Era una mattina di giugno quando ho incontrato Signora Maria seduta su una sedia di plastica blu fuori dalla chiesa madre. Aveva gli occhi fissi sul vuoto, non sul mare, e le ho chiesto cosa stesse guardando. Mi ha detto: "Guardo il nulla. Qui il nulla è la cosa più bella." Non era una risposta da turista. Era il riassunto di trent'anni a Polignano.

Polignano a Mare è uno di quei luoghi che vive a due velocità contemporaneamente. Da settembre a maggio è ancora il paesino dei pescatori che si sveglia al rumore degli scafi, dove le signore vanno al forno di via Garibaldi per il pane delle sei di mattina e il bar di Don Peppino apre alle sette e mezza. Poi arrivano giugno e luglio, e il borgo si trasforma in una destinazione da cartolina, con i turisti che occupano ogni scalinata e ogni nicchia di pietra bianca. Polignano però non ha mai perduto la sua anima. Non quella vera, almeno. Non quella che attirava i poeti.

Le origini del paese affondano nella preistoria, ma il Polignano che conosciamo oggi prende forma tra il Medioevo e l'epoca rinascimentale. La comunità iniziale era di pescatori e contadini che sfruttavano le grotte naturali scavate dall'azione erosiva del mare, le stesse grotte che ancora oggi si vedono dalle barche. Intorno all'anno Mille il paese si organizza come insediamento fortificato, costruendo le mura e la chiesa, per proteggersi dalle incursioni dei pirati barbareschi che risalivano le coste dell'Adriatico con una frequenza allarmante. La piazza principale, quella sospesa sul mare come un balcone, non è stata scelta per caso: da lì si vedevano arrivare le navi nemiche con ore di anticipo. Nel 1500 i Turchi la assalirono comunque, e la gente di Polignano dovette fuggire nell'interno per settimane. Quando tornarono, ricostruirono tutto uguale, come se il mare potesse insegnare solo una cosa: tornare sempre indietro.

Oggi Polignano conta poco più di 4 mila abitanti stabili, ma accoglie ogni anno decine di migliaia di visitatori. La piazza principale, piazza Plebiscito, rimane il cuore pulsante: una spianata di pietra bianca dalle cui balconate naturali si vede l'Adriatico salire e scendere. I turisti vengono qui soprattutto per i tuffi dalla cosiddetta Lama Monachile, la spiaggia più fotografata della provincia di Bari, incuneata tra due scogliere bianche. E viene dalla chiesa matrice del XIV secolo, dalle viuzze strette che scendono verso il mare, dai negozi di ceramica e dai ristoranti di pesce appollaiati sui terrazzi. Ma non viene dalla poesia, anche se la poesia è quello che rimane quando i turisti se ne vanno.

Quello che non ti dicono di Polignano

La storia che circola è sempre la stessa: Polignano a Mare è il paese dei tuffi, è il tramonto più romantico della Puglia, è dove fare la foto perfetta per Instagram. Sono tutte cose vere, ma creano un'immagine piatta del luogo. La verità meno nota è che Polignano è stata luogo di ispirazione per poeti, scrittori e intellettuali che non cercavano la perfezione estetica, ma la solitudine. Andrea Vittorini, che è nato qui nel 1904, ha descritto il paese come "il margine del margine", cioè il luogo dove l'Italia finisce e il mare continua. Non è una descrizione turistica. È una descrizione di chi conosce il peso di stare appoggiato al bordo. Gli scrittori locali raccontano che il valore vero di Polignano non è il mare, ma il modo in cui il mare ti guarda: è come se le rocce fossero gli occhi del posto, e tu fossi sempre dentro uno sguardo.

Un altro errore comune è pensare che Polignano sia sempre piena, sempre affollata. Questo è vero solo da giugno a fine agosto. Se arriva a settembre, troverai le stesse strade, la stessa piazza, ma vuote. E questa è una Polignano completamente diversa. È il paese dove gli anziani tornano a chiacchierare in piazza senza il rumore dei turisti, dove il bar di Don Peppino apre a ore irregolari perché basta quello che viene, dove il mare parla più forte perché nessuno lo copre con le voci. Questa è la Polignano che i poeti cercavano, e che ancora esiste, solo nascosta tra i mesi.

Come organizzare la visita

Quando torni a casa da Polignano, non ricordi tanto le foto come ricordi i suoni. Il rumore dell'acqua che picchia sulla roccia nelle grotte sottostanti, il vento che arriva dal mare verso le cinque di sera, le voci dei pescatori che chiamano i loro compagni dai terrazzi. La signora Maria aveva ragione. Il nulla qui è davvero la cosa più bella, perché è uno spazio dove la mente finalmente smette di urlare.