emergono nelle situazioni più complesse. E proprio come nella finale mondiale, il numero 7 è una sentenza. Destro forte e angolato. Rimonta completata. Un Barcellona stoico si riversa in avanti, spinto dal proprio pubblico, ma l’epilogo è abbastanza logico: ripartenza fulminante del PSG, con ancora il solito Mbappé che cala il poker nonostante i due miracoli di ter Stegen.

Joao Cancelo, Barcellona*
Joao Cancelo, Barcellona*

1-4 finale che sancisce l’eliminazione del Barcellona e la resurrezione francese. PSG che riesce a salvarsi, favorito dal suicidio blaugrana, oltre che dallo spirito battagliero trasmesso da un Luis Enrique spaccone ma tutt’altro che sprovveduto. Il tecnico stesso aveva pronosticato la rimonta alla vigilia e i fatti gli hanno dato ragione.

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Semifinale e grande chance di arrivare fino in fondo, visto che il prossimo incrocio sarà contro lo sfavillante ma inesperto Borussia Dortmund. Al Khelaifi in tribuna avrà avuto modo di gongolare, per questo traguardo inaspettato ma che apre a nuovi orizzonti, prima del doloroso addio di Mbappé. C’est possible.

Atletico a fine corsa

Ribaltone clamoroso anche al Signal Iduna Park, dove un Borussia Dortmund mai domo è riuscito nella clamorosa impresa di rovesciare un risultato che pareva già scritto, nonostante gli scossoni dell’andata. Atletico Madrid autunnale, nonché sfasato tatticamente e fin troppo molle nell’approccio, fattosi sorprendente dalla partenza a fionda, piuttosto preventivabile in realtà, del BVB.

Alvaro Morata
Alvaro Morata, Atletico Madrid @LPS

I favori del pronostico erano tutti dalla parte dei Colchoneros, nonostante la sfida del Civitas avesse lasciato intuire qualche scricchiolio della banda di Simeone, completamente scioltasi in terra teutonica, al cospetto di un gruppo giovane e sfrontato. La bontà di Brandt e Sabitzer, unito all’esperienza di Hummels ed Emre Can sono state le armi che il Borussia Dortmund ha messo in campo, indispensabile per superare l’ostacolo iberico.

L’Atletico Madrid prende parte dalla Caporetto spagnola, travolto dai terribili ragazzi di Terzic, che riporta invece i tedeschi in semifinale di Champions League dopo 11 anni. Etichettata come la Cenerentola dei quarti, il Borussia ha imposto il proprio gioco, scintillante e rapido, unito a una freschezza tipica dei gialloneri, tornati a riaffacciarsi nel mondo delle prime 4 d’Europa.

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Di quel lontano 2013 sono rimasti solamente Mats Hummels, solito difensore ballerino con i piedi delicati ma leader indiscusso, e Marco Reus, avanti con l’età ma arma importante a gara in corso. Con il giusto mix, Terzic ha invertito l’inerzia del doppio confronto, conscio dei pericoli creati dal Dortmund in Spagna, quando solamente i legni avevano salvato l’Atletico.

Proprio i Colchoneros sembrano giunti al termine del ciclo di Simeone, col Cholo che aveva tentato di intraprendere un’altra via, senza però ottenere i risultati. Col senno di poi, anche l’Inter ha molto da recriminare, vista la permeabilità di questo Atletico, scioltosi come neve al sole al cospetto della ventata di gioventù ed entusiasmo portata dal BVB, outsider da non sottovalutare nemmeno per la corazzata PSG, che incontrerà in semifinale.

Julian Brandt, Borussia Dortmund
Julian Brandt, Borussia Dortmund @Twitter

Brandt e Sabitzer sugli scudi

Con la delusione dello scorso anno, quando la Bundesliga sfumò solo all’ultima giornata, il Borussia Dortmund pareva essersi smarrito, inducendo la dirigenza a mettere sotto osservazione Edin Terzic. Anche quest’anno, col campionato divenuto precocemente un’utopia, sembrava destinato a concludersi in un totale fallimento.

A maggior ragione dopo il sorteggio, che aveva condannato il BVB al girone di ferro, con Milan, PSG e Newcastle, superato invece in maniera decisamente brillante, addirittura al primo posto. A quel punto, la dea bendata aveva deciso di promuovere il Borussia Dortmund, assegnandole il PSV Eindhoven come avversaria agli ottavi, altro turno superato senza particolare affanno.

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Poi è arrivato il capolavoro di Terzic, troppo poco menzionato, ma capace di tenere sempre alto l’entusiasmo dei suoi, grazie a una manovra tanto fluida quanto sbarazzina. Molti gol concessi, anche a causa di una difesa “allegra”, il tutto però bilanciato da una creatività con pochi eguali attualmente. Basti pensare alle individualità presenti nel reparto offensivo, vero oro del Borussia Dortmund semifinalista.

Brandt e Sabitzer hanno fatto ammattire la difesa dell’Atletico, dispensando gol e giocate per i propri compagni, senza mai cadere nel lezioso, errore piuttosto semplice da compiere in determinate situazioni. Ma il BVB non ha lasciato nulla per strada, se non un quarto d’ora di blackout che ha permesso ai Colchoneros di tornare in partita.

Marcel Sabitzer, Borussia Dortmund
Marcel Sabitzer, Borussia Dortmund @Twitter

Peccati veniali, visto quello che è stato l’epilogo, con la stella di Marcel Sabitzer salito in cattedra splendente nel cielo sopra Dortmund. Un miracolo? Non esattamente, quanto piuttosto un’enorme prova di caparbietà e carattere, grazie a cui l’avventura continentale del Borussia può proseguire per un’avvincente doppio incontro con il PSG, dove i gialloneri saranno nuovamente sfavoriti. Ma la serata di ieri ha dimostrato come, soprattutto in questa Champions, nulla sia scritto a priori.

Champions stellare

E proprio perché nulla è già deciso in partenza, anche questa sera, mercoledì 17 aprile, ci attendono due partite ad alta tensione. Manchester City-Real Madrid e Bayern Monaco-Arsenal, sfide stellari, degne di una Champions League da capogiro, senza esclusione di colpi e pronta a riservare sorprese esattamente come ieri.

Due gare in perfetta parità, specialmente ora che è stata abolita la regola dei gol in trasferta, il che rende le partite di ritorno ancora più intriganti e incerte. In sostanza, due 0-0, nonostante il primo round abbia lasciato intendere, soprattutto al Bernabeu, su chi possano spostarsi i favori del pronostico, per ottenere una semifinale piccante ed equilibrata, a dispetto di PSG-Borussia Dortmund.

City-Real da brivido

Quella ritenuta da molti come “la finale anticipata” ha visto uno spettacolare 3-3 fra Real Madrid e Manchester City, le due principali favorite per la vittoria finale. È quasi un peccato pensare che questa sera, una delle due abbandonerà la scena. Ed è proprio per questo motivo che quella dell’Etihad si preannuncia un’autentica battaglia, con stoccate e colpi ad effetto, il migliore spettacolo che la Champions League attuale possa mandare in campo.

Guardiola e Ancelotti
Guardiola e Ancelotti @Twitter

Guardiola contro Ancelotti, De Bruyne e Haaland contro Bellingham e Vinicius. Scontro tra titani, dove il City è favorito, conscio però di affrontare il simbolo della Champions, memore del 4-0 dello scontro ma anche della beffa subita due anni fa, dopo un pirotecnico 4-3. Mai dare per spacciato il Real Madrid, a proprio agio nel panorama europeo, anche quando i favori del pronostico pendono dalla parte opposta.

Bayern Monaco-Arsenal da ultima spiaggia

Dall’altra parte, Bayern Monaco-Arsenal è investita da un fascino leggermente inferiore, a dispetto di un equilibrio senza eguali, venuto alla luce all’Emirates. il 2-2 maturato in terra albionica, lascia qualche speranza in più ai tedeschi, chiamati a salvare un’annata altrimenti disastrosa, avendo definitivamente abdicato in patria dopo 11 anni di dominio ininterrotto.

Discorso simile, con qualche sfumatura per l’Arsenal, ancora in corsa per la Premier League nonostante l’inaspettata sconfitta casalinga per mano dell’Aston Villa. I londinesi hanno la grande opportunità di scrollarsi di dosso la fastidiosa etichetta di eterni incompiuti, benché nella cornice dell’Allianz Arena, il tifo sarà tutto in favore di un Bayern ferito seppure, anch’esso, mai sconfitto.

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