🎙️ Calcio e social, l’ESCLUSIVA: “Possono rovinarti la carriera”

Il rapporto tra social e calcio è assai complesso, proprio per questo ci si chiede fin dove i giocatori possano spingersi nella condivisione della propria vita, senza rischiare di dare adito ad eventuali polemiche: attraverso il contributo di Jan Koprivec e l'esperienza di Nicola Amoruso la soluzione è dietro l'angolo

Federica Concas
9 Min Read
🎙️ Calcio e social, l'ESCLUSIVA: "Possono rovinarti la carriera"
🎙️ Calcio e social, l'ESCLUSIVA: "Possono rovinarti la carriera"

Calcio e social si intrecciano, dando vita ad una seconda partita che molto spesso si imbatte in veri e propri dibattici. Quest’ultimi che pongono l’attenzione amplificando qualsiasi tipo di pensiero o considerazione. Tra errori arbitrali, comportamenti dei protagonisti principali e fake news, nella tastiera dell’internauta si apre un mondo talvolta totalmente sconnesso dalla realtà.

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Così, il semplice commento rischia di diventare oggetto di insulti e trascendere in un avvenimento che esula completamente dai valori che il mondo del calcio prova a veicolare. Atteggiamenti che i club, in primis, devono essere abili ad inculcare nella mente dei propri tesserati. Specialmente se appartenenti ad una big, costantemente al centro dell’attenzione.

Una considerazione fondamentale che deve partire da un presupposto ancora più importante. La capacità del singolo giocatore di gestire la propria immagine non da persona sconosciuta, ma pur sempre da personaggio pubblico. Da attore e protagonista di un avvenimento che oltre i campi di gioco si trascina in tutto quel che concerne la cronaca sportiva.

Parte proprio da questa premessa il rapporto che intercorre tra calcio e social. Un legame flebile, importante ma allo stesso tempo assai complicato. Una miccia che rischia di infiammarsi facilmente. Ma che necessita di essere accesa per raccontare, far ragionare e stimolare il tifoso. Pur sempre con il buon senso. Un’attitudine che talvolta rischia di non esserci.

La vita dei calciatori raccontata via social

Cosa c’è dietro un post?

Il mondo del calcio a livello comunicativo si è indubbiamente evoluto, come d’altronde l’opportunità insita ai giocatori di poter esprimere le proprie emozioni senza il filtro del mezzo televisivo. Dietro un post, il caso Acerbi-Juan Jesus ad esempio, un commento o una semplice foto c’è spesso l’attenzione di chi talvolta in modo morboso tende a decifrare il messaggio alterandone il contenuto.

Il problema infatti potrebbe nascere soprattutto da questo: da fama e popolarità. Caratteristiche che potenzialmente possono rendere qualsiasi mossa social, seppur alle origini innocua, una bomba ad orologeria pronta a scoppiare. Perché il calciatore, o l’allenatore famoso, ancor prima di essere uomo è un’atleta. Costretto talvolta a rinunciare alla propria identità personale.

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La posta in palio dunque, specialmente in alcuni casi, è molto alta. Per questo dietro ad ogni post pubblicato in generale dagli sportivi non ci può e, non ci dovrebbe essere, improvvisazione. Talvolta però il confine viene superato, andando di fatto oltre determinati limiti. Ma quali? Difficile saperlo, anche se gli stessi protagonisti hanno idee molto chiare circa la questione.

I contributi di Jan Koprivec e Nicola Amoruso raccontano uno spaccato di quel mondo del calcio consapevole di quanto l’utilizzo del web in ottica comunicativa possa rappresentare sia un vantaggio, ma altrettanto un’insidia. Quest’ultima che, seppur gestita dai rispettivi social media manager, molto spesso non rappresenta una vera e propria garanzia.

Jan Koprivec
Jan Koprivec*

Jan Koprivec: “I social possono rovinarti la carriera”

Sentire la voce di chi in prima persona rappresenta una figura conosciuta è sempre un valore aggiunto. Un punto di partenza per capire quanta attenzione ci sia effettivamente da parte del mondo del calcio nei confronti dell’utilizzo dei social. Jan Koprivec, ex giocatore del Cagliari, con varie esperienze, tra cui Udinese, Perugia e nazionale slovena, ha le idee molto chiare.

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“Credo che i giocatori, ma anche le persone comuni più in generale, quando pubblicano un contenuto devono rendersi conto che lo stesso può piacere o meno. Ma ci devono pensare su due volte prima di pubblicare una frase o una foto. Bisogna essere da esempio a prescindere. Non importa se sei famoso o meno.

E ancora: “Penso che se utilizzi i social nel modo giusto, questi ti possono aiutare in tanti aspetti. Ma d’altro canto puoi anche essere giudicato più facilmente e per gli stessi giocatori più giovani può diventare un problema. Penso che i social possano farti del male e compromettere anche una carriera”.

Jan Koprivec ha anche sottolineato come il suo personale rapporto con i social sia tuttavia molto equilibrato: “Il mio utilizzo dei social varia. Nel senso che preferisco spendere il tempo libero con la mia famiglia o per qualche altro hobby. Mi capita però di utilizzarlo in ritiro. Giusto per vedere qualcosa ma nulla di più”.

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Nicola Amoruso, ex Juventus
Nicola Amoruso*

Nicola Amoruso “La soluzione? Mettere a disposizione professionisti”

L’intervista rilasciata da Koprivec ha permesso di valutare il legame tra social e calcio dal punto di vista di un professionista, attualmente ancora in attività. Il contributo rilasciato da Nicola Amoruso, ex attaccante della Juventus, invece ha consentito di analizzare il quesito con l’esperienza di chi da prima calciatore e poi dirigente conosce il mondo del calcio a 360°.

“Il rapporto tra i calciatori ed i social media è complesso. Da un lato, offre la possibilità di interagire con i tifosi, condividere momenti personali e gestire la propria immagine. Dall’altro, può portare a critiche e pressioni eccessive se usato male”. Le parole di Amoruso offrono un assist importante, una soluzione che potrebbe veicolare l’approccio comunicativo al web.

“Penso sempre più che ci sia bisogno del supporto di professionisti soprattutto inizialmente, quando un calciatore si approccia al calcio che conta. Metterei a disposizione figure in grado di educare ai social che rappresentano una parte oramai importante anche del mondo del pallone. L’attualità ci dice che i social sono assolutamente fondamentali e utilizzarli bene ancora di più”.

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Un punto di vista quello dell’ex Juventus molto importante su cui i club, non solo quelli più blasonati, dovrebbero soffermarsi. Anche perché, come afferma lo stesso Amoruso, le critiche ai social risultano fuorvianti. Dal momento in cui gli stessi, se utilizzati nel modo corretto, rappresentano un ottimo biglietto da visita o comunque una conferma positiva all’immagine del calciatore.

Calcio e social: il caso Cherubini

Il rapporto tra social network e mondo del pallone è assai complesso. Proprio per questo le società specialmente di Serie A e B si stanno approcciando alla questione attraverso la figura del social media manager. Quel che invece rischia di sfuggire di mano è l’utilizzo dei canali tematici da parte dei tesserati. A partire dal talento in erba fino a giungere al campione già affermato.

Anche perché se quest’ultimi raramente compiono mosse impensate, per il giovane calciatore indirizzato ad un futuro nel mondo del calcio, con poca esperienza, è certamente più difficile riuscire a gestire in modo giusto la presenza sulle diverse piattaforme. L’ultimo caso che ha destato scalpore ed indignato l’opinione pubblica è quel che è accaduto a Luigi Cherubini.

Il Primavera della Roma finito giustamente nel mirino delle polemiche per aver taggato alcuni amici in un post indegno, relativo all’uccisione della povera Giulia Cecchettin, ne è l’esempio. Tuttavia, una premessa è d’obbligo, ovvero la stessa smentita del giocatore che si è difeso asserendo di essere stato oggetto degli hacker.

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Vittima o carnefice, la questione accaduta a Cherubini racconta quanto l’attenzione dei tifosi nei confronti dei passi social delle giovani promesse è alta. Quasi pari a quella di giocatori già molto affermati, che tuttavia non sono esuli da passi falsi. Una circostanza da non sottovalutare, proprio perché rischia di compromettere l’immagine in modo assai pericoloso.

Ecco perché le considerazioni di Amoruso, aggiunte alla testimonianza di Koprivec, pongono la luce su quel che potrebbe essere un’eventuale soluzione. A partire dalla presenza di professionisti dediti a istruire il giocatore, fin dal settore giovanile. Un presupposto molto importante che apre scenari che potrebbero palesarsi a breve.

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